F-35 il perché di una partecipazione

f-35Il 12 Marzo di quest’anno, con il nome di AL-1, è stato consegnato dallo stabilimento di Cameri il primo F-35A Lightning II italiano. Ciò rappresenta il primo velivolo assemblato in ambito internazionale e anche il primo degli otto aerei in via di costruzione in Italia.
Il caccia di V generazione sarà sottoposto ad attività di controllo prima del volo inaugurale previsto entro la fine di quest’anno.

lospiffero.com

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Le origini della partecipazione Italiana al progetto JSF F-35 Lightning II risalgono infatti, al 1996, quando l’allora primo Governo Prodi avviò la cosiddetta “fase esplorativa” che, in seguito, nel 1999, con il Governo D’Alema, si è trasformata, con un investimento complessivo del 4%, in partner di secondo livello dell’intero progetto.
L’Aeronautica Italiana, inoltre, adeguandosi alla scelta dei Paesi UE di non costruire un velivolo in sostituzione del Tornado (a differenza dell’Eurofighter che ha sostituito i vecchi caccia di supremazia aerea), ha deciso di dotarsi, quale nuovo cacciabombardiere di V generazione, del JSF F-35 Lightning II, unico programma in via di sviluppo e produzione, senza considerare che, ad oggi, non vi sono alternative ad esso sul mercato internazionale.
Si tratta di un velivolo altamente tecnologico, con caratteristiche stealth all’avanguardia e dotato di elevate capacità per la guerra elettronica, nei programmi strategici di già altri dieci paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Olanda, Turchia, Belgio, Giappone, Australia e Singapore). Israele e Singapore, poi, sono interessati all’acquisto del velivolo in una forma di partecipazione esternalizzata definita Security Cooperative Participants.

LF-35 costituirà la spina dorsale dei velivoli da combattimento nei prossimi cinquant’anni; per l’Italia, significa porsi in linea con gli impieghi internazionali assunti dal nostro Paese negli ultimi trent’anni.
Il JSF dovrà sostituire, infatti, i circa 135 Tornado e AMX ormai in via di obsolescenza (75 esemplari di F-35 sostituiranno un numero doppio di velivoli oggi in servizio).
Inoltre, l’F-35 che, come detto, risponde alle necessità di dotarsi di una capacità flessibile, integrata con le altre Forze Armate Italiane, consentirà, all’Aeronautica Militare, di operare congiuntamente alle forze aeree dei Paesi più attivi in ambito NATO e UE.
Il programma di sviluppo e produzione si articola in tre fasi:

  • CDP – Concept Demonstration Phase (1996-2001), ovvero l’individuazione e la definzione delle tecnologie essenziali da analizzare e realizzare nella successiva attività di costruzione prototipica e a scegliere la Lockheed Martin Aero quale ditta destinata a eseguire il programma;
  • SDD – System Development and Demonstration (2002-2017), che prevede sia lo sviluppo dei sistemi del velivolo sia la produzione di 23 esemplari per i successivi test;
  • PSFD – Production, Sustainment and Follow-on Development (a partire dal 2007), in questa fase vengono prodotti velivoli di serie e i sistemi di sostegno logistico a terra, viene fornito il supporto logistico iniziale e sono eseguiti i progetti di aggiornamento periodico dei velivoli.

La PSFD è suddivisa, a sua volta, in due fasi:

  • LRIP – Low Rate Initial Production, con inizio nel 2007 e conclusione indicativa nel 2017, prevede una produzione a ritmo ridotto; i contratti sono stipulati in forma annuale fino alla completa conclusione della fase di test dei prototipi;
  • FRIP – Full Rate Initial Production, a partire dal 2018, prevede contratti quinquennali e una produzione a pieno regime.

Il progetto prevede, inoltre, una configurazione base tramite la quale dar vita a tre versioni: una convenzionale CTOL (F-35A), una imbarcata per le poraterei convenzionali CATOBAR (F-35C) e una STOVL, Short Take-Off Vertical Landing, (F-35B), quest’ultima versione verrà imbarcata, dunque, dalla Marina Militare in sostituzione degli Harrier II sulla Cavour.

Atlantic Organization for Security

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Gli stabilimenti principali di assemblaggio dell’F-35 sono lo stabilimento statunitense (principale) di Fort Worth, in Texas, e quello, come detto precedentemenete, italiano situato a Cameri, in provincia di Novara, la FACO JSF, l’unico, appunto, al di fuori dei confini americani, che, parallelamente alla funzione di assemblaggio, prevede le fondamentali attività di manutenzione MRO&U (Maintenance Repair Overhaul & Upgrades).
La FACO di Cameri costituirà il punto di snodo della produzione dell’F-35 non solo nazionale, ma soprattutto estera, con i conseguenti lavori di manutenzione per tutto il ciclo vitale del velivolo, previsto fino al 2050.
Lo stabilimento di Cameri, nel dettaglio, produrrà gli F-35A e F-35B italiani e gli F-35A olandesi. Nel dicembre dello scorso anno Cameri è stato selezionato dal Dipartimento della Difesa statunitense come centro europeo di riferimento per la manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento degli F-35.

Da un punto di vista prettamente economico ciò significa ad oggi, secondo un report del 2014 della Pricewaterhouse Coopers (PwC) sulla partecipazione industriale italiana al programma F-35, un valore aggiunto di 15,8 miliardi di dollari per l’economia italiana (90 aziende coinvolte tra Grandi e PMI) durante l’intero periodo 2007-2035, e la creazione di più di 6.300 posti di lavoro.

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