Pyongyang gioca al rialzo sul programma nucleare: trattato di pace contro negoziati

DPRK Ballistic Missle

Il programma nucleare nordcoreano è stato rilanciato con vigore durante il regime del Caro Leader Kim Jong Il nella seconda metà degli anni Duemila, facendo giungere le forze armate nordcoreane ad effettuare tre test nucleari sotterranei (2006, 2009, 2013) e a sviluppare una serie di sistemi missilistici in grado colpire agevolmente la Corea del Sud (ROK) e il Giappone. Sviluppato ulteriormente sotto la direzione dell’attuale leader Kim Jong Un, il progetto ha raggiunto un livello di capacità operativa tale da produrre abbastanza materiale fissile per essere installato su vettori capaci di mettere a rischio anche la sicurezza statunitense.

Il problema del programma nucleare della Corea del Nord (DPRK) è stato al centro dei recenti incontri tra le amministrazioni sudcoreana e statunitense svoltisi a Washinton lo scorso 16 ottobre. Alla luce del successo degli accordi sul nucleare ultimamente conclusi con l’Iran, i Presidenti Park Geun-hye e Barack Obama si sarebbero dimostrati disponibili ad una ripresa dei negoziati sul disarmo con il regno eremita – dopo l’interruzione nel 2008 in seguito al primo test nucleare nordcoreano – e ad un progressivo alleggerimento delle sanzioni economiche imposte principalmente dalle Nazioni Unite. Tale possibilità sarebbe oggettivamente condizionata dalla buona volontà del regime dei Kim di ritornare alle trattative, sospendendo il programma e permettendo la ripresa degli aiuti internazionali alla popolazione coreana (garantiti dall’accordo del 2005 per smantellare il programma nucleare in cambio di aiuti economici, garanzie di sicurezza e migliori rapporti diplomatici con la ROK, gli Stati Uniti, la Repubblica popolare cinese-RPC, la Russia e il Giappone).

Quello che però traspare dal comunicato finale dell’incontro è una posizione abbastanza inflessibile degli USA e della ROK, soprattutto nel rifiutare l’idea di una Corea del Nord quale stato nucleare e nel sottolinearne la sistematica violazione dei diritti umani (sulla scorta dell’inchiesta condotta dalla Commissione ad hoc del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che ha suggerito il deferimento della DRPK alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità). Per convincere Pyongyang a nuove trattative sarebbe necessario il coinvolgimento della RPC, considerata l’influenza di Pechino sul regime nordcoreano in qualità di unico alleato e primo partner commerciale.

Questa apertura è giunta nonostante i recenti episodi di tensione causati da attività di propaganda lungo la zona demilitarizzata – a dispetto del nome, la DMZ costituisce l’area più massicciamente militarizzata del mondo a partire dal 1953 – nel corso della scorsa estate, che hanno portato l’allerta delle forza armate nord e sud coreane al livello “quasi-conflitto”.

La DPRK ha respinto le offerte sudcoreane e statunitensi dopo pochi giorni (19 ottobre) attraverso il Ministero degli esteri, replicando invece con un invito ad un formale trattato di pace per normalizzare la situazione per poi tornare ai negoziati per la denuclearizzazione. Infatti, ai sensi del diritto internazionale, Pyongyang sarebbe ancora in formale stato di guerra con le forze delle Nazioni Unite per la guerra del 1950-1953 poiché quest’ultima venne solo sospesa dall’armistizio di Panmunjeom (27/07/1953).

Il Ministero, in aggiunta, ha sottolineato come la continua pressione diplomatica esercitata dagli USA e il permanere delle sanzioni delle Nazioni Unite non determinano un clima favorevole per i negoziati. Questa richiesta sarebbe il seguito della possibilità già espressa del ministro degli esteri nordcoreano Ri nel corso della 70° Assemblea Generale delle Nazioni Unite di settembre.

La richiesta nordcoreana, sebbene possa essere letta come un’apertura del regime ad una normalizzazione della politica e dei rapporti internazionali, lascia alcune perplessità connesse alle pretese egemoniche di Kim sulla penisola, ai rapporti che si verrebbero a creare con Seoul (considerato che il governo di Park non è stato compreso nella richiesta di pace) e alla presenza delle forze statunitensi nella Corea del Sud. Inoltre, un trattato legittimerebbe la separazione della penisola, condizione che contrasta con le richieste sudcoreane di unità pacifica.

Fonti:

  • AP (2015), US ready to talk if North Korea serious about abandoning nukes, New York Post. Last access: 17/10/2015. http://nypost.com/2015/10/16/obama-if-north-korea-is-serious-on-denuclearization-well-talk/
  • Padden B. (2015), North Korea Calls for Peace Treaty Talks. VoA, Last access: 10/10/2015. http://www.voanews.com/content/north-korea-rejects-nuclear-talks-calls-for-peace-treaty/3013334.html
  • Steinbuch Y. (2015), North Korea declares ‘quasi-state of war’ against South Korea, New York Post. Last access: 22/08/2015. http://nypost.com/2015/08/22/north-korea-declares-quasi-state-of-war-against-south-korea
  • UN Commission of Inquiry on human rights in the DPRK (2014), Press Release – North Korea: UN Commission documents wide-ranging and ongoing crimes against humanity, urges referral to ICC. Last access: 19/10/2015. http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=14255&LangID=E

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