Non esisterà una nuova Jugoslavia

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A più di 20 anni dalla dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, che portò con sé migliaia di morti e orrendi crimini, i Paesi dell’area balcanica non sono ancora del tutto pronti a una condivisione comune dello spazio geografico, pur mantenendo le rispettive sovranità nazionali. L’esultanza dei croati a seguito dell’assoluzione dei generali Gotovina e Markač[1], o la recente estradizione in Croazia di Dragan Vasiljković, ha portato frizione tra Zagabria e Belgrado, incapaci di gettare alle spalle un passato da dimenticare. Nemmeno con la Bosnia i sentimenti di odio sono calati: in occasione del ventennale del massacro di Srebrenica, la visita del Primo Ministro serbo Vučić ha causato molto malumore nella popolazione bosniaca, che è culminata con l’aggressione al Primo Ministro a Potočari[2]. La stessa Belgrado, dal canto suo, ha respinto qualsiasi accusa di genocidio per i fatti di Srebrenica anche con l’aiuto dello storico alleato russo, che ha posto il veto alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU avanzata dalla Gran Bretagna[3].

I Balcani sono divenuti oggetto d’interesse nel rapporto conflittuale tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa, con quest’ultima che cerca di mantenere saldi i contatti diplomatici in particolare con Serbia e Macedonia, cercando di attrarre a sé anche la Grecia, non facente parte della Jugoslavia ma che rimane a pieno titolo uno Stato dei Balcani occidentali[4]. Per completare il quadro balcanico, i rapporti tra la Repubblica di Macedonia e la minoranza albanese sono tutto fuorché risolti: dopo l’attacco terroristico di Kumanovo e la grave crisi politica che sta attraversando il Paese, alla quale forse si è giunti a una soluzione grazie alla mediazione del Commissario europeo all’allargamento Johannes Hahn[5], la Repubblica di Macedonia è fortemente destabilizzata e le tensioni interetniche non sono destinate, almeno nel breve periodo, a ridursi. Il Montenegro non è da meno: a fronte di una forte crescita economica nei primi anni post-indipendenza, attualmente sta vivendo una fase di stagnazione economica che porta la popolazione montenegrina a emigrare, a causa dell’impossibilità di un futuro roseo nel breve e medio periodo[6]. La Slovenia, che era la repubblica jugoslava “meno jugoslava” delle altre, per via delle influenze culturali dell’Europa centrale, attualmente ha in corso una disputa con la Croazia per il Golfo di Pirano, che le garantirebbe l’accesso alle acque internazionali[7].

Nemmeno il progetto della Jugosfera, teorizzato da Tim Judah – giornalista e analista presso l’Economist –, possono realmente immaginare un’integrazione degli Stati balcanici in un progetto più grande, volto ad unire invece che a dividere. Se da un lato la volontà di una nuova Jugoslavia non è nei piani di Bruxelles, e non lo è mai stato giacché l’integrazione nell’UE di un attore concorrenziale a livello regionale era impossibile, dall’altro alcune riforme economiche comuni non possono garantire lo stesso modus vivendi della Jugoslavia. Lo stesso Judah conferma che la Jugosfera non è una nuova Jugoslavia in altre vesti. La Jugosfera risulta essere più una risposta dei governi centrali alla globalizzazione: l’incapacità competitiva delle imprese nazionali ha portato inevitabilmente a ricercare nella ricostituzione di un mercato comune interno, prima dell’eventuale integrazione europea[8]. L’Unione Europea spinge affinché normali relazioni commerciali e politiche vengano ristabilite, ma nell’ottica che lo stesso Judah propone nell’introduzione del suo paper, ossia «esaminare la Jugosfera e inserirla in un contesto europeo […] e in cosa significa per l’integrazione europea»[9]. Proprio per questa ragione, l’Unione Europea nel 2009 ha fornito 600 milioni di euro per la regione, invogliando i governi centrali a utilizzarli per scopi comuni nell’ambito dell’energia, infrastrutture e cooperazione economica[10].

I crimini commessi da ogni schieramento durante le guerre jugoslave, da quelli nella Sao Krajina fino al ben più famoso Srebrenica, hanno diviso la popolazione balcanica che molto duramente sta cercando di rinsaldare i legami che il XX secolo aveva tra loro costituito. Ma l’unione del Balcani occidentali ha una sua particolare valenza geopolitica. Per quanto non fosse costruito a tavolino, la presa di potere del nazionalismo nei Paesi jugoslavi fu utile per le potenze occidentali col fine di integrare i territori senza dover concorrere con un potenziale attore regionale. Un esempio di ciò fu l’omicidio del capo della polizia Josip Reichl-Kir per mano di Ante Gudelj, un attivista dell’HDZ, il partito nazionalista croato di Franjo Tudjman: Gudelj fu rilasciato una settimana dopo che il segretario di stato statunitense, Madeleine Albright, visitò Zagabria nel 1997[11]. Se quindi fu rimproverato a Dini, per quanto riguarda l’Italia, di voler preservare la Jugoslavia nella sua integrità, la realtà dei fatti mostra come la volontà di un futuro indipendente per le repubbliche federali era latente nei piani geopolitici per l’area.

L’impossibilità di una nuova Jugoslavia, fondata non solo sulla condivisione economica ma anche sociale e politica è ravvisabile anche nella scaglionata integrazione europea delle repubbliche: la Croazia e la Slovenia ne fanno già parte, la Macedonia è candidata all’adesione dal 2005 mentre il Montenegro e la Serbia rispettivamente nel 2008 e 2009. Ma nessun passo avanti, per ora è stato fatto, e la Federazione Russa cerca in tutti i modi di non perdere partner storici, e strategici, nei Balcani, approfittando delle crisi politiche dei vari Paesi, in particolare quella macedone, che hanno notevolmente rallentato i percorsi di adesione all’Unione Europea.

Note:

[1] Drago Hedl, «Gotovina e Markač in libertà, Oluja senza colpevoli», Osservatorio Balcani e Caucaso, www.balcanicaucaso.org, 19/11/2012.

[2] Andrea Oskari Rossini, «Vučić aggredito a Potočari», Osservatorio Balcani e Caucaso, www.balcanicaucaso.org, 11/07/2015.

[3] Giordano Stabile, «Mosca mette il veto sulla parola genocidio. Vent’anni dopo Srebrenica divide ancora», La Stampa, www.lastampa.it, 08/07/2015.

[4] Edoardo Corradi, «Il triangolo geopolitico tra Russia, Turchia e Grecia», Geopolitical Review, www.geopoliticalreview.org, 06/07/2015.

[5] «Il primo ministro della Macedonia ha annunciato che si dimetterà», Il Post, www.ilpost.it, 16/07/2015.

[6] Marija Mirjačić, Goran Kapor, «Montenegro: a 9 anni dall’indipendenza non è un paese felice», Osservatorio Balcani e Caucaso, www.balcanicaucaso.org, 25/05/2015.

[7] Matteo Zola, «Slovenia e Croazia: dispute di confine sul Golfo di Pirano», East Journal, www.eastjournal.net, 03/03/2010.

[8] Judah T., Yugoslavia is dead long live the Yugosphere, London, Crowes Complete Print, 2009, p. 2.

[9] Ibidem, pp. V-VI.

[10] Ibidem, p. 18.

[11] Ventura M., Jugoslavia, un omicidio perfetto, in Magno A. M. (a cura di) La guerra dei dieci anni, Milano, Il Saggiatore, 2015, p. 106.

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