L’Arabia Saudita e le tensioni in Medio Oriente

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L’Arabia Saudita rappresenta uno dei principali attori nello scenario mediorientale. Primo produttore mondiale di petrolio, Riad è uno storico alleato delle potenze occidentali e, in particolare, degli Stati Uniti, con cui, tuttavia, i rapporti si sono raffreddati dopo la decisione di Washington di giungere ad un accordo sul programma nucleare dell’Iran, avversario dell’Arabia Saudita nella regione. In tal senso, Riad imputa agli USA, e alla loro invasione dell’Iraq nel 2003, il nuovo attivismo di Teheran, che ha scoperto un maggior spazio di manovra dopo che a Baghdad è sorto un governo che ha instaurato amichevoli relazioni diplomatiche con l’Iran, e che va ad aggiungersi alla storica alleanza con la Siria di al-Assad. Da ciò si è creato un arco di paesi che dal Mediterraneo arriva al Golfo Persico e che Riad vede come una minaccia per il proprio ruolo nella regione.

Il ruolo di Riad in Medio Oriente

L’Arabia Saudita è considerata un elemento di stabilità nel Medio Oriente tanto che gli Stati Uniti vi hanno individuato un partner strategico nella regione. Allo stesso tempo, Riad si è posta come hub economico e commerciale nei confronti degli altri paesi del Golfo. A tal riguardo, nel 1981, il governo saudita è stato promotore, assieme ad altre cinque monarchie arabe, del Consiglio di Cooperazione del Golfo, il quale, se da una parte riveste compiti di natura economica e commerciale, dall’altra rappresenta anche un blocco volto a contenere l’attivismo geopolitico dell’Iran e, più in generale, le minacce alla sicurezza interna che i paesi membri si possano trovare ad affrontare. In tal senso, un esempio può essere dato dall’intervento di Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti in Bahrein, in occasione della rivolta sciita contro la monarchia sunnita alleata di Riad. Nel 2011, nel regno bahreinita, dove risiede una maggioranza sciita, numerose manifestazioni di protesta contro la famiglia reale si sono velocemente trasformate in scontri, di fronte ai quali Manama ha chiesto il sostegno di Riad e delle altre monarchie del Golfo[1], ricevendo un aiuto militare dai propri partner, che ha permesso al governo del Bahrein di ristabilire l’ordine interno. Riad si è quindi posta come polo attrattivo delle altre monarchie arabe, le quali, al pari del governo saudita, temono l’attivismo iraniano, dopo che Teheran si è fatto capofila dell’arco di paesi a trazione sciita che attraversa il Medio Oriente, e soprattutto a fronte della distensione nei rapporti con le cancellerie occidentali, a seguito dell’accordo sul programma nucleare dell’Iran.

Lo scontro con Teheran

La recente esecuzione dell’imam sciita Nimr al-Nimr, accusato da Riad di terrorismo, ha esacerbato lo scontro politico in atto tra Arabia Saudita e Iran, tanto da giungere alla rottura delle relazioni diplomatiche. I due paesi presentano una profonda divisione culturale, con il primo culla dello wahabismo ed il secondo guida del mondo sciita. Tuttavia, tale diatriba trova la propria ragion d’essere nel più ampio scontro politico volto all’egemonia regionale e che vede le due potenze impegnate in una guerra per procura combattuta sui fronti siriano e yemenita[2]. Tale contrapposizione si esplica anche lungo una direttrice economica, legata al petrolio e ai rischi che Riad potrebbe dover affrontare di fronte ad un nuovo flusso di greggio iraniano, dopo che l’accordo sul nucleare di Teheran ha dato inizio ad una fase di graduale cancellazione delle sanzioni. In particolare, alla luce del calo congiunturale del prezzo del petrolio, e della volontà saudita di non perdere quote di mercato limitando la produzione, un nuovo flusso di greggio potrebbe limitare gli introiti arabi. Ciononostante, la strategia saudita sembra essere quella di anticipare l’ingresso iraniano nel mercato del greggio, prospettando il taglio dei prezzi per il petrolio destinato all’Europa. Scopo di tale operazione, in previsione della fine delle sanzioni, sarebbe quello di evitare che Teheran si assicuri quote di mercato europeo a scapito di Riad, colpendo anche le possibili entrate fiscali iraniane[3].

La diplomazia internazionale

Riad è il principale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente. Proprio Washington ha garantito, nel tempo, la sicurezza dello stato arabo. Sull’altro piatto della bilancia, la fornitura di petrolio saudita ha reso Riad un partner strategico per gli USA. Tuttavia, Washington ha deciso di perseguire l’indipendenza energetica, limitando la rilevanza delle importazioni di petrolio saudita. Questo ha comportato alcuni contrasti, confermati dalla decisione statunitense di giungere all’accordo con Teheran per la sospensione del programma nucleare militare, in cambio della graduale cancellazione delle sanzioni. L’azione USA può essere letta anche come la volontà di spostare la propria attenzione all’area pacifica, considerata strategicamente più importante del Medio Oriente per i propri interessi. Tra i paesi europei, è la Francia ad aver approfondito più di altri i rapporti con Riad. Parigi, con la volontà di ampliare la propria presenza in Medio Oriente, ha stipulato contratti commerciali con il regno saudita, che sembra apprezzare la diplomazia francese per l’opposizione alla permanenza di Assad al governo della Siria e la propria intransigenza nei negoziati con l’Iran[4]. Dal proprio canto, la Russia manifesta una rinnovata volontà di inserimento nello scenario mediorientale al fine di tutelare i propri interessi nella regione, dove ha stretti legami con Iran e Siria, mantenendo, al tempo stesso, un dialogo con Riad, quale partner nella lotta all’ISIS, ma anche per la sua influenza sulle comunità musulmane nel Caucaso e nei paesi confinanti con la Russia[5].

Conclusioni

La crisi geopolitica del Medio Oriente vede come protagonista l’Arabia Saudita. Da una parte, Riad si è fatta promotrice di una cooperazione regionale volta allo sviluppo economico e commerciale, ma anche alla difesa interna delle monarchie arabe. Dall’altra, la propria posizione in campo energetico e quale leader del mondo sunnita, valgono all’Arabia un ruolo centrale nella ricerca di una soluzione della crisi e nella lotta contro il terrorismo dell’ISIS. Tuttavia, Riad manifesta profondi timori in relazione all’uscita dell’Iran dal proprio isolamento internazionale, rischiando di approfondire il decennale contrasto con Teheran, a scapito della stabilità regionale.

Note:

[1] G. Dentice, «Il ruolo del Consiglio di Cooperazione del Golfo nel panorama del Vicino Oriente», Eurasia, http://www.eurasia-rivista.org/il-ruolo-del-consiglio-di-cooperazione-del-golfo-nel-panorama-del-vicino-oriente/10062/, 27/06/2011

[2] B. Guetta, «Iran e Arabia Saudita si affrontano in una guerra regionale», Internazionale, http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2015/10/21/iran-arabia-saudita-siria-guerra-regionale, 21/10/2015

[3] B. Faucon, «Saudi Arabia Cuts European Oil Prices as Middle East Tensions Grow», Wall Street Journal, http://www.wsj.com/articles/saudi-arabia-cuts-european-oil-prices-as-middle-east-tensions-grow-1452005611, 05/01/2016

[4] B. Guetta, «Le ragioni dietro gli affari tra Francia e Arabia Saudita», Internazionale, http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2015/10/14/francia-affari-arabia-saudita, 14/10/2015

[5] R. Guolo, «Usa, Russia ed Europa: così i sauditi mobilitano ex avversari e vecchi amici», La Repubblica, http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/05/news/usa_russia_ed_europa_cosi_i_sauditi_mobilitano_ex_avversari_e_vecchi_amici-130634240/, 05/01/2016

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