La Nigeria di Boko Haram

Foto: Africa Express

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La minaccia jihadista che trova nell’ISIS il principale rappresentante in Medio Oriente ed in Nord Africa, è rinvenibile anche in alcuni stati sub-sahariani. Questo è il caso della Nigeria, prima economia continentale e storicamente teatro di contrasti etnici tra le numerose tribù che compongono la popolazione, nonché luogo di nascita e sviluppo del gruppo estremista Boko Haram (in italiano si può tradurre come “L’istruzione occidentale è proibita”), divenuto noto alle cronache per aver ottenuto il controllo di un’ampia porzione di territorio nel Nord-Est del Paese. Trovando terreno fertile nelle divisioni etniche e nella corruzione che caratterizzano la Nigeria, Boko Haram è quindi stata in grado di creare una organizzazione militare e di compiere azioni volte ad instaurare un controllo effettivo su parte del territorio nigeriano.

Le origini del gruppo e il ruolo di Abuja nella regione

La Nigeria è uno dei principali attori nella geopolitica dell’Africa occidentale, rappresentando la maggiore economia del continente, oltre ad esserne il paese più popoloso. Abuja, inoltre è uno dei principali produttori africani di greggio e la propria posizione nel Golfo di Guinea le permette di avere uno sbocco diretto per la propria produzione lungo le rotte commerciali dell’Atlantico meridionale. In passato, proprio la regione costiera attorno all’area del Delta del Niger è stata teatro di forti scontri, a causa della mancata distribuzione della ricchezza prodotta dall’estrazione e commercializzazione del greggio. Al tempo stesso, la dilagante corruzione, le tensioni etniche e l’impreparazione delle forze armate nigeriane hanno fatto sì che nel nord-est del paese l’organizzazione terroristica Boko Haram, sorta nel 2002 nello stato del Borno, sia riuscita ad imporsi e ad ottenere il controllo di parte del territorio federato. Attualmente, Boko Haram è guidato da Abubakar Shekau, il quale ha impresso una svolta alle tattiche del gruppo in favore di un approccio brutale anche contro la popolazione civile. Il ricorso alla violenza da parte di Boko Haram è stata tale da essere considerato quale il gruppo più letale al mondo[1]. Scopo della formazione è quello di instaurare in Nigeria uno stato islamico retto dalla sharia, vietando qualsiasi legame con la cultura occidentale e, per far ciò, colpisce soprattutto obiettivi cristiani e stranieri, ma anche quella parte di popolazione musulmana che non abbracci l’ideologia salafita[2].

L’adesione all’ISIS

Nel mese di luglio 2014, Abubakar Shekau ha pubblicamente manifestato la fedeltà di Boko Haram al Califfato di Al Baghdadi. Precedentemente, il gruppo nigeriano era sospettato di avere stretti legami con Al Qaeda nel Maghreb Islamico, ma il successo che l’ISIS ha ottenuto, tanto sul campo quanto in termini di propaganda, ha spinto il leader di Boko Haram ad avvicinarsi alla formazione mediorientale. Inoltre, l’ideologia salafita e il rifiuto della cultura e dell’istruzione occidentali in favore dell’instaurazione di un’entità statale retta esclusivamente dalla legge islamica rappresentano altrettanti punti di contatto tra le due organizzazioni. Tuttavia, a differenza di altri gruppi in Nord Africa e Medio Oriente, che hanno utilizzato tattiche militari sofisticate solo dopo l’affiliazione all’ISIS, Boko Haram ha posto in essere tale approccio fin dal 2009. Inoltre, una delle proprie azioni più importanti, il rapimento di oltre 250 studentesse nigeriane, è avvenuta pochi mesi prima dell’adesione al Califfato. Tali tattiche sono però cambiate nel 2014, passando dalla conquista e controllo del territorio ad azioni suicide o di guerriglia. La ragione di un simile mutamento può essere imputata al nuovo approccio del governo di Abuja che ha avviato, assieme ai partner africani, una controffensiva per riprendere il controllo dei territori perduti[3]. In altri termini, se da una parte l’adesione di Boko Haram all’ISIS ha rilevanza per il primo in termini di reclutamento e finanziamento a fronte del nuovo impegno internazionale contro la formazione africana[4], dall’altra tale alleanza potrebbe risultare strategica in un’ottica di inserimento del gruppo mediorientale nei paesi sahariani, dove pure sono attive altre formazioni dell’Islam radicale.

La risposta internazionale

Dopo le nuove elezioni presidenziali, che hanno visto la vittoria di Muhammadu Buhari, la Nigeria, assieme a Niger, Ciad e Camerun, ha creato una task force congiunta, sostenuta da ONU e Unione Africana, per lanciare un’offensiva contro Boko Haram, che nel corso del 2015 ha compiuto attacchi anche al di fuori dei confini nigeriani. Abuja necessita di sconfiggere il gruppo jihadista per poter riaffermare il proprio ruolo di potenza regionale, che le azioni di Boko Haram e le difficoltà politiche interne hanno sinora limitato. Tra gli altri paesi, Camerun e Ciad ricoprono un ruolo rilevante. Il primo rappresenta un ponte che collega economicamente e politicamente l’Africa occidentale a quella centrale e, in virtù di tale posizione, il governo di Yaoundé considera quella jihadista una minaccia alla propria sicurezza e al proprio ruolo geopolitico nella regione, anche a fronte della concomitante crisi politica che attraversa la vicina Repubblica Centrafricana[5]. Dal proprio canto, il Ciad ha visto nella minaccia di Boko Haram l’occasione per rompere l’isolamento internazionale a cui è stato costretto durante il ventennale governo dell’attuale presidente Idriss Déby, ma che a partire dal 2013 aveva iniziato ad ottenere apprezzamento internazionale per l’impegno sul fronte della sicurezza regionale[6]. Inoltre, anche il Ciad occupa una posizione strategica collegando l’area operativa di Boko Haram alla Libia, attualmente teatro di una nuova offensiva da parte dell’ISIS. Allo stesso tempo, nella regione è presente la Francia, che offre il proprio sostegno logistico ai paesi coinvolti, e che ha legami storici nell’area considerata da Parigi come strategica dal punto di vista economico.

Conclusioni

La presenza di Boko Haram rappresenta una minaccia per la stabilità dell’Africa Occidentale. La Nigeria viene da un periodo di debolezza politica, aggravata da una diffusa corruzione, che ha aiutato la propaganda e la campagna militare jihadista, rendendo più difficile per Abuja ricoprire il ruolo di potenza regionale che la propria forza economica le riconosce. Al tempo stesso, la minaccia jihadista è avvertita come tale anche dagli paesi dell’area, la quale è diffusamente coinvolta nella proliferazione di gruppi estremisti di matrice islamica, occupando una fascia di territorio che collega l’Africa centrale a quella settentrionale.

Note:

[1] Institute for Economics & Peace, Global Terrorism Index 2015, IEP Report 36, 2015, p. 14.

[2] G. Cuscito, «Boko Haram, un piccolo Stato Islamico cresce in Nigeria», Limes, www.limesonline.com, 15/01/2015.

[3] E. Bennett, «Tactical Adjustments for Boko Haram», Foreign Policy Journal, www.foreignpolicyjournal.com, 14/07/2015.

[4] H. Alkhshali e S. Almasy, «ISIS leader purportedly accepts Boko Haram’s pledge of allegiance», CNN, http://edition.cnn.com, 13/03/2015.

[5] T. Vircoulon, «Cameroon: Africa’s Pivot, IPI Global Observatory», http://theglobalobservatory.org, 16/06/2015.

[6] A. De Giorgio, «La Nigeria e l’aiuto controverso e interessato del Ciad», ISPI, www.ispionline.it, 12/02/2015.

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