Capire il Cyberspazio. Dallo spazio materiale allo spazio virtuale

060617-N-7526R-264 Philippine Sea (June 17, 2006) - USS Ronald Reagan (CVN 76) Air Operations Officer, Cmdr. Michael Cunningham, stands watch in the Combat Direction Center (CDC) aboard the Nimitz-class aircraft carrier prior to the start of Exercise Valiant Shield 2006. Valiant Shield focuses on integrated joint training among U.S. military forces, enabling real-world proficiency in sustaining joint forces and in detecting, locating, tracking and engaging units at sea, in the air, on land and cyberspace in response to a range of mission areas. U.S. Navy photograph by Journalist 3rd Class Marc Rockwell-Pate (RELEASED)

U.S. Navy photograph by Journalist 3rd Class Marc Rockwell-Pate (RELEASED)

I mutamenti causati dal progresso tecnologico, in particolare delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni, ci mettono di fronte al rapido sgretolamento degli schemi sui quali avevamo costruito l’interpretazione del mondo, condizionata dal modo di organizzazione dell’epoca dell’industrializzazione. Nel momento in cui tutte le strutture del territorio sono state pensate e ricostruite nell’ottica del modo di produzione industriale, si è determinata la fine di quel modello di organizzazione, che ha coinciso con la fine di un modo di appropriazione e riorganizzazione dello spazio, legato ai progressi tecnologici in campo industriale, e con la nascita di un nuovo dominio di comunicazioni, un nuovo spazio diverso e distinto da quello tradizionale: il Cyberspazio.

Quella che stiamo vivendo è la crisi di un modo di pensare e strutturare il territorio, di un modello diventato egemone e intrinsecamente legato alla società e all’economia.[1] Questa crisi ha portato all’egemonia del sapere in campo economico, all’informazione come valore e prodotto vitale del mercato, alla centralità della comunicazione.

Il progresso tecnologico ha comportato la smaterializzazione degli oggetti del mondo per renderli virtuali, in modo che siano acquistabili e fruibili attraverso la rete. Oggi il prodotto più richiesto è l’informazione, che non ha più bisogno di un supporto fisico e materiale per essere trasmessa, poiché questi supporti sono stati sostituiti da dispositivi elettronici che sono in grado di connettersi alla rete e tradurre il linguaggio delle macchine in una lingua comprensibile per gli esseri umani. Questi dispositivi sono una parte di quella piccola frazione materiale del cyberspazio con cui possiamo avere fisicamente a che fare. E ciò che viaggia nel Cyberspazio, e che noi richiamiamo attraverso questi dispositivi, sono quegli oggetti smaterializzati e virtualizzati, cioè resi idonei a abitare lo spazio virtuale della rete.

«La virtualizzazione è il processo attraverso il quale avviene la collocazione di un oggetto nel campo del virtuale. Nel momento in cui gli uomini hanno dato dei nomi al mondo che li circondava, in modo da poter indicare ed evocare luoghi, esseri viventi e oggetti anche in loro assenza, quella fu la prima virtualizzazione, il primo trasferimento di quello che è qui e ora (attuale) in ciò che è in un altrove invisibile ma reale». [C. Giorda, Cybergeografia, 2001]

La virtualità è una delle caratteristiche più importanti del Cyberspazio, ed è a sua volta una delle componenti più importanti della realtà. Spesso, erroneamente, contrapponiamo al reale il virtuale intendendolo come irreale e immaginario, ma la virtualità indica ciò che è potenzialmente possibile, ciò che esiste in potenza e non in atto.

Volendo operare dunque una distinzione tra spazio fisico e Cyberspazio, è tra spazio materiale e spazio virtuale che va ricercata questa differenza e non tra spazio reale e spazio virtuale. La geografia stessa non è altro che la virtualizzazione dello spazio attraverso lo spostamento della relazione uomo/Terra nel campo del linguaggio. Così, in senso geografico, quello che consideriamo spazio materiale è l’insieme degli spazi fisici e manufatti umani, lo spazio virtuale è quello che ricreiamo attraverso l’attribuzione di nomi, valori e simboli.

Fonti: C. Giorda, Cybergeografia, 2001

Fonti: C. Giorda, Cybergeografia, 2001

Sebbene non esista una definizione generalmente condivisa di ‘territorio’ nella geografia, questo può essere definito come “una porzione della superficie terrestre delimitata soggetta ad amministrazione e organizzazione in cui si svolgono le attività umane”. Proprio la relazione che viene posta tra il territorio e l’attività umana permette di applicare la metafora geografica al Cyberspazio.

Così come nel Cyberspazio si svolgono relazioni tra individui, esistono spazi delimitati da certe amministrazioni ed esistono confini (anche se estremamente più permeabili e porosi di quelli fisici degli Stati). In qualche misura è addirittura possibile applicare il concetto di scala geografica: di fatto il cyberspazio è frammentato in una vastissima serie di livelli locali identificabili, a differenza della scala applicata allo spazio materiale, attraverso un parametro culturale piuttosto che politico o economico.

Il livello statale nel Cyberspazio è assai meno centrale che nel contesto tradizionale, qui risulta prevalere infatti l’aspetto storico culturale a discapito di quello politico-legislativo[2]. Tuttavia è proprio la maggiore importanza di questo aspetto che consente l’applicazione del concetto di scala geografica, ovvero l’esistenza di una comunità di individui che dallo stesso bacino di provenienza occupano il medesimo territorio nel Cyberspazio. Ma la virtualità del Cyberspazio si manifesta più chiaramente quando una comunità unita da fattori culturali e/o linguistici è distribuita sulla superficie terrestre. In questo senso il Cyberspazio esprime una nuova dimensione del territorio, uno spazio capace di ospitare comunità di individui fisicamente distanti tra loro, comunità che non sarebbero mai state senza l’abbattimento virtuale di distanze reali, comunità che possono interagire, progettare, costruire, ma anche distruggere.

Note:

[1] C. Giorda, Cybergeografia, Tirrenia Stampatori, Torino, 2001, p.19

[2] Op. cit., p.49

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