Ucraina: sviluppi e paralisi di una guerra civile

Photo credit: http://voicesevas.ru

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L’intervento russo nella crisi siriana ha spostato i riflettori dei media nazionali e internazionali verso il Medio Oriente. Gli sviluppi nella regione, che hanno visto un peggioramento delle relazioni internazionali specialmente tra la Turchia di Erdoğan e la Russia di Putin, hanno gettato quasi nel dimenticatoio la crisi ucraina, ritornata sotto la lente d’ingrandimento occidentale dopo la notizia della decisione di non pagare i debiti contratti, pari a circa 3 miliardi di dollari, con la Russia[1]. Tale decisione ha palesato la possibilità, o per meglio dire il rischio – più concreto di quanto si immagini –, del fallimento dello Stato ucraino, che dopo la rivoluzione di Yevromaidan ha conosciuto una parentesi politica fatta di instabilità sul fronte orientale e di paralisi nelle istituzioni centrali. L’unico modo per Kiev di evitare il fallimento è l’intervento diretto del Fondo Monetario Internazionale, che ha cambiato la sua legislazione interna per quanto riguarda la concessione dei prestiti ai Paesi richiedenti. Precedentemente, infatti, se uno Stato non fosse stato in grado di ripagare i debiti contratti, questi non poteva richiedere alcun finanziamento al Fondo Monetario Internazionale. Con una mossa lungimirante, il FMI ha modificato le regole sui prestiti, decidendo di concederli anche a coloro che non fossero stati in grado di onorare quanto ricevuto da Stati terzi. Un modo per garantire l’afflusso di denaro a Kiev indipendentemente dalla scelta dell’esecutivo ucraino nei riguardi del debito contratto con Mosca[2].

Il calo di interesse nei confronti della guerra in Ucraina è stato anche grazie alla firma degli accordi di Minsk II, alla cui conferenza avevano partecipato la Russia, le due repubbliche secessioniste di Donetsk e Lugansk e la stessa Ucraina, con la mediazione del presidente bielorusso Alexander Lukašenko che ha colto l’occasione per ritagliarsi un importante spazio nello scenario regionale[3]. Gli accordi di Minsk II prevedevano infatti un cessate il fuoco tra le parti in conflitto e una maggiore autonomia per le regioni secessioniste, di difficile applicabilità dopo che la guerra civile ha provocato più di 9.000 morti e centinaia di migliaia di sfollati, rendendo l’Ucraina uno dei Paesi che ha prodotto il maggior numero di profughi insieme alla Siria[4].

Il congelamento del conflitto in Ucraina, come avevamo precedentemente affermato nel Geopolitical Risk Analysis sul Paese[5], è molto importante per Mosca, che ha potuto dunque concentrarsi a pieno regime alla questione siriana, abbandonando momentaneamente il teatro bellico nell’Europa orientale, obbligando di fatto Kiev a posticipare ogni piano di adesione formale all’Unione Europea. Difatti, nonostante l’apertura dell’Europa sul regime di Schengen[6], la fine del conflitto con l’applicazione degli accordi di Minsk è una condizione necessaria per l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. L’abbandono del teatro ucraino non è avvenuto unilateralmente per Mosca, ma anche gli Stati Uniti sembrano meno interessati a Kiev di quanto lo erano nel momento in cui le proteste contro il presidente Yanukovyč hanno portato alla sua caduta, con relativa nascita di un esecutivo filo-europeo e, soprattutto, filo-statunitense. Gli alti costi che dovrebbe assumersi l’establishment statunitense sarebbero troppo alti, alla luce della grave crisi economica che ha colpito il Paese[7] dopo le contro-sanzioni russe e la fine dei rapporti bilaterali privilegiati con Mosca; inoltre, la prossimità delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti non sono a favore di Kiev. La crisi economica non ha tuttavia indotto il governo ucraino a rivedere le proprie decisioni in merito alle spese riguardanti il comparto della difesa dal momento che, secondo il primo ministro Jacenjuk, vi è la necessità di mantenere un esercito preparato, ben armato e pronto a qualsiasi conflitto: ciò ho comportato la richiesta di un ulteriore aumento delle spese belliche, che occuperanno il 5% del PIL per il 2016, raddoppiando dunque la cifra impiegata nell’anno corrente[8]. Il bilancio di spesa previsto per il 2016 non è stato tuttavia ancora adottato dalla Rada ucraina, preoccupando non poco il Fondo Monetario Internazionale, che nel caso in cui si adotti un budget discostante da quello concordato è pronto a bloccare eventuali nuovi finanziamenti a Kiev[9].

La visita del vice-presidente statunitense Kerry a Mosca, nel quale ha discusso con il Ministro degli Esteri russo Lavrov di Siria e Ucraina, non è sufficiente a mostrare un continuo interesse statunitense nei confronti dell’Ucraina, quanto più è apparso un tentativo per rinsaldare i legami con Putin. Difatti, come ha dichiarato lo stesso Kerry, l’ago della bilancia è l’implementazione degli Accordi di Minsk II, in cambio del ritiro delle sanzioni alla Russia. Tale affermazione è stata però di contorno rispetto alla questione siriana e alla lotta contro lo Stato Islamico, che è stato il vero focus della visita di Kerry a Mosca[10].

Una situazione complessa per l’Ucraina. Se da un lato il conflitto si è fortunatamente congelato, dal momento che le violazioni del cessate il fuoco imposto a Kiev si riducono ogni giorno che passa, la situazione interna è al quanto complessa. Stretta dalla mancata progettazione economica dei partiti attualmente al governo, dalla mancata coesione di tutte le anime politiche che popolano la Rada e l’intensificarsi delle operazioni militari internazionali contro le milizie dello Stato Islamico, Kiev si trova con alleati che hanno poca voce in capitolo – come l’Unione Europea che non può avviare i colloqui per l’adesione e può solo stipulare accordi bilaterali – e sta lentamente scivolando negli ultimi posti delle agende politiche dei vari attori regionali e internazionali interessati alla questione ucraina. Tutto a vantaggio di Mosca, che può liberamente concentrarsi sul ben più importante e caldo fronte siriano.

Note:

[1] N. Doff, «Ukraine Defaults on $3 Billion Bond to Russia», Bloomberg, www.bloomberg.com, 18/12/2015.

[2] «IMF rule change keeps Ukraine support; Russia complains», Reuters, www.reuters.com, 18/12/2015.

[3] E. Corradi, «La Bielorussia tra Mosca e Bruxelles», Geopolitical Review, www.geopoliticalreview.org, 25/10/2015.

[4] «Syria, Ukraine wars create record number of refugees», DW, www.dw.com, 18/10/2015.

[5] Ucraina Country Risk, Geopolitical Risk Analysis, Geopolitical Review, Roma, n. 2, Luglio/Agosto 2015, pp. 7-8 e 23-29.

[6] «UE: fin des visas courts séjours pour l’Ukraine, la Géorgie, le Kosovo», RFI, www.rfi.fr, 19/12/2015.

[7] A. Zhuk, «Ukraine’s government presents draft budget for 2016», Kyiv Post, www.kyivpost.com, 17/12/2015.

[8] E. Vena, «Ucraina, la crisi non ferma le spese militari: il budget aumenterà sino al 5% del PIL nel 2016, International Business Time, it.ibtimes.com, 13/09/2015.

[9] «Ukraine—IMF Statement on the 2016 Budget», Press Release No. 15/572, International Monetary Found, www.imf.org, 18/12/2015.

[10] C. Morello e A. Roth, «Kerry and Putin meet in Moscow, seek way forward on ending Syrian war», Washington Post, www.washingtonpost.com, 15/12/2015.

2 comments

  1. Giuseppe

    L’Ucraina non è mai stata un candidato potenziale all’adesione all’UE e non si è mai parlato di avviare le trattative di pre-adesione.

    • Edoardo Corradi
      Author

      Se non si può parlare di Ucraina nei termini di Macedonia, Turchia, Serbia, Albania e via discorrendo, appare tuttavia chiaro come la nuova Ucraina post-Maidan è più spinta verso Ovest che verso Est. La firma dell’accordo di associazione UE-Ucraina va in tal senso: iniziare il dialogo per il futuro. Cosa che, finché si manterrà il conflitto congelato, non potrà mai evolversi verso una formale adesione ucraina. La liberalizzazione dei visti va anche in questa direzione. Un’Ucraina né Occidentale né filo-russa non interessa a nessuno. Pertanto la Russia, per cercare di salvare il salvabile, ha bloccato l’Ucraina. Con la speranza (non mia, ma dell’establishment russo) che, una volta risolta la Siria, possa avere più voce in capitolo per quanto riguarda il suo vicino.

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