I rapporti di forza della galassia Jihadista in Libia secondo Abul Mughirah al Qahtani

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Alla luce dei rapporti di forze della galassia jihadista che si erano delineati nel primo quadrimestre del 2015, analizzati nel “IL JIHAD IN LIBIA ED IL BAI’A AL CALIFFATO ISIS”, si riscontra, dalle parole di Abul Mughirah al Qahtani, leader dell’Isis in Libia, una rivoluzione ideologica ed una rottura con gli altri gruppi jihadisti del Paese. Se da una parte la galassia jihadista mira a conquistare la fiducia della popolazione per un futuro reclutamento, ed appoggia alcune parti del Paese, anche per un idea di Libia unita, volendo delineare una strategia di lungo periodo, Isis conferma la sua visione integralista a discapito dei rapporti di forze che naturalmente si delineano in un contesto bellico.

Il 9 settembre ISIS pubblica l’ultima edizione (undicesima) del “Dabiq” magazin del gruppo pubblicato in lingua inglese[1]. Oltre alla cronologia degli ultimi fatti commessi dall’Isis nelle sue sedicenti province e le pubblicità con i contatti per la compravendita dei detenuti, il magazine riporta un’intervista ad Abul Mughirah al Qahtani, identificato per la prima volta come il “leader” della provincia libica dello Stato islamico.

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In considerazione del fatto che la galassia jihadista in particolare al-Qaida sta cercando di costruirsi sostegno ideologico attraverso il supporto alla popolazione, Al Qahtani attacca per la prima volta le altre milizie della galassia jihadista espletando che chi non segue le linee guida dell’ISIS in Libia è considerato un nemico. In particolare indica le seguenti organizzazioni:

  • Ansar al Sharia

Secondo al Qahtani anche se molti dei leader hanno eseguito il Bayat in Libia per lo Stato islamico”, a sostegno che Ansar al Sharia sostiene la diffusione della sharia nel modo auspicata dalla Stato islamico, il gruppo apparentemente preferisce “divisione all’unità,” appoggiando alcuni movimenti rivoluzionari legati al regime apostata di Tarabulus (Tripoli) in alcune regioni.

Inoltre il leader accusa la vicinanza di alcuni capi di Ansar Al Sharia con al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Al Qahtani osserva che AQIM è “presente in Libia richiamando come fonte le dichiarazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che alla fine del 2014 aveva denunciato il supporto di AQIM nelle operazioni di Ansar al Sharia.

  • Consiglio della Shura dei Mujaheddin di Derna (MSC)

Anche quest’ultimo attira le ire dello Stato Islamico descrivendolo come una joint venture tra la Brigata dei Martiriri Abu Salim (ASMB) e LIFG.

Nel mese di giugno, infatti, si era verificata una faida jihadista tra MSC e lo Stato islamico, quest’ultimo aveva subito perdite significative tanto da essere spinto fuori da alcune delle sue roccaforti nella città libica orientale. Qahtani conferma che lo Stato islamico “ritirato dal centro della città di Derna, all’inizio della battaglia, aveva riconquistato la parte dell’ingresso orientale della città (la zona di al-Fatā’ih). Da allora, il MSC ha annunciato la “Battaglia di Nahrawan”, contro le forze dello Stato islamico in quella zona orientale.

Al Qahtani sostiene che i problemi in Derna sono nati quando ASMB era stata garante della sicurezza per Mustafa Abdul Jalil, poi il presidente del Consiglio nazionale di transizione della Libia, quando visitò Derna per richiamarla alla democrazia.

Sembra a tal proposito che alcuni ideologi islamisti legati ad al Qaida si sono pronunciati sui fatti, come al Maqdisi, stabilendo che era lecito garantire la sicurezza di Jalil date le circostanze che stava attraversando la Libia.

  • LIFG

Dalle parole di al Qahtani, l’Isis è particolarmente critica nei confronti del LIFG[2], per il presunto sostegno al governo Tarabulus (Tripoli) e per il processo democratico sotto la guida di Abdelhakim Belhadj, criticato anche in altre edizione del magazione Dabiq. Belhadj, leader storico del LIFG, è stato criticato negli ambienti jihadisti per la sua discesa in politica dopo la caduta di Muammar Gheddafi. Questa decisione è completamente contrastata dallo Stato islamico, dice al Qahtani, che respinge qualsiasi forma di politica elettiva simile alla democrazia occidentale. Un articolo separato in Dabiq elenca jihadisti di tutto il mondo accusandoli di aver abbandonato le loro convinzioni per lavorare nei governi nazionali. Un intero paragrafo è dedicato ai leader del LIFG, tra Belhadj, che hanno partecipato al processo politico della Libia. Ex membri del LIFG, “la cui leadership è basata in Afghanistan prima dell’11 settembre e la cui combattenti eseguite numerose operazioni in Libia contro il” Gheddafi e “il suo regime apostata”, ora hanno aderito a un parlamento libico, lo Stato islamico si lamenta. “Molti di questi leader erano una volta accompagnato sceicco Osama bin Laden in Afghanistan”. Ma ora uomini come Belhadj sono “murtadd”, o apostati che hanno voltato le spalle all’Islam. Una foto di Belhadj con una didascalia dispregiativo inserita da redattori di Dabiq si può vedere sulla destra.

  • Alba della Libia

Qahtani si scaglia contro la coalizione islamista di Tripoli, che descrive come il “braccio armato” del Congresso generale nazionale (GNC). Dice che il GNC che è “rappresentato” dai Fratelli Musulmani e il LIFG, con Belhadj come il leader del primo. “Si tratta di forze apostati contro la religione di Allah, che hanno abbandonato le leggi della sharia e la loro sostituzione con le leggi artificiali, oltre a fare la guerra contro il popolo del Tawhid (l’unicità di Dio), trascinandoli nelle prigioni, e consegnandolo ai crociati “ afferma Qahtani.

Note:

[1] Scaricabile da http://jihadology.net/category/dabiq-magazine/

[2] Un approfondimento sul LIFG e sulla galassia jihadista è riportata su “L  JIHAD  IN  LIBIA  ED  IL  BAI’A  AL  CALIFFATO  IS” pubblicato dal centro studi SKAI dell’università kore di Enna http://www.unikore.it/images/centrodiricerca/rivistaalexis/2numero/GaetanoMauroPotenzaSkai.pdf

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