Il Cuore della Terra. La Teoria dell'Heartland di Halford John Mackinder

Heartland original map

« Who rules East Europe commands the Heartland: who rules the Heartland commands the World-Island: who rules the World-Island commands the World » H. J. Mackinder

Sir Halford John Mackinder è stato un geografo politico britannico, esperto in molte discipline tra cui legge, storia e biologia, oltre che diplomatico, presidente della London School of Economics and Political Science e valido esploratore1. Noto oggi soprattutto per aver formulato la teoria dell’Heartland. Esercitò una notevole influenza nel movimento geografico inglese, soprattutto nell’insegnamento, egli sosteneva che la geografia aveva una funzione educativa fondamentale per tre motivi: consentiva di diffondere una visione imperiale del mondo e della storia, aiutava a comprendere le altre culture e forniva, infine, importanti conoscenze strategiche.hjm

Negli anni che vanno dalla fine dell’800 agli anni Quaranta del ‘900, Mackinder elaborò una teoria che, secondo molti, avrebbe gettato le basi della geopolitica, la Teoria dell’Heartland. Questa fu presentata per la prima volta alla conferenza della Royal Geographical Society di Londra nel 1904, con il paper The Geographical Pivot of History. In seguito la teoria subì modifiche fondamentalmente in due fasi: nel 1919 con il libro Democratic Ideals and Reality e nel 1943 con l’articolo apparso sulla rivista “Foreign Affairs”, The Round World and the Winning of the Peace.

Secondo la teoria dell’Heartland esisterebbe sul pianeta un’area strategicamente più vantaggiosa delle altre, che l’Autore rileva nella parte settentrionale dell’Eurasia.

Quest’area, inizialmente definita area perno, e solo in seguito Heartland, si estende dalla costa dell’Artico fino ai deserti centrali, e ha come confine occidentale l’ampio istmo tra il Mar Baltico e il Mar Nero. Questo nucleo centrale, che non ammette una precisa delineazione sulla carta, è definito secondo diversi aspetti geografici: la pianura più vasta del pianeta, la presenza in questa di grandi fiumi navigabili (che non sfociano nei mari) e le condizioni ideali per lo sviluppo di un alto grado di mobilità a cavallo e a cammello.

Nell’articolo The Round World and the Winning of the Peace, Mackinder illustra le caratteristiche strategiche del nucleo centrale confrontandole con quelle della Francia, e utilizzando come quadro di riferimento storico la Grande Guerra per la Francia e la Seconda Guerra Mondiale per la Russia.

Mackinder Heartland

Il territorio della Francia, infatti, come quello della Russia è delimitato dal mare e dalle montagne, salvo che sul tragico passaggio a nord-est che si estende per 300 miglia tra il Vosgi e il Mare del Nord: «Nell’intervallo di quattro anni – (tra il 1914 e il 1918) – questo fronte elastico si insellò e si piegò, ma non si spezzò, neppure durante il massiccio attacco tedesco della primavera 1918. Ciò dimostrò che all’interno del paese vi era spazio sufficiente sia per la difesa in profondità che per la ritirata strategica. Sfortunatamente per la Francia, tuttavia, la sua area industriale principale si trovava proprio in quel settore nord-orientale…»2

E la Russia riproduceva in scala superiore il modello francese, ma con una frontiera aperta a ovest anziché ad oriente. Durante il secondo conflitto mondiale (e mentre Mackinder scriveva questo articolo) l’esercito russo era «schierato lungo quella frontiera aperta. Alle spalle vi era il vasto nucleo centrale, utilizzabile per la difesa e per la ritirata strategica. Ancora più indietro, la pianura recede verso oriente nei baluardi naturali costituiti dall’inaccessibile’ costa dell’Artico, dal territorio selvaggio della Lenalandia3 al di là dello Enisej e della frangia di montagne dell’Altaj all’Hindukush, alle cui spalle vi sono il deserto del Gobi e quelli tibetano e iraniano. Queste tre barriere sono ampie e profonde e superano di gran lunga in valore difensivo le coste e le montagne che circondano la Francia».4

Inizialmente la teoria di Mackinder ebbe poco successo e rimase confinata nell’ambito dei geografi, fondamentalmente perché aveva scarso interesse pratico, essendo rivolta al futuro più che al presente. Successivamente, invece, divenne la teoria fondante del pensiero geopolitico e geostrategico della prima metà del XX secolo.

La Teoria dell’Heartland aveva un grande pregio: per primo, il suo autore, aveva analizzato in modo lucido e chiaro la struttura politica dell’intero pianeta. Nessuno, prima del 1904, aveva concepito l’idea che una guerra o un altro avvenimento in una zona del mondo avrebbe potuto avere ripercussioni in altre parti del pianeta. Nel suo intervento alla Royal Geographical Society di Londra del 1904 spiegava: «D’ora in poi, nell’età postcolombiana, si avrà ancora a che fare con un sistema politico chiuso, ma di portata mondiale. Qualsiasi esplosione di forze sociali, invece di disperdersi nello spazio dei territori circostanti, ancora sconosciuti e dominati dal caos barbarico, riecheggerà intensamente dall’altra parte del globo, facendo di conseguenza saltare gli elementi più deboli dell’organismo politico ed economico mondiale. È infatti molto diverso l’effetto di una bomba che cade su un terrapieno e quello della sua caduta dentro gli spazi chiusi e le rigide strutture di un grande edificio o di una nave.»5 L’interconnessione e l’interdipendenza tra gli avvenimenti in un’area del pianeta ed un’altra erano divenuti ormai inevitabili, e l’evoluzione politica del pianeta sarebbe dipesa dal rapporto di forza tra il perno centrale e le terre dell’anello esterno.

La teoria dell’Heartland, tuttavia, può essere meglio compresa alla luce degli avvenimenti storici verificatesi negli anni a cavallo tra la fine del XIX e la metà del XX secolo, e che influenzarono l’elaborazione della teoria stessa. Lo scenario storico da cui ha origine la prima elaborazione è quello compreso tra il 1870 (sconfitta di Napoleone III a Sedan da parte dei prussiani) e i primi anni del ‘900, periodo che coincideva con il momento di massima espansione dell’imperialismo britannico.

Dopo la vittoria a Sedan, la Germania cominciò a costituire un pericolo per la Gran Bretagna sia per l’opera di costruzione di una grande flotta tedesca, ma ancor di più preoccupava l’annuncio del progetto di una ferrovia Berlino-Baghdad che mirava ad ostacolare la Gran Bretagna nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.

Ma la Germania non costituiva l’unica preoccupazione per la Gran Bretagna poiché alla potenza marittima inglese si contrapponeva l’imponente potenza terrestre russa. La questione a questo punto era: andava adottata una strategia di contenimento della Russia nel lungo periodo, oppure neutralizzata la spinta bellica tedesca nel breve? Ma il vastissimo dispiegamento della forza navale inglese su tutti i mari conosciuti favoriva una constatazione, la flotta inglese era giunta a circondare letteralmente di basi coloniali l’intero continente asiatico senza però minacciarne la compattezza e la stabilità. Sulla base di questa considerazione Mackinder «superò concettualmente la scelta tra Germania e Russia come minaccia principale, suggerendo che nel cuore dell’Eurasia vi fosse un’area strategica che, se controllata da un’unica potenza o da una coalizione, avrebbe dato a quella vantaggi a lungo termine».6 Veniva definendosi in tal modo l’obiettivo della futura strategia estera britannica: impedire che una sola potenza fosse in grado di unire le forze navali tedesche e le risorse continentali russe.7

Nell’intervento Mackinder forniva le ragioni, utilizzando diverse mappe storiche, della strategicità dell’area perno nei confronti dei territori circostanti. In particolare si riferì alle invasioni dei nomadi asiatici che a cavallo raggiungevano l’Europa attraverso l’ampio passaggio tra i Monti Urali e il Mar Caspio. Non di meno, secondo l’Mackinder, gran parte della storia moderna potrebbe essere descritta come commento ai rivolgimenti causati, direttamente e indirettamente, da queste incursioni8. Una mobilità di potenza rivale fu quella dei vichinghi sulle loro imbarcazioni, che dalla Scandinavia raggiungevano sia le sponde settentrionali sia quelle meridionali dell’Europa e penetravano nell’entroterra attraverso le vie fluviali.

Ma gli avvenimenti specifici da cui ebbe origine l’idea di un nucleo centrale furono le guerre della Gran Bretagna in Sudafrica e della Russia in Manciuria. Le differenze tra queste due guerre portavano Mackinder ad un confronto tra le esplorazioni di Vasco da Gama e la spedizione fino alla Siberia di Jermak, per riportarlo alle incursioni dei nomadi asiatici ai danni delle popolazioni dei subcontinenti. Ne concludeva che, quelli in Sudafrica e in Manciuria, rappresentavano i primi conflitti di una nuova era, e che l’epoca del Nuovo Mondo e delle grandi scoperte geografiche era ormai terminata. «Per la prima volta possiamo avvertire le proporzioni reali delle caratteristiche e degli avvenimenti sulla scena mondiale, e possiamo cercare una formula che esprima almeno determinati aspetti della causalità geografica nella storia universale».9

Dunque, la teoria di Mackinder «è costruita, sulla base dello schematismo geografico, mediante la considerazione simultanea di un elemento costante (l’opposizione terra-mare, popoli continentali e popoli marini) e di quattro elementi variabili (la tecnica del movimento per terra e per mare, la popolazione e le risorse utilizzabili nella rivalità delle nazioni, l’estensione del campo diplomatico). Mackinder, che scriveva all’inizio del secolo, quando la fortuna dell’Inghilterra pareva evidente e invulnerabile, esaminava i secoli passati per scoprire in essi le condizioni necessarie alla vittoria dello stato insulare, e scrutava l’avvenire per indovinare se le circostanze alle quali l’Inghilterra aveva dovuto gran parte della sua grandezza fossero destinate a scomparire».10

Figlio del’imperialismo britannico, Mackinder formulò la teoria dell’Heartland intorno ad un forte elemento propagandistico e ideologico: la salvaguardia e la conservazione dell’impero britannico. Un recente studio di Gerry Kearns11, noto studioso di Sir Mackinder, rileva similmente un tale elemento nella teoria dell’Heartland. Nella prima parte dello scritto, che è quella che qui ci interessa, Kearns individua sei elementi attorno ai quali, quello che chiama l’immaginario mackinderiano, si fonda: la distribuzione geografica delle risorse, che crea le naturali disparità tra le nazioni; l’influenza tra territori dovuta alla contiguità di questi tra essi; l’interconnessione e l’interdipendenza degli Stati, inevitabile in un mondo globalizzato; l’esprimibilità del pianeta attraverso una mappa coropletica con la possibilità di evidenziare come ogni società umana rappresenta un rivale e una minaccia per le altre; la potenza, che è il fattore principale su cui le interazioni tra queste società si basano; l’eccezionalismo, vale a dire la convinzione della superiorità civile del popolo britannico.12 In quest’ultimo elemento Kearns rileva dunque il fattore ideologico nella teoria di Mackinder.

Un tentativo propagandistico che Mackinder, peraltro, non cercava neanche di mascherare. «Così come naturale era contenere l’avanzata tedesca e l’espansionismo russo, altrettanto naturale e dovuta si presentava la conservazione del colonialismo inglese».13

La regione perno della politica mondiale è dunque quell’area dell’Eurasia inaccessibile dai mari e percorribile a cavallo e a cammello in passato e col treno nei tempi moderni, un’area che occupa una posizione nel mondo come quella che occupa la Germania in Europa, potendo attaccare ed essere attaccata su tutti i fronti salvo che da nord.

A sud e ovest di questo Cuore della Terra si trovano le regioni periferiche disposte in una vasta mezzaluna e accessibili agli uomini di mare. Fuori dall’area perno, in una grande mezzaluna interna si trovano Germania, Austria, Turchia, India e Cina, e in una mezzaluna esterna, Gran Bretagna, Sudafrica, Australia, Stati Uniti, Canada e Giappone.

La rottura dell’equilibrio di potenza a favore dello Stato-perno si risolverebbe con un’espansione di questo nelle terre periferiche dell’Eurasia, permetterebbe l’impiego delle vaste risorse continentali russe per la costruzione e il mantenimento delle flotte, con la conseguente possibilità di conquistare il mondo. Questo poteva accadere se la Germania si fosse alleata con la Russia, per questo Mackinder sosteneva la necessità della creazione di Stati-cuscinetto tra la Russia e la Germania, in modo da poter controllare e dosare i rapporti tra le due potenze.

L’alleanza tra Germania e Russia paventata da Mackinder, che fino agli inizi del XX secolo sembrava tutt’altro che improbabile, divenne tale con lo scoppio della Grande Guerra e della Rivoluzione bolscevica in Russia.

Può essere, tuttavia, opportuno rilevare che «il sostituirsi di un nuovo controllo dell’area continentale a quello della Russia non comporterebbe una riduzione del significato geografico della posizione-perno. Se ad esempio i cinesi venissero organizzati dai giapponesi al fine di rovesciare l’impero russo e conquistarne il territorio, essi potrebbero diventare il pericolo giallo che minaccia la libertà del mondo semplicemente perché aggiungerebbero una fascia frontale oceanica alle risorse del grande continente. »14

Dunque, secondo Mackinder, «le particolari combinazioni di equilibrio fra le potenze non sono essenziali… da un punto di vista geografico, esse finiscono per ruotare intorno allo stato-perno, il quale, con ogni probabilità, avrà sempre grandi dimensioni ma possibilità di movimento limitate, se paragonate a quelle delle circostanti potenze periferiche e insulari. »15

E se le popolazioni che abitano le aree periferiche marginali «assurgeranno alla prosperità» forse davvero potremo vivere in «un mondo equilibrato di esseri umani. Ed un mondo felice, perché in equilibrio e pertanto libero.»16

1Si deve a lui la prima ascensione e la conquista del Monte Kenya nel 1899.

2H. J. Mackinder, The Round World and Winning Peace, tr. it., Il mondo intero e come vincere la pace, in Limes n.1, 1994, p. 176.

3Territorio ad est del fiume Enisej, caratterizzato da montagne, altopiani e vallate, quasi interamente ricoperto da foreste conifere, Mackinder gli da il nome di Lenalandia dalla sua caratteristica principale, il fume Lena.

4H.J.Mackinder, op. cit.

5H. J. Mackinder, The Geographical Pivot of History, tr. it., Il perno geografico della storia, in I Castelli di Yale, n.1, 1996, p. 130.

6B. W. Boulet, Halford Mackinder. A biography, College Station Texas University Press, 1987, p. 118.

7M. Roccati, La terra e il suo cuore. Halford John Mackinder e la teoria dell’Heartland, in I Castelli di Yale, n.1, 1996, p. 170.

8H. J. Mackinder, op. cit., p. 135.

9H. J. Mackinder, op. cit., p. 130.

10R. Aron, Pace e guerra tra le nazioni, Comunità, Milano 1970, p. 234.

11G. Kearns, Beyond the Legacy of Mackinder, Geopolitics, Vol. 18, 2013, N. 4, pp. 917-932

12D. Scalea, “Beyond the Legacy of Mackinder”, 2014, https://hjmackinder.wordpress.com/

13M. Roccati, op.cit., p. 173.

14 H. J. Mackinder, The Round World and Winning Peace, op. cit., p. 174.

15 H. J. Mackinder, The Geographical Pivot of History, op. cit., p. 149.

16 H. J. Mackinder, The Round World and Winning Peace, op. cit., p. 182.

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