Le vittoria di Aung San Suu Kyi e le sfide attese dal nuovo governo

aung san sung kyi

Alle elezioni dell‘8 novembre 2015 la Lega Nazionale per la Democrazia (LND) ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento, concorrendo con altri 92 partiti.  Il partito di Aung San Suu Kyi ha infatti conseguito la maggioranza in entrambe le camere. Alla Camera Bassa, dove la giunta militare dispone di diritto, in base alla Costituzione, di 110 seggi, la LND ha conseguito 238 seggi, mentre l’Unione per la solidarietà e lo sviluppo (USDP), vale a dire il partito che sostiene la giunta militare, ne ha conseguiti solo 28. Alla Camera Alta, dove la giunta militare dispone di diritto di 56 seggi, la LND ha conseguito 131 seggi, mentre l’USPS solo 12. Oltre alla LND e all’USDP, altri undici partiti hanno ottenuto seggi nel Parlamento[1].

In prossimità delle elezioni l’intero Paese è sembrato diviso tra coloro che credevano nell’apertura di una nuova fase riformatrice e coloro che temevano una nuova ondata repressiva da parte dei militari. Basti pensare che in vista delle elezioni erano stati mobilitati dalla Myanmar Police Force più di 40.000 militari, posti a sorveglianza di vari quartieri e coinvolti in operazioni di vigilanza soprattutto serali. Tuttavia, alla luce di questo quadro, il presidente del Myanamr, Thein Sei, aveva assicurato pubblicamente che il governo e l’esercito avrebbero rispettato i risultati delle elezioni[2].

Difatti le elezioni non hanno solamente rappresentato il banco di prova per la Suu Kyi e la LND, ma anche per i militari, affinchè fosse demonizzato lo spettro delle elezioni del 1990. Le telecamere di tutto il mondo erano puntate sulle consultazioni birmane e a vigilare sulla regolarità delle stesse era stata istituita un’apposita commissione di osservatori, l’Union Election Commission.

Al momento della vittoria della LND, il presidente Thein Sei non ha avuto altra scelta che accettare sportivamente il risultato sfavorevole. Così anche il presidente ad interim della USDP, Htay Oo, che, dinnanzi all’entità della sconfitta, ha reputato necessario interrogarsi sulle relative ragioni.

All’inizio del nuovo anno si insedierà il Parlamento, che dovrà eleggere tra febbraio e marzo il nuovo Presidente della Birmania. I candidati alla presidenza saranno tre, nominati da un comitato  ad hoc eletto dallo stesso Parlamento. Uno dei tre candidati sarà un militare, mentre i restanti due saranno scelti tra le fila della LDP grazie ai risultati appena ottenuti alle elezioni. Ai due che non saranno eletti presidente spetterà la vicepresidenza, cui aspira la stessa Suu Kyi[3]. Essa infatti non potrà correre per la presidenza, come sancito dall’art. 59 della Costituzione, che impedisce tale eventualità a coloro che che abbiano legami di parentela con cittadini stranieri[4].

La vittoria della LDN non ha significato l’esautoramento del potere dell’esercito, ma un ridimensionamento della sua influenza sul governo. Del resto è la stessa Costituzione a impedire una simile prospettiva. Anzitutto essa riserva la nomina del 25% dei deputati del Parlamento nazionale agli esponenti dell’esercito. Inoltre essa riconosce ai militari il controllo dei ministeri della Difesa, dell’Interno e degli Esteri, su nomina del comandante delle Forze armate, ed essi potrebbero persino assumere il controllo del governo e dell’economia ove ritenuto necessario. Il problema per la LND è quindi il testo costituzionale. La modifica della Costituzione è uno dei punti nevralgici di confronto/scontro tra le due parti[5].

Non è un terreno agevole quello su cui dovrà agire Aung San Suu Kyi. Le leggi di modifica costituzionale richiedono l’approvazione del 75% più uno dei parlamentari ed essendo riservato costituzionalmente il 25% dei seggi ai militari, senza il loro favore diviene impossibile qualsivoglia modifica. Da questo punto di vista i rapporti con l’establishment militare rappresentano un’incognita, ma il blocco sembra meno solido di quanto non sembrasse. A soli pochi mesi dal voto, l’ex generale Shwe Mann è stato rimosso dalla carica di presidente dell’USDP, proprio a causa dei legami che stava maturando con Augn San Suu Kyi[6].

Per questo la leader della LND non intende relegarsi alla figura di icona, ma aspira alla vicepresidenza, consentendole così di monitorare l’azione dei militari ed evitando che valichino le già estese prerogative che la Costituzione assegna loro.

Peraltro, il rapporto con i militari è minato da altre sfide che potrebbero indebolire il nuovo governo. Anzitutto, sul fronte della politica interna, preme il processo di pacificazione tra le minoranze etniche, soprattutto i Rohingya, musulmani che non godono della cittadinanza birmana, frequentemente perseguitati dalla maggioranza Rakhine. Le autorità birmane sono state accusate di non essere mai intervenute per mettere fine alle discriminazioni, quindi la Suu Kyi dovrà intervenire energicamente. Inoltre la Suu Kyi dovrà proseguire il percorso positivo intrapreso dal governo Sei in ambito economico (crescita dell’8%, sospensione sanzioni economiche 2013, boom di investimenti stranieri), ma allo stesso tempo affrontare questioni più urgenti, come la riforma agraria, l’ingrandimento della rete elettrica e in generale il miglioramento delle condizioni di vita  di molti cittadini (che non hanno accesso all’acqua corrente o all’elettricità).

Nonostante la precaria coesistenza tra LDN e USDP, le vere sfide che dovrà affrontare il nuovo governo, sul quale l’influenza della Suu Kyi risulta inevitabile, sono altre e si riflettono su detta coesistenza.

Sul piano interno dovranno essere intraprese riforme che consentano un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione onde prevenirne malcontenti che minino il consolidamento della legittimità  del nuovo governo.

E’ inoltre doveroso intraprendere un processo di pacificazione tra le minoranze, che renda imperativo il rispetto dei diritti umani ed eviti di gettare il Paese nel caos. Peraltro non va dimenticato che il precedente governo era riuscito a imporre un cessate il fuoco, gettando le premesse per detto processo: un fallimento graverebbe sulle spalle del nuovo governo e farebbe rimpiangere il precedente.

Infine la Suu Kyi deve preservare il consenso internazionale guadagnato nel corso degli anni così da consolidare il ruolo della Birmania sullo scenario mondiale. In particolare risulta opportuna una politica di equilibrio tra i due dei principali attori della regione, Cina e USA, dopo che il precedente governo si era sbilanciato a favore di Washington. Non a caso la Suu Kyi ha già da tempo riallacciato i legami con il governo di Pechino, rassicurandolo sul mantenimento dei legami economici e sul proseguimento dei loro investimenti in Birmania[7].

Note:

[1] A.D. Kaspar, NLD wins supermajority, will form next government, The Irrawaddy, http://www.irrawaddy.org/election/news/breaking-nld-wins-supermajority-will-form-next-government.13/11/2015.

[2] G. Donfrancesco, Storica vittoria in Birmania del premio nobel Aung San Suu Kyi, Il Sole 24 Ore, http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-11-08/birmania-voto-e-giorno-nobel-aung-san-suu-kyi–150304.shtml?uuid=ACdWMrVB&refresh_ce=1, 09/11/2015.

[3] T. McLaughun e A.R.C. Marshall, Suu Kyi says will be above the presidente in new government, The Irrawaddy, http://www.irrawaddy.com/election/news/suu-kyi-says-will-be-above-president-in-new-government, 05/11/2015.

[4] G. Donfrancesco, Il Myanmar celebra la Suu Kyi, ma la Costituzione le sbarra la strada, Il Sole 24 Ore, http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-11-09/il-myanmar-celebra-suu-kyi-ma-costituzione-sbarra-strada-134058.shtml?uuid=ACLFkCWB&refresh_ce=1, 10/11/2015.

[5] G. Donfrancesco, Il Myanmar celebra  Suu Kyi, ma la Costituzione le sbarra la strada, Il Sole 24 Ore, http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-11-09/il-myanmar-celebra-suu-kyi-ma-costituzione-sbarra-strada-134058.shtml?uuid=ACLFkCWB&refresh_ce=1, 10/11/2015.

[6] Ivi.

[7] F. Fasulo, Aung San Suu Kyi: la sfida del dopo elezioni, Istituto per gli Studi di Politica Internazioanle, http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/aung-san-suu-kyi-la-sfida-del-dopo-elezioni-14150, 10/11/2015.

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