La counter-insurgency nigeriana contro Boko Haram: a way out?

aljazeera.com

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In Nigeria, il paese più popoloso dell’Africa, diviso tra Nord musulmano e Sud cristiano animista, nel 2002 è nato Boko Haram, che letteralmente significa “Western Education is forbidden”. Il suo fondatore, il predicatore carismatico Mohamed Yusuf è stato ucciso dalla polizia nel 2009 durante un’insurrezione armata, ma il suo progetto è rimasto inalterato. Il guerrigliero Abubakar Shekau è divenuto il suo leader, sostenitore del jihad globale per combattere falsi musulmani, desideroso di fondare un Califfato sotto la Shari’a (la legge islamica) che rappresenti l’unione dei territori conquistati dai suoi miliziani. Il ritorno al Califfato va di pari passo alla simultanea formazione di una nuova galassia di movimenti post-qaedisti in Medioriente e di ISIL (Islamic State of Iraq and the Levant), ora IS (Stato Islamico) a cui il movimento ha giurato fedeltà.

In questi anni il movimento ha condotto un braccio di ferro con il governo nigeriano che ha chiesto aiuto ai paesi limitrofi come Niger e Ciad per arginare la serie di attentati, uccisioni, deportazioni ed esecuzioni sommarie. Molti villaggi nel Nord oggi sono più poveri rispetto al 1960: corruzione endemica, violenza e resource curse sembrano aver avuto la meglio. Dal 2010 gli attacchi sono aumentati e hanno diversi target: forze di sicurezza, autorità governative, politici ma anche cristiani, musulmani, leader tradizionali, membri delle Nazioni Unite, scuole e mercati. Nel maggio 2013 l’allora presidente Goodluck Jonathan aveva dichiarato lo stato di emergenza nelle province di Borno, Yobe and Adamawa. In quest’area lo scorso anno è avvenuto il noto rapimento delle 200 ragazze di etnia Chibok. Dopo una tardiva mobilitazione internazionale è rimasto l’eco dello slogan “Bring Back Our Girls” ma le ragazze sono ancora prigioniere. Comunque, gran parte del territorio conquistato dai jihadisti sta tornando progressivamente sotto il controllo dello stato grazie ad azioni di counter-insurgency, come i bombardamenti aerei dell’ultima roccaforte dei militanti (operazione Sambisa forest).

Boko Haram

In Figure 1: In the period March 14, 2015 – April 25, 2015 Boko Haram contested the Local Government Areas (LGAs) of Biu, Hawul, Madagali, Damboa, Marte, and Mobbar while being forced out from Abadam, Kala Balge, and Bama. Boko Haram has sustained operations and presence in Askira/Ube, Chibok, Gwoza, and Ngala. However, given the weakened condition of the group that sustained significant losses in personnel, equipment, and operational space since February this year, it is unlikely that the group will be able to maintain territorial control in contested areas. Many of the former Caliphate village areas have been decimated, and no longer able to support its former population currently scattered in host communities and Internally Displaced Person (IDP) camps. The DARK GRAY areas represent Boko Haram controlled/contested areas which were determined by several factors to include: Boko Haram’s capacity to launch offensives against civilian and military targets (RED dots), areas where elections were not hold due to insecurity (which indicates absence of state administrative control), and finally villages that have previously been reportedly seized as part of the Caliphate (BLACK dots) and without any reporting indicating that military forces regained and cleared these areas (BLUE dots highlighted within the Caliphate Tracker BLACK dots).
SOURCE – usfglobalinitiative.org

Il neo-eletto presidente Buhari ha promesso una lotta senza quartiere contro Boko Haram. Lo scorso 3 giugno ha incontrato i suoi omologhi di Niger e Ciad durante la sua prima visita ufficiale. Ha rinnovato il suo impegno per distruggere il gruppo terroristico che per anni ha messo a ferro e fuoco l’intero paese. La sua convinzione è che l’esercito nigeriano sia in grado di sradicare la minaccia jihadista per sempre. La cooperazione multilaterale regionale è simbolo di una sincera solidarietà per fronteggiare compatti il fenomeno terrorista e porre fine all’insorgenza. Altre nazioni hanno offerto armi e aiuti per ricostruire le infrastrutture distrutte nei saccheggi dei militanti jihadisti. Il sostegno geopolitico regionale è ricercato non solo per vincere la scommessa su pace e giustizia ma anche per evitare che i flussi di jihadisti provochino infiltrazioni violente attraversando i confini porosi e incontrollati africani. In virtù delle buone relazioni con il Niger, Buhari spera che l’assistenza agli sfollati e la ricostruzione delle aree periferiche della Nigeria possa presto tornare sotto controllo completo di Abuja.

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