La delicata situazione colombiana: le FARC

FARC

AFP PHOTO / LUIS ROBAYO (Photo credit should read LUIS ROBAYO/AFP/Getty Images)

La Colombia dal 1958 è teatro di un conflitto intrastatale che vede il governo centrale di Bogotà impegnato a contrastare gruppi di guerriglieri ribelli, gli scontri più cruenti vedono coinvolto il gruppo paramilitare delle FARC – EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo).

Meglio conosciute come FARC e nate ufficialmente nel 1964 sotto la guida di Manuel Marulanda Vélez, guidate oggi dal comandante Timoleón Jiménez, sono accusate di essere autrici di crimini che vanno dalla ribellione al sequestro, dal narcotraffico al terrorismo, dall’assassinio al reclutamento di minori, senza tralasciare utilizzo di mine antiuomo tra le altre atrocità.

Dal canto loro le FARC, di ispirazione marxista-leninista, hanno sempre proclamato di agire con il fine di ottenere una riforma agraria con la quale vogliono confiscare le terre ai latifondisti per consegnarle ai contadini senza terra, costruendo uno stato comunista che prevede inoltre un sistema sanitario nazionale che garantisca la salute pubblica rurale, prestiti agevolati e assistenza tecnica, prezzi base garantiti per i prodotti agricoli, protezione delle comunità indigene e collaborazione con il movimento sindacale per la realizzazione di tutto il progetto.

FARCA discapito del loro manifesto, però, sono diversi gli stati che, dato il loro modo di agire, hanno classificato le FARC come gruppo terroristico, tra questi figurano Stati Uniti e Unione Europea. Inoltre il Centro Nacional de Meoria Histórica stima che dal 1958 ad oggi le vittime di questo conflitto superino le 200mila unità (alcune fonti parlano di più di 250mila morti) e che in gran parte, circa l’80%, siano civili, mentre solo poco meno del 20% dei decessi sono da registrarsi tra guerriglieri e forze del governo; invece il conteggio di coloro che hanno perso terreni, case o attività, nonché degli orfani a causa dalla condotta delle FARC, potrebbe superare i 5,3 milioni di unità.

A più riprese il governo ed il gruppo paramilitare hanno cercato di avviare un dialogo che portasse ad una tregua, se non ad una utopica pace, già negli anni ’80 e ’90, ma ogni volta le ostilità sono riaffiorate più cruente di prima. Un buon abbrivio sembravano avere avuto gli accordi di pace iniziati nell’ottobre del 2012 con l’instaurazione di un dialogo a Oslo e proseguiti poi con l’incontro nel novembre successivo a L’Avana. Infatti, poco più tardi, le FARC hanno proclamato un cessate il fuoco unilaterale. Un altro segnale del buon andamento del processo di pace è stato dato dal raggiungimento di un’intesa sulla riforma agraria nel maggio del 2013; di seguito il governo, nel mese di novembre, ha teso la mano alle FARC offrendo loro una partecipazione politica in caso di raggiungimento della pace. La sintonia tra le due parti è stata confermata dalla sigla di un accordo parziale riguardante le droghe illecite nel maggio del 2014.

Purtroppo però i negoziati hanno più volte subito degli intoppi dovuti alle azioni eversive delle FARC, fra questi il più importante è sicuramente il rapimento del generale dell’esercito colombiano Rubén Darío Alzate Mora avvenuto in data 17 novembre 2014 durato un paio di settimane. Questo atteggiamento caratterizza da sempre la modalità di condurre i trattati da parte delle FARC, infatti da una parte cercano di aumentare la pressione sul governo con queste azioni di forza, dall’altra invece si mostrano disponibili al dialogo ed alla riconciliazione liberando ostaggi e proclamano il cessate il fuoco, se non addirittura tregue unilaterali, come quella annunciata il 18 dicembre 2014 dopo poco più di una settimana dalla ripresa dei colloqui a L’Avana.

Il lavoro di riconciliazione tra governo centrale e FARC è sempre proseguito alternando momenti di incontro, come per lo sminamento del territorio colombiano, a momenti di scontro, ad esempio il disarmo dei ribelli ed il risarcimento delle vittime del conflitto.

Tutti progressi registrati nell’arco dell’ultimo processo di pace vengono ora vanificati dall’uccisione di 11 militari colombiani e dal ferimento di almeno altri 15 soldati avvenuto il 15 di aprile nei pressi di Cauca per mano delle FARC, infatti il giorno seguente il presidente in carica Juan Manuel Santos, fautore del processo di pace, ha deciso di interrompere la tregua che stava facendo da sfondo ai trattati di pace.

La situazione è quanto mai delicata, i sentimenti e le prese di posizione all’interno del paese stesso sono discordanti: l’ex presidente Álvaro Uribe, più volte obiettivo degli attentati del gruppo paramilitare, fa da portavoce per quella parte di popolazione che ritiene che le FARC non sono altro che un gruppo criminale e che il tentativo di conciliazione sia solo una farsa che permette loro di prendere tempo e proseguire con le attività illecite; d’altro avviso è l’attuale presidente Juan Manuel Santos che ritiene che le trattative possano garantire al paese un futuro più stabile e sereno.

Qualunque sia lo scopo del processo intavolato con le FARC resta il fatto che, nonostante i proclami, non sono mai completamente cessate le azioni criminali, più o meno gravi, nei confronti delle istituzioni governative. Per di più la presenza di militari armati lungo le strade e nei pressi degli obiettivi sensibili ricorda costantemente ai cittadini che la pace è ancora lontana.

3 comments

  1. Madeleyn Mendoza

    Nel leggere il titolo “La delicata situazione colombiana: le FARC” io speravo di trovare anche il punto di vista della comunità, il conflitto non riguarda solo il Governo e FARC.

  2. Matteo Ferri
    Matteo Ferri

    Gentile Madeleyn,
    il titolo fa riferimento alla nuova rottura del dialogo fra stato e FARC dopo l’ultimo grave attentato, non voleva essere ingannevole. Lo scopo dell’articolo è quello di riassumere e far conoscere una parte importante della storia colombiana anche a chi fino ad ora ne era all’oscuro.

    La ringrazio per aver letto l’articolo e per la sua critica

    Matteo

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