Un’analisi politologica del conflitto indo-pakistano

urlIl conflitto tra India e Pakistan rappresenta uno dei casi di studio più interessanti dal punto di vista delle relazioni internazionali. L’analisi del conflitto indo-pakistano consente di mettere in luce alcune tra le questioni fondamentali trattate dalla letteratura (quali la distinzione tra conflitto e guerra, la natura della “guerra di faglia” o problematiche come quella relativa al “dilemma della sicurezza” – di grande attualità anche a seguito della recente dotazione da parte di entrambi gli Stati di armi nucleari).

Nel proporre un’analisi politologica della natura del conflitto scoppiato tra le due nazioni è tuttavia utile servirsi di una breve ricostruzione storica.

Le origini del conflitto indo-pakistano risalgono al momento in cui i due Stati ottennero l’indipendenza. Sull’onda della decolonizzazione, l’assetto politico del subcontinente indiano fu l’effetto della difficoltosa e conflittuale divisione territoriale dell’India britannica nell’agosto del 1947. La complessità del processo di indipendenza che, a tutt’oggi, si rintraccia nei rapporti non certo idilliaci tra Islamabad e Nuova Delhi, fu dovuta al fatto che sulla “vexata quaestio” della spartizione territoriale tra i due nuovi soggetti politici si inserì la dura contrapposizione etno – religiosa tra mussulmani e indù.

 

Partizione dell'India (1947)

Partizione dell’India (1947) – Partage_de_l’Inde.svg: historicair 17:15, 19 November 2006 (UTC)

Johan Galtung ritiene che per poter identificare un “conflitto” debbano sussistere tre condizioni:

  1. Una situazione di contrapposizione dovuta a obiettivi divergenti: la spartizione territoriale tra i due nuovi Stati avvenne tanto in fretta che al momento dell’indipendenza ancora non erano stati affrontati importanti problemi quali la demarcazione dei confini, la divisione dell’esercito e la ripartizione delle finanze;
  2. Atteggiamenti conflittuali (legati alla percezione negativa delle ragioni dell’altro): è lampante la mancanza di volontà da parte di entrambi i Paesi nel fare concessioni su determinate questioni territoriali, come quelle relative al Punjab, al Bengala e soprattutto al Kashmir;
  3. Comportamenti conflittuali (quelli manifesti, sono atti di violenza): tra Pakistan e India sono scoppiate ben tre guerre.

Senza ombra di dubbio è quindi possibile ricondurre quello tra India e Pakistan alla categoria dei conflitti. Un conflitto, quello indo – pakistano, che si sviluppa su molteplici dimensioni:

  • La dimensione “di sicurezza”, per cui nessuno dei due si sente tranquillo per la presenza dell’altro. In particolare il governo di Islamabad ha sempre denunciato un complesso di inferiorità rispetto al suo potente vicino indiano;
  • La dimensione “ideologico – religiosa”, simbolicamente rappresentata dal confronto sul territorio del Kashmir;
  • La dimensione “storico – percettiva”, rispetto alla quale entrambi, immaginando l’altro sempre più proiettato verso una politica di potenza e di sviluppo degli armamenti convenzionali e nucleari, hanno contribuito a innescare una perenne corsa agli armamenti. Questa corsa agli armamenti tende a generare quella che molti studiosi definiscono “processo a spirale”: l’insicurezza generale tende difatti ad alimentare la stessa corsa agli armamenti e tuttavia questo induce nella fase successiva a una condizione peggiore di quella precedente, poiché lo stato di insicurezza permane, ma lo Stato deve sostenere dei costi maggiori in termini di spesa militare per far fronte a standard di riarmo sempre più elevati.
  • La dimensione “geostrategica”, per la quale nel subcontinente indiano ancor oggi si combatte per il territorio e in funzione del suo significato politico – economico.

L’analisi del conflitto tra India e Pakistan può peraltro essere ricondotta alla categoria dei così detti “conflitti di faglia” come definiti da Samuel Huntington nella sua opera principale“Lo scontro delle civiltà” (1996).

«La mia ipotesi è che la fonte di conflitto fondamentale nel nuovo mondo in cui viviamo non sarà sostanzialmente né ideologia né economica. Le grandi divisioni dell’umanità e la fonte di conflitto principale saranno legata alla cultura. Gli Stati nazionali rimarranno gli attori principali nel contesto mondiale, ma i conflitti più importanti avranno luogo tra nazioni e gruppi di diverse civiltà. Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale. Le linee di faglia tra le civiltà saranno le linee sulle quali si consumeranno le battaglie del futuro».

 

Perché il conflitto si definisca di faglia devono essere presi in considerazione quattro elementi fondamentali:

  1. La presenza di forti processi di identificazione: questo rappresenta l’elemento più importante di questa categoria di conflitti, quello che rende il conflitto di faglia un conflitto insanabile. India e Pakistan hanno fatto della religione il loro elemento di contraddistinzione, assimilandoli a due civiltà distinte: quella Hindu e quella Islamica. Ne consegue che il tipo di conflitto di faglia che si delinea tra di essi è quello di un conflitto tra Stati confinanti, ma appartenenti a civiltà diverse.
  2. L’alternanza di fasi di stabilità e instabilità: proprio a causa di questo intenso processo di identificazione sono rese ostiche e problematiche tutte le possibilità di compromesso o di reciproca concessione, non permettono al conflitto indo – pakistano di giungere a una soluzione definitiva, ma solo a tregue effimere, pronte per essere rimesse in discussione. Non è un caso che il conflitto si trascina avanti dal 1947 e ancora oggi permangono motivi di tensione.
  3. L’alto livello di violenza: i motivi di tensione si sono originati sin dal momento della concessione dell’indipendenza, trascinandosi avanti e degenerando talvolta in episodi di estrema brutalità (le tre guerre indo – pakistane del 1947, del 1965 e del 1971, l’ultima delle quali viene di seguito analizzata).
  4. La violenza dal basso verso l’alto: sempre in virtù del profondo processo di identificazione, il conflitto di faglia si caratterizza per un movimento di violenza che deriva più dalla popolazione che dai governi, sebbene siano questi in ultima analisi a prendere le decisioni.

E’ possibile dunque inquadrare il conflitto indo – pakistano configurerebbe come un conflitto di faglia e nella specie come un conflitto di faglia semplice, cioè un conflitto dove non è possibile identificare i due Stati guida di cui parla Huntington nel suo libro. L’assenza di questi Stati guida (dovuta al particolar assetto del sistema internazionale caratterizzante quel periodo) spiegherebbe il perché non si sia ancora giunti a una soluzione pacifica delle controversie. Difatti Huntigton considera la presenza di Stati guida qiuale condizione sine qua non per una risoluzione del conflitto, ponendosi nella maggior parte dei casi come mediatori di un processo di pace. Per questo i conflitti di faglia complessi (complessi poiché vi si possono individuare tre livelli di partecipazione al conflitto: belligeranti veri e propri, Paesi vicini agli Stati belligeranti, Stati guida) sono per Huntington quelli che avranno maggiori possibilità di giungere a una soluzione. Tale quadro consente di spiegare il perché della conflittualità latente e perseverante tra India e Pakistan.

La posizione del Pakistan nella Guerra del Bangadlesh

Dopo un’introduzione generale che ha permesso di mettere in luce la dimensione conflittuale tra i due Paesi, si giunge ora ad analizzare un episodio in particolare, cioè la guerra del Bangladesh del 1971.

1. Dominion of Pakistan created on 14 August 1947. Became world's first Islamic Republic in 1956. New city of Islamabad replaced Karachi as capital in the mid 1960s 2. British India was made up of provinces, princely states and state agencies. An independent Union of India was created on 15 August 1947 and renamed the Republic of India in 1950 3. Punjab was split in two. Majority Muslim western part became Pakistan's Punjab province; majority Sikh and Hindu eastern part became India's Punjab state 4. Bengal divided into Indian state of West Bengal and East Pakistan, which became East Bengal in 1956 and Bangladesh achieved independence after a civil war in 1971

1. Dominion of Pakistan created on 14 August 1947. Became world’s first Islamic Republic in 1956. New city of Islamabad replaced Karachi as capital in the mid 1960s
2. British India was made up of provinces, princely states and state agencies. An independent Union of India was created on 15 August 1947 and renamed the Republic of India in 1950
3. Punjab was split in two. Majority Muslim western part became Pakistan’s Punjab province; majority Sikh and Hindu eastern part became India’s Punjab state
4. Bengal divided into Indian state of West Bengal and East Pakistan, which became East Bengal in 1956 and Bangladesh achieved independence after a civil war in 1971

Anzitutto ci si interroga se effettivamente si possa parlare di guerra in merito. Norberto Bobbio nella sua opera “Il problema della guerra e le vie della pace” (1997) definisce la guerra come “quel conflitto armato tra gruppi politici indipendenti che si affidano all’uso della violenza organizzata nella risoluzione delle reciproche controversie, dove per violenza organizzata si intende l’uso della forza fisica diretta intenzionalmente all’effetto voluto da parte di un soggetto attivo e non permessa da parte del soggetto passivo”. Emergono tre elementi fondamentali che caratterizzano l’episodio del 1971 come una guerra:

 

  • La presenza di gruppi politici indipendenti (sono difatti presenti due Stati: India e Pakistan);
  • Il ricorso alla violenza organizzata (i due governi legittimi ricorrono all’uso di eserciti permanenti);
  • L’uso intenzionale della forza (l’India attacca il Pakistan per favorire la secessione del Bangladesh).

 

Peraltro la guerra del Bangladesh risponde anche alla definizione operativa offerta Small e Singer, secondo la quale una guerra è tale se si superano i mille caduti in battaglia.

Procedendo a specificare ulteriormente la tipologia di guerra presa in considerazione è possibile affermare che essa sia essenzialmente:

  • Internazionale (avviene fra stati e non all’interno di essi);
  • Diadica (scoppia tra due Stati);
  • Di disuguaglianza (la forza cui si ricorre e sproporzionata, maggiore da parte dell’India ed anche più avanzata in termini tecnologici);
  • Limitata (coinvolge solo i militari);
  • Conflitto etnico, religioso, economico (poiché vi si sovrappongo problematiche latenti e mai assopite che contraddistinguono i rapporti indo – pakistani sin dalla loro formazione come entità statali).

 

Di seguito si profila la posizione assunta nel conflitto dai due Paesi, concentrandosi in particolare su quella pakistana. Per quanto riguarda le cause della guerra queste possono essere sinteticamente raggruppate in due ordini distinti:

  • Internazionali: di sicuro più marginali, ma comunque importanti poiché è proprio a partire dalla spartizione dei due Paesi su proposta inglese che sono state gettate le basi per le rivendicazioni territoriali che tutt’oggi sussistono;
  • Interne: relative al rapporto tra Pakistan occidentale e Pakistan orientale (odierno Bangladesh). Da sempre il Pakistan occidentale ha tentato di imporre la propria volontà su quello orientale, alimentando numerose recriminazioni da parte del popolo bengalese con accuse di sfruttamento delle risorse, impedimento di accesso alle cariche pubbliche e di prestigio o l’imposizione di altre lingue come lingua ufficiale (quale l’urdu). Questi atteggiamenti hanno minato a tal punto l’identità bengalese che già nel 1952 emersero manifestazione e cortei, verso i quali le autorità pakistane adottarono una crudele e spietata repressione. Questo risentimento non si assopì mai, fino a quando nel novembre 1970 il governo pakistano concesse lo svolgimento di libere elezioni, che tuttavia portarono alla vittoria il partito favorevole alla secessione, determinando di conseguenza una nuova repressione. In questo quadro, l’India decise di intervenire a sostegno del movimento di liberazione bengalese, determinando lo scoppio del terzo conflitto indo – pakistano (il solo tra i tre iniziato dall’India), che tuttavia durerà solo poche settimane.

 

Rispetto allo scoppio della guerra del 1971, l’obiettivo del Pakistan fu ovviamente quello di preservare lo status quo, cercando di impedire la secessione del Bangladesh. Per questo motivo la strategia adottata (quindi il tipo di politica estera messa in atto dal governo) risultò fondamentalmente moderata, nonostante fosse indubbia la radicalità che contraddistinse le operazioni messe in campo.

Non bisogna dimenticare che quando scoppiò la guerra si è ancora in pieno clima da Guerra Fredda. Alla luce del sistema bipolare, il Pakistan rientrava totalmente nel blocco occidentale – americano. Non solo esso faceva già parte, sin dai tempi dall’amministrazione Eisenhower, sia della SEATO che della CENTO (le organizzazioni militare che dovevano “contenere” l’URSS), manifestando il rilevante ruolo strategico assunto dal Paese nella scacchiera internazionale, ma negli anni Settanta il Pakistan aiutò a mediare il processo di riavvicinamento tra Stati Uniti e Repubblica popolare cinese, il quale culminerà nel 1972 con la visita di Nixon a Pechino. Dunque al momento dello scoppio della guerra, il Pakistan ha due alleati: Stati Uniti e Cina. Tuttavia nessuno dei due interverrà materialmente in suo appoggio nel corso della guerra, limitandosi da un lato a tentare di trovare una soluzione in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dall’altro a un insoddisfacente sostegno morale.

 

Come considerare gli eventi della guerra del 1971 alla luce dell’ordine sullo scenario internazionale? Sostanzialmente la situazione al livello internazionale sembra non essere mutata. Ciò che si evince è un rafforzamento nella regione della penisola indiana dell’assetto bipolare caratterizzante la Guerra Fredda, con un Pakistan assimilato dal blocco occidentale e un’India a quello sovietico in funzione peraltro anti – cinese (a seguito del trattato di cooperazione indo – sovietico firmato poco prima dell’entrata in guerra da parte indiana). L’aspetto stravolgente rileva sul piano regionale: non solo si assiste alla nascita di un nuovo Stato indipendente, il Bangladesh, ma soprattutto si determina una consacrazione dell’egemonia indiana nella regione, determinata dalla secessione del Bangladesh e del conseguente indebolimento del Pakistan.

 

 

 

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