Il cyberspazio e le sue rappresentazioni

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Submarine cable Map 2010 – TeleGeography

“Cyberspazio. Un’ allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici…Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano…”

Così William Gibson – inventore del termine – descriveva nel 1984 il cyberspazio nel suo libro ‘Neuromancer’.
Da quegli anni fino ad oggi il termine cyberspazio è stato ripreso e utilizzato sempre più spesso, accompagnando l’evoluzione delle reti internet. Oggi quel concetto, che un quarto di secolo fa era stato concepito in un romanzo di fantascienza, è realtà: chiunque abbia a che fare con pc, uno smartphone e altri dispositivi connessi ad internet è a contatto con il cyberspazio.

Quello che intendiamo oggi quando parliamo di cyberspazio è l’insieme di reti di computer (e sempre più dispositivi mobili) interconnesse, reti umane, flussi di dati. Uno spazio informativo e di scambio deterritorializzato, costituito da un’infrastruttura fisica installata sia sul territorio fisico della superficie terrestre, ma anche nello spazio sui satelliti[1].

Secondo la definizione di Daniel F. Kuehl, ancora: Il cyberspazio è un dominio globale nell’ambito dell’ambiente delle informazioni il cui carattere distintivo e unico è caratterizzato dall’uso dell’elettronica e dello spettro elettromagnetico per creare, memorizzare, modificare, scambiare e sfruttare le informazioni tramite reti interdipendenti e interconnesse che utilizzano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT ndr)[2].

Dunque il cyberspazio non è un territorio in senso geografico, ma è uno spazio in cui gli esseri umani interagiscono a molteplici livelli, è l’unico spazio creato dall’uomo e da esso modificabile[3]. Non ha confini, ma spazio pressoché illimitato. Il tempo è ridotto in misura infinitesimale e un essere umano, nel cyberspazio, può assumere contemporaneamente diverse identità, o nessuna.

Il termine, dopo alcuni anni di disuso, riappare negli anni 2000 nei discorsi di presidenti e capi di Stato con riferimento ad un territorio di cui riappropriarsi, da conquistare, da controllare. Le sue caratteristiche offrono certo grandi possibilità – il continuo scambio di informazioni e di know-how nelle reti permette certamente di creare valore e l’immensa importanza delle informazioni nelle società tecnologicamente avanzate ha reso il cyberspazio un elemento indispensabile per il funzionamento e la competitività di un Paese – ma sono i gravi rischi per la sicurezza nazionale che dal cyberspazio possono provenire che motivano tale rinvigorita attenzione. Da sempre infatti lo sviluppo tecnologico (insieme alle guerre e all’economia)  è stato uno dei principali fattori che condizionano i mutamenti degli assetti di potere mondiali.

La possibilità dell’anonimato, la velocità degli attacchi, il facile accesso e utilizzo da parte di chiunque, l’extraterritorialità delle azioni, sono solo alcune delle caratteristiche che rendono il cyberspazio una dimensione conflittuale decisiva per il riallocamento delle posizioni di potere nelle relazioni internazionali future.
Il cyberspionaggio, ad esempio, rappresenta una minaccia sempre più rilevante per la sabilità, la sicurezza e la competitività di uno Stato, questo può essere praticato da diversi attori come organizzazioni criminali, Stati o aziende private internazionali, e consiste principalmente nella sottrazione di informazioni sensibili di privati cittadini, studi e ricerche di mercato per la competitività di Stati e aziende strategiche, progetti riservati di carattere civile o militare.

Screenshot del sito Norse Attack Map di Norse Corp. - un monitoraggio in tempo reale dei principali attacchi informatici - norse-corp.com

Screenshot del sito Norse Attack Map di Norse Corp. – un monitoraggio in tempo reale dei principali attacchi informatici – norse-corp.com

Non solo, dunque, il cyberspazio ritorna dall’oblio nei discorsi e nelle strategie degli Stati, ma diviene importante questione di high politics e terreno fondamentale nel quale la sovranità degli Stati esige rispetto.

Molti analisti e studiosi hanno paventato la fine delle geografia in seguito all’alterazione dello spazio e delle distanze fisiche causata dall’avvento del cyberspazio, riducendo al tempo stesso il concetto di geopolitica, in quanto affermazione della componente geografica come fattore influenzante gli eventi della politica internazionale. Ma la geografia continua ad essere un basilare principio organizzativo anche nel cyberspazio.

Sebbene in un’ottica distante da quella utilizzata per lo spazio fisico, il cyberspazio andrebbe considerato come un dominio geografico al pari del mare, della terra e dell’aria, e sarebbe pertanto un errore considerarlo una dimensione a se stante. Esiste una geografia fisica nel cyberspazio che è composta da utenti, hardware, e tutte le conseguenze fisiche che le interazioni informatiche producono in aree geografiche extra-informatiche.

Mappare il cyberspazio

Sono stati gli studi di Martin Dodge e Rob Kitchin Atlas of cyberspacea regalare al mondo le prime sistematiche rappresentazioni del cyberspazio, pubblicate nei volumi “mapping cyberspace ” e “Atlas of Cyberspace“, suddividendo le mappe per tipologia, hanno rappresentato le mappe dell’infrastruttura fisica di internet, degli Internet Service Provider, del flusso di dati e degli utenti che accedono ad internet.
(Da questo link è possibile scaricare l’atlante gratuitamente: http://www.kitchin.org/atlas/contents.html)

La realizzazione di una mappa del cyberspazio ci fornisce i mezzi per comprendere una realtà che altrimenti non avremmo la possibilità di osservare, soprattutto per quei livelli del cyberspazio che sono privi di riferimenti geografici e spaziali, i quali vengono mappati attraverso un processo chiamato spazializzazione.
Tuttavia è necessario, nella rappresentazione del cyberspazio,  distinguerne diversi ‘strati’ [4] :

  • Il primo strato è fisico, ed è quello composto dai cavi sottomarini e terrestri (blackbone), dagli hardware installati sui territori degli stati e che si possono costruire, modificare, collegare o scollegare dalla rete. Questo primo strato, che costituisce l’infrastruttura fisica di internet, è la più facile da mappare, in quanto si tratta di dati geolocalizzabili.
  • Il secondo strato è l’infrastruttura logica e comprende i servizi che assicurano la trasmissione dei dati tra i vari punti della rete. Questa architettura è basata su un linguaggio universale che permette a tutti i computer del mondo di comunicare tra loro, il (TCP / IP) Protocollo Internet.
  • Il terzo strato è costituito da applicazioni e programmi di facile utilizzo che consentono a chiunque di utilizzare Internet senza conoscere i linguaggi di programmazione (brower web, motori di ricerca, email, social network…). A queste applicazioni gli utenti affidano le loro informazioni personali – la vicenda Snowden ha messo in luce quanto questo strato sia diventato fondamentale nella complessa struttura del cyberspazio.
  • Il quarto livello è quello dell’informazione e dell’interazione sociale. Sono le interazioni degli utenti, le discussioni, gli scambi in tempo reale che avvengono in tutto il mondo connesso alla rete, questo livello è il più difficile da cogliere e da rappresentare geograficamente. Tuttavia resta uno dei più rilevanti a livello geopolitico, un esempio è rappresentato dall’uso di questo livello del cyberspazio nelle rivolte arabe del 2011…

Di seguito alcuni esempi di rappresentazione geografica del cyberspazio:

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Note:

[1] Frédérick Douzet, La géopolitique pour comprendre le cyberespace, Hérodote 2014/1 (n°152-153), p. 3-21. DOI 10.3917/her.152.0003

[2] Daniel F. Kuehl, From Cyberspace to Cyberpower: Defining the Problem, in F.D. Kramer, S.H. Starr, R. Wentz Cyberpower and National Security, National Defense University, 2009, p. 28.

[3] Umberto Gori, Lo spazio cibernetico e la sicurezza nazionale, in Lo spazio cibernetico tra esigenze di sicurezza nazionale e tutela delle libertà individuali, Supplemento al n. 6/2014 di Informazioni della Difesa, p. 7

[4] Frédérick Douzet, op. cit., pp. 6-7.

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