Il significato dell’accordo quadro tra Serbia e Kosovo

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Il 25 agosto potrebbe trasformarsi in una data da ricordare per i Balcani: il primo ministro serbo Aleksander Vučić e il suo omologo kosovaro Isa Mustafa si sono incontrati e hanno firmato un importante accordo quadro di cooperazione e risoluzione in varie tematiche chiave.

Nonostante la Serbia non riconosca l’indipendenza del Kosovo, autodichiarata nel 2008, la firma di questi accordi potrebbe portare a un clima più disteso nelle relazioni tra i due Paesi. L’Alto rappresentante dell’unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini ha dichiarato in un comunicato la portata storica di questo accordo[1] che si è occupato di quattro punti particolari: telecomunicazioni, energia, il conteso ponte di Mitrovica e l’Istituzione dell’Associazione delle municipalità a maggioranza serba nel Kosovo settentrionale[2].

Nel dettaglio, l’accordo prevede l’assegnazione di un prefisso telefonico internazionale per il Kosovo, richiesto da tempo dalle autorità di Pristina, l’istituzione dell’Associazione delle municipalità a maggioranza serba nel Kosovo settentrionale: l’Associazione delle municipalità – che fa da contraltare con l’accettazione della legislatura kosovara su tutto il territorio, anche su quello a maggioranza serba – sarà formata da dieci municipalità a maggioranza serba e, in conformità con le leggi kosovare, si occuperà di sanità, educazione, sviluppo economico e pianificazione territoriale. Di maggiore importanza, oltre all’accordo nei riguardi dell’approvvigionamento energetico, riguarda la risoluzione delle problematiche legate al ponte di Mitrovica. Per quanto riguarda l’energia, la Serbia si impegna a non impedire l’accesso del Kosovo alla Rete Europea dei gestori di sistemi di trasmissione dell’energia elettrica (REGST).

Kosovska Mitrovica, in albanese Mitrovicë, viene considerato il capoluogo del Kosovo del Nord ed è il simbolo indiscusso della convivenza tra serbi e albanesi. Nel nord della città, infatti, risiedono tutte gli apparati amministrativi serbi riconosciuti da Belgrado, ma non da Pristina, mentre il sud della città è a maggioranza albanese. Il ponte divide in due la città e precedentemente era gestito da un checkpoint militare per controllare il passaggio delle due popolazioni tra le due parti della città. Con il nuovo accordo, i serbi e gli albanesi saranno liberi di circolare[3].

La spinta per il raggiungimento di un accordo tra i governi di Belgrado e Pristina è stata fortemente voluta da Bruxelles, sostenendo che la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi porterebbe a una più rapida apertura dei capitoli negoziali con l’Unione Europea.

Il significato degli accordi, tuttavia, è molto differente nei due Paesi. Per la Serbia, la firma del cosiddetto “accordo quadro” non ha causato malcontento popolare: il Kosovo, nonostante sia sempre stato considerato, anche dallo stesso partito di Vučić quando era all’opposizione, come parte inalienabile della Serbia, è passato in secondo piano nei confronti dell’istituzione dell’Associazione delle municipalità a maggioranza serba nel Kosovo settentrionale, considerata una vera e propria vittoria diplomatica da Belgrado. Infatti, secondo la Serbia, la possibilità che l’Associazione delle municipalità abbia funzioni istituzionali, una bandiera, un governo e un parlamento è la dimostrazione del successo di Belgrado nel garantire solide istituzioni per la minoranza serba. Per Vučić la firma degli accordi è stato un vero successo elettorale: escluse le frange ultranazionaliste del Paese, la maggioranza della popolazione non considera più il Kosovo come una priorità assoluta e i partiti filo-europei all’opposizione, dal momento che gli accordi si sono firmati su volontà europea e statunitense, non hanno materiale critico da riversare sul governo. Secondo Pristina, invece, il fatto che l’Associazione non abbia potere esecutivo è significativo della sottomissione dell’Associazione delle municipalità al sistema legislativo kosovaro, segnando quindi un avvicinamento per il riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia.

La normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina era in agenda dal 2011, con vari incontri tenuti a Bruxelles da parte di membri del governo serbo e kosovaro[4]. A seguito del violento conflitto che colpì la regione a partire dalla fine degli anni ’90 e l’indipendenza autoproclamata del Kosovo nel 2008, la normalizzazione dei rapporti potrebbe garantire una maggiore stabilità nella regione[5], colpita duramente dall’emergenza migranti.

Note:

[1] «Statement by High Representative/Vice-President Federica Mogherini following the meeting of the EU-facilitated dialogue», European External Action Service, eeas.europa.eu, 25/08/2015.

[2] «Kosovo: Mogherini, quattro accordi fra Pristina-Belgrado», Ansa, www.ansa.it, 25/08/2015.

[3] Dragan Janjić, «Belgrado-Pristina, un compromesso doloroso», Osservatorio Balcani e Caucaso, www.balcanicaucaso.org, 02/09/2015.

[4] Albertina B. Mustafa, «Sono stati firmati importanti accordi tra Kosovo e Serbia», The Post Internazionale, www.thepostinternazionale.it, 26/08/2015.

[5] Enrico Strina, «Un nuovo accordo quadro tra Kosovo e Serbia. L’inizio di una nuova fase?», OFCS, www.ofcs.eu, 01/09/2015.

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