La banca islamica: al di là della religione

La banca islamica: al di là della religione

Il mondo arabo-musulmano oggi sta vivendo un momento storico di grande cambiamento e sta guadagnando un ruolo geopolitico di straordinaria centralità nelle dinamiche politiche globali. Gli sviluppi interni offrono l’opportunità di ristabilire l’impianto governativo, legislativo ed economico di questa zona, aprendo nuove prospettive di crescita e di cooperazione con il resto del mondo verso una democrazia libera e moderna.

In questo scenario rivoluzionario dai risvolti spesso controversi e complessi, l’Islàm sta acquistando un nuovo valore come fonte non solo per la sfera religiosa, ma anche per quella giuridica, legislativa e, non per ultima, economica.

Per effetto di questa tendenza, ma anche per la necessità di trovare nuove alternative per reagire alla crisi economica mondiale, il sistema della banca islamica, che può essere definito “moderno” solo per il fatto di aver trovato per la prima volta una concreta realizzazione in tempi relativamente vicini, rappresenta oggi un fenomeno di grande rilevanza e potrebbe sperimentare un nuovo e decisivo sviluppo non solo nei Paesi a maggioranza musulmana, ma anche in Occidente.

Infatti, sebbene l’ideologia della banca islamica derivi dai testi sacri dell’Islàm, il Corano e la Sunna del Profeta, i suoi principi possono avere un valore non solo concettuale, ma anche pratico ovunque.

Certamente, l’associazione dell’attributo “islamico”, che esprime un significato chiaramente religioso, a “banca”, un concetto strettamente materialista, suscita non poche titubanze e curiosità, soprattutto se questo sistema viene messo a confronto con quello tradizionale e capitalista che si fonda su idee completamente opposte e contrastanti.

Al fine di poter comprendere in che modo le due sfere, quella concreta e quella spirituale, possano trovarsi così strettamente legate nella dimensione teorica della banca islamica è assolutamente necessario ricercare e spiegare i punti fondamentali della sua ideologia, per poter successivamente analizzare come questi principi vengano realizzati nella gestione pratica.

I principi essenziali della dottrina che sta alla base del sistema della banca islamica sono due: il primo riguarda l’etica, la morale, l’equità sociale e la solidarietà, vale a dire, non solo un’attenzione particolare alle necessità dei più bisognosi, ma anche una giusta distribuzione della ricchezza, evitando quindi l’accumulo di capitale nelle mani di pochi in sfavore di altri.

Il secondo si riferisce ad Allah come padrone assoluto del suo creato e al suo rapporto con esso: dal momento che il tempo, come ogni altra cosa, appartiene a Dio, non è possibile usarlo come oggetto di scambio, di vendita e di profitto.

Questi due punti salienti modellano, giustificano e spiegano il nodo centrale di questo sistema economico: la proibizione di ogni forma di interesse, caposaldo della banca islamica.

L’interesse, infatti, rappresentando una somma di denaro prestabilita che il debitore dovrà restituire al prestatore, in un tempo futuro, sulle basi di una somma che gli è stata prestata, non costituisce uno scambio di beni materiali, ma si realizza in virtù del tempo che passa, oltre che del rischio: questo è in assoluto contrasto con il principio islamico secondo il quale l’uomo non può vendere il tempo in quanto esso non è un prodotto fisico e per di più non gli appartiene.

La proibizione dell’interesse è diventata precetto presso la comunità musulmana in quanto è espressamente menzionata nelle rivelazioni che il Profeta Muḥammad avrebbe ricevuto e che successivamente sono state registrate per iscritto nel Corano. L’analisi dei versetti che trattano l’argomento, in accordo con lo studio del contesto in occasione del quale sono stati rivelati, hanno portato alla normalizzazione del divieto dell’interesse, ma anche a dibattiti circa le differenti possibilità della loro interpretazione. Quella dell’esegesi coranica, infatti, è una questione cruciale che rappresenta una delle più profonde piaghe del mondo musulmano: l’innumerevole quantità e diversità da una parte, e la mancanza di un’istituzione che possa garantire l’uniformità e la regolamentazione dell’ortodossia islamica dall’altra, causano significative divisioni interne della comunità e proliferazione degli estremismi che bloccano, in qualche modo, lo sviluppo e il compimento di processi democratici tutt’ora in corso.

Nel tentativo di mettere in luce le basi teoriche della banca islamica è, inoltre, interessante un’analisi di tipo linguistico in quanto si può evincere che la differenza che poi si realizza in ideologie economiche nettamente diverse, quella islamica e quella occidentale, si rifà anche ad una discrepanza nell’associazione di significato e significante tra la lingua araba e una lingua occidentale come l’italiano.

Il termine arabo che viene usato per indicare la proibizione dell’interesse è “ribā”, la cui radice esprime l’idea di “aumentare”, “accrescere” e viene tradotto in italiano con “interesse” o “usura”. Per la lingua araba i due concetti sono racchiusi in un unico termine in quanto le due pratiche sono considerate un’unica attività e sono messe sullo stesso piano ideologico: che si traduca con interesse o con usura, il ribā è una prassi che comunque va proibita.

Al contrario, in italiano oggi le due idee sono considerate differenti, tanto che esistono due parole distinte per denominare queste due pratiche, anche se è bene ricordare che non è stato sempre così nel corso della storia per le civiltà che si sono sviluppate sulle altre grandi religioni rivelate. Una valutazione circa la reale o presunta lontananza che esiste tra usura e interesse, così come sulla legittimità o illegittimità di tali consuetudini potrebbe essere interessante al fine di aprire un nuovo spazio di azione a strumenti economici diversi rispetto a quelli convenzionali.

Per quanto paradossale possa sembrare, dunque, la banca islamica non è una banca religiosa o un istituto finanziario da ricondurre esclusivamente alle comunità di fede musulmana. Essa potrebbe ottenere una posizione economica competitiva anche nei Paesi occidentali, al di là della dimensione religiosa non solo perché possiede un grande potenziale, ma anche in quanto i suoi principi sono universali. Questo potrà essere possibile solo nel momento in cui l’associazione “banca islamica” non verrà più sentita come strettamente legata all’Islàm, o peggio ancora all’estremismo e al terrorismo. In altre parole, la banca islamica potrà avere un incisivo sviluppo ed espansione in termini quantitativi solo quando verrà considerata sinonimo di “particolare forma di banca che si ispira a principi etici e morali che possono ritrovarsi in ogni tipo di società”. Chiaramente, a capo di questo importante passaggio di valutazione è essenziale che ci sia una predisposizione non solo ad accettare, ma soprattutto a valorizzare l’altro, il diverso e a considerarlo una risorsa piuttosto che una minaccia.

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