Interessi Nazionali in un Sistema di Sicurezza Integrato tra Pubblico e Privato

Alla luce degli scenari multipolari in continua evoluzione e delle nuove minacce alla sicurezza nazionale si configura una nuova sfida al sistema paese, la capacità dello Stato di porre in essere una sinergia tra amministrazione pubblica della sicurezza ed operatori privati che a vario titolo operano nell’interesse della collettività. La sempre più crescente sfida alla sicurezza trova il suo match in Expo Milano 2015, dove l’organizzazione della sicurezza deve necessariamente attuarsi come un “sistema integrato tra pubblico e privato”, ed in materia Antipirateria, settore di interesse nazionale affidato interamente ai privati.

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I nuovi scenari multipolari post undici settembre

 

Le trasformazioni geopolitiche derivanti dalla fine della guerra fredda hanno consentito alla società globale di inserirsi in un contesto internazionale multidimensionale. Essendo decaduta la contrapposizione in due blocchi di influenza, che ha caratterizzato per circa quarant’anni le dinamiche interne ed internazionali dei vari Stati, l’intero contesto geostrategico si è modellato e conformato ai nuovi equilibri e rapporti di forza. L’interazione multidimensionale, frutto delle dinamiche multipolari globali, ha avuto ripercussioni anche sulle sfide di sicurezza interna ed esterna che i competitor globali si trovano ad affrontare.

La globalizzazione in campo economico e comunicativo ha causato un nuovo modo di organizzare la sicurezza e di rivedere tutto il sistema in modo da far fronte ai nuovi rischi in continua evoluzione.

Le prime implicazioni che sorgono dalla globalizzazione sono l’esaurirsi delle barriere transfrontaliere che delineavano il sistema paese e che garantivano un sistema di sicurezza a compartimenti stagni, dove le minacce ed i rischi sono geolocalizzabili ed opinabili a degli attori ben precisi. I rischi, quali il terrorismo di matrice internazionale, non si calcolano in termini di capacità di penetrare logisticamente all’interno di un paese ma in capacità mediatica e propagandistiche; materie che sorgono con l’acuirsi della globalizzazione e che si configurano come nuove sfide al sistema paese. Con il nuovo scenario il baricentro del rischio si sposta dall’esterno all’interno del sistema andando a configurare delle criticità prima sconosciute. La sicurezza si trova di fronte ad un era post undici settembre dove la forte interazione tra i vari sistemi egemonici, la privatizzazione delle infrastrutture critiche e la connessione in un mondo virtuale porta i rischi ad occultarsi in un oblio che sfugge al controllore. Le nuove forze che sorgono nella nuova era, come il fenomeno Isis ad esempio, hanno ben interiorizzato il concetto e sfruttano i canali mediatici per arrivare in contesti completamente diversi da dove sorgono con costi di operatività pari a zero. L’Isis nello specifico si configura come un brand mediatico che chiunque può abbracciare e finanziare in qualsiasi parte del mondo. Il frutto della nuova strategica configura il nemico “in chiunque” e localizzabile in qualsiasi parte del mondo.

Per poter far fronte alla nuova configurazione dei rischi i paesi devono per prima cosa adeguare il sistema legislativo in materia di sicurezza e difesa creando gli strumenti adeguati per gli operatori che si trovano rinchiusi in un sistema ius pubblicistico con dei competitor nemici che sono di matrice privatistica e che non ragionano più in termini di forza bellica o su vecchi sistemi di criticità nazionali.

Il sistema italiano e la sicurezza compartecipata

 

Nello stato di diritto, l’attività di sicurezza è legata alla difesa della proprietà, valore costituzionale garantito e assunto in forma diretta dallo Stato, che si configura come un bene collettivo e quindi di interesse pubblico. La funzione di sicurezza intesa come servizio di pubblica utilità, si colloca in modo perentorio sotto l’esercizio di pubblica podestà rintracciabile nelle mani dello Stato. In particolare in Italia, fin dal sorgere dell’unificazione, vi è una piccola delega al principio sopraindicato rintracciata nella L. di p.s. n.2248/1865 che espleta nei casi di sussidiarietà e complementarietà l’affidamento della sicurezza in mano ai privati che possono svolgere poteri autoritari sotto il diretto controllo e dipendenza dalla pubblica amministrazione.

Le nuove sfide alla sicurezza che si vanno concretizzando cozzano con il principio cardine del sistema di sicurezza dello Stato di diritto ed il sistema non trova più gli strumenti adeguati per autodifendersi. Di fronte ad un panorama in veloce e continua evoluzione si impongono alcune considerazioni di ordine generale:

  • un modo efficace per difendersi da queste minacce è il reclutamento continuo di informazioni da più fonti in modo da prevenire il concretizzarsi dei rischi;

  • lo Stato non è più in grado di autodifendersi con le sole forze che provengono dalla propria amministrazione di conseguenza si ha la necessità di attuare delle sinergie interne ed internazionale con i diversi soggetti che a vario titolo si occupano di sicurezza;

  • configurare un sistema di sicurezza compartecipata che non ragioni in termini di sicurezza interna ma che guardi al mondo multipolare e che sia aggiornata per far fronte a delle dinamiche globalizzate.

Con riferimento alle sinergie strategiche di compartecipazione il sistema attuale di organizzazione della res pubblica ruota attorno a due principi: la privatizzazione e la globalizzazione che hanno delle ripercussione concrete sia sulla configurazione dei rischi sia in termini di difesa del sistema. In Italia si è andato configurando sempre più l’affidamento di servizi utili per il sistema paese e di infrastrutture critiche in mano ad organismi privati. In particolare i settori quali trasporti, energia, comunicazione, commerci marittimi sono affidati a delle società private che si trovano in mano settori di vitale importanza per la sicurezza. La sicurezza di queste infrastrutture, che si configurano come i primi obiettivi sensibili, sono affidate alla sicurezza privata che si trova a tutelare valori di interesse pubblico.

Per poter garantire l’interesse nazione in un sistema ibrido tra pubblico e privato si devono attuare delle sinergie strategiche con “un sistema integrato di sicurezza” tra i competitor che si occupano di sicurezza adeguando il sistema legislativo dello Stato ad un meccanismo di compartecipazione.

Un primo indirizzo verso questa sinergia si realizza con la riforma dei servizi di intelligence italiani del 2007 che con lungimiranza attua una collaborazione tra soggetti pubblici e privati in particolare con quelle aziende che sono di pubblica utilità. Il rapporto tra intelligence e settore privato è certamente la novità più importante introdotta dalla legge di riforma e per i non addetti ai lavori può forse sembrare sorprendente in relazione ai due temi chiave per l’evoluzione futura della sicurezza nazionale, che sono l’intelligence economica e la sicurezza cibernetica. Per ciò che concerne l’intelligence economica si è sviluppato negli ultimi vent’anni un dialogo in molti Paesi sulle potenzialità dei Servizi di informazione come strumento strategico a disposizione dei Governi per l’assunzione delle decisioni volte alla valorizzazione delle potenzialità competitive del Paese. L’Italia si è mossa con molto ritardo rispetto ai paesi europei sottovalutando la mole di informazione con cui vengono in contatto le grandi industrie nazionali. Lo spionaggio industriale è un aspetto sempre più rilevante della competizione globale, che in diversi Paesi determina una crescente compenetrazione tra l’attività delle imprese e le attività dei servizi informativi. Ma nonostante la riforma dell’intelligence nazionale abbia creato le premesse per avviare un’inversione di tendenza, il rapporto tra il mondo economico italiano e i Servizi di informazione è tuttora meno sviluppato di quanto si registra in Paesi nostri competitori, dove il grado di collaborazione tra Servizi e imprese è molto più affinato, soprattutto in relazione sia al rapporto tra i servizi e le agenzie di sicurezza private che operano a vario titolo all’estero, sia in rapporto con i rami di azienda che si occupano di sicurezza. Secondo il sottosegretario di Stato Giovanni De Gennaro Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica in un Seminario tenuto il 24 gennaio 2013 all’Università di Camerino afferma che:

“L’elaborazione di queste non facili scelte potrebbe venire dal Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, l’organo collegiale che la legge n. 124 chiama a coadiuvare il Presidente del Consiglio nelle principali decisioni di indirizzo per l’intelligence. Le attività, pur importanti, svolte sino ad oggi in questo delicato settore dai nostri Servizi di informazione trarrebbero un forte impulso da un rafforzamento del ruolo del CISR nel senso appena indicato. D’altra parte, con la conversione del recente decreto-legge in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni, sono state gettate importanti premesse per dotare l’Italia di una cornice giuridica meno lontana da quella esistente in altri Paesi europei e non. Ed è anche vero che, a questi fini, ci si può avvalere anche del contributo di conoscenza che le grandi imprese sono in grado di fornire al Governo e all’intelligence (si pensi solamente, a titolo d’esempio, a quelle che operano nel campo dell’energia)1.

Casi di specie: Expo ed Antipirateria

 

Se a livello logistico ed istituzionale l’Italia discute sulla possibile compartecipazione tra pubblico e privato per garantire la stabilità del sistema paese, operativamente le circostanze impongono una sfida obbligata sotto questo aspetto. Sul versante interno l’Expo Milano 2015 rappresenta un’occasione per consolidare quelle sinergie che si erano create a livello teorico e che potrebbero rafforzarsi per creare una collaborazione istituzionalizzata e duratura che sarebbe capace di creare i presupposti per operazioni all’estero. Il primo obiettivo sensibile italiano, si trova, infatti ad essere difeso da una mole di operatori privati, oltre alle forze istituzionali, che operano nell’interesse nazionale ma che non sono a vario titolo delegati per la sicurezza della collettività, dovendosi inoltre sobbarcare le spese di una sicurezza con tariffe imposte a livello ministeriale. Sotto questo aspetto i paesi anglosassoni hanno già adeguato il sistema alla c.d. figura dei contractor che in virtù delle effettuazione di operazioni di interessa nazionale cooperano con le istituzioni e le agenzie di sicurezza nazionale per far fronte ai nuovi rischi globali ed alle nuove esigenze in un mondo che si muove sempre più con strumenti privatistici che pubblicistici. Con attenzione all’adeguamento del sistema italiano ai contractor, la partita l’Italia sembra averla avviata sul versante esterno in particolare sull’Antipirateria. L’Italia ha recentemente modificato le disposizioni in tema di legislazione antipirateria: le commissioni Difesa e Giustizia alla Camera hanno approvato alcuni emendamenti per anticipare la conclusione del servizio antipirateria della Marina militare. Esso, infatti, oltre a dare conclusione per l’Italia alla missione antipirateria Nato “Ocean Shield”, abroga le disposizioni relative all’impiego dei nuclei militari della Marina per la protezione delle navi mercantili battenti bandiera italiana a rischio pirateria. Emerge nel legislatore italiano la necessità di affidare de facto l’incarico a compagnie di sicurezza private in modo da non avere un “legame de iure” con gli operatori negli scenari internazionali. Un espediente che elimina le complicazioni legislative per operare a livello globale in scenari molto complessi e che possono causare dei problemi sia a livello diplomatico, vedi caso Marò, sia a livello operativo.

 

Conclusioni

 

Le ripercussioni inerenti alla tendenza sempre maggiore della privatizzazione delle aziende di interesse nazionale e l’interconnessione dei sistemi finanziari, creano delle ripercussioni importanti sull’organizzazione della sicurezza in campo nazionale. Le forze della pubblica amministrazione non sono più in grado da sole di operare in un mondo dove l’interesse privato prevale su quello pubblico. Se da un lato Italia, con la riforma dei servizi di informazione del 2007, ha cercato di adeguare il sistema di sicurezza ad un mondo più interconnesso, dall’altra risultano ancora pochi gli sforzi adoperati per mettere in campo quelle sinergie con il mondo della sicurezza privata che risultano essenziali per adeguare il sistema di sicurezza ai nuovi rischi nascenti.

1 https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/archivio-notizie/lintelligence-tra-miti-e-nuove-realta-4.html

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