Serbia: la questione del riarmo e la Russia

Foto: sputniknews.com

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Recentemente, l’eventuale acquisizione da parte della Serbia di batterie antimissilistiche di produzione russa ha sollevato varie polemiche nei media della regione. Da alcuni mesi i due “garanti” esterni, e regionali, della pace in Bosnia ed Erzegovina, ossia la Croazia e la Serbia, stanno rilanciando – con forte impatto nei media locali[1] – una corsa alla modernizzazione ed al riarmo dei rispettivi eserciti. Se si considera che la Croazia è membro dell’UE e della NATO, e se dovessimo valutare come genuine le dichiarazioni delle autorità politiche della Serbia a proposito del loro cammino verso l’adesione all’UE, risulta quantomeno incongrua l’esibizione di simili retoriche guerresche.

La Croazia dovrebbe ottenere dei lanciamissili dagli USA[2] a titolo gratuito (sebbene i razzi dovranno poi essere acquistati), con un raggio d’azione di circa 300 km, mutando potenzialmente il rapporto di forze sul campo, sotto il profilo strategico, nell’area dei Balcani Occidentali. La Serbia, dal canto proprio, non intende esser da meno, così sono in corso da tempo delle trattative per l’acquisto di lanciarazzi dalla Russia[3]. Lo scambio di accuse e sospetti su chi sia il reale obiettivo dei razzi, tra i Ministri degli Esteri dei due Paesi che nell’ultimo ventennio hanno garantito la pace in Bosnia, ha assunto toni vagamente surreali. Il Ministro degli Esteri della Serbia, Ivica Dačić, ha pubblicamente dichiarato che con ogni probabilità il reale obiettivo dei missili croati non può che essere il suo Paese[4] (o la Bosnia ed Erzegovina).

La neutralità della Serbia e la percezione della Russia

Nonostante il basso profilo dovuto ad una economia in crisi ed alla propria instabilità politica, la Russia, sia durante la guerra in Bosnia (1992-1995) che durante la Guerra del Kosovo (1999), venne considerata dagli Americani come lo stato “garante” della Serbia[5] nello spazio post-jugoslavo. Così, in virtù della riappropriazione della scena internazionale da parte della Russia negli ultimi anni, con un ruolo decisamente più assertivo (rispetto al recente passato), i Balcani sono divenuti oggetto di dispute[6] e contese, in particolare la loro lealtà e l’eventuale futura affiliazione al blocco euro-atlantico.

Sebbene negli ultimi quindici anni circa la situazione sul terreno sia mutata, e i leader politici della Serbia non smettano di ripetere il mantra del “cammino verso l’UE”, sotto il profilo militare Belgrado si sforza di mantenere una sorta di neutralità[7], mostrando un atteggiamento ondivago e incerto in politica estera[8]. Questo implica che la tipica retorica applicata ai Paesi dell’Europa Orientale sull’integrazione nelle istituzioni euro-atlantiche (ossia UE e NATO) in Serbia non ha trovato un terreno particolarmente favorevole. Secondo un sondaggio IPSOS realizzato lo scorso mese[9] (dicembre 2015), il 72% degli intervistati ha dichiarato di avere fiducia nella Russia, il 25% verso l’UE e solamente il 7% verso la NATO. Come rileva il sondaggio, una fetta consistente della popolazione in Serbia crede che con l’UE sia positivo fare affari (o magari viverci), però la Russia (nonostante solo il 5% delle esportazioni della Serbia sia diretto verso Mosca, contro il 60% diretto verso l’UE), dato che continua a giocare il ruolo di protettrice “simbolica” e garante di ultima istanza della Serbia (ad esempio, lo scorso anno, in sede ONU, la Russia ha ostacolato l’ingresso del Kosovo nell’UNESCO) gode di una notevole simpatia popolare. Ovviamente questi sentimenti favorevoli nei confronti di Mosca si riflettono sull’elettorato e conseguentemente nei partiti politici e all’interno degli stessi (nel partito di maggioranza guidato da Vučić, l’SNS, sono presenti varie “correnti”, ossia filo-UE, filo-russe e filo-atlantiche).

La visita di Rogozin a Belgrado

Su questo sfondo, il vice-premier russo Dmitry Rogozin ha incontrato a Belgrado nei giorni scorsi (11 e 12 gennaio) le massime cariche dello Stato[10], prendendo parte ad una commissione intergovernativa congiunta sulle relazioni commerciali, economiche, tecniche e scientifiche. Sebbene non sia stato reso noto il contenuto specifico di quanto discusso, al termine del colloquio con Aleksandar Vučić, Rogozin ha donato al premier serbo un modellino del lanciarazzi russo S-300. Secondo Rogozin[11], nei Balcani “non c’è bisogno di una militarizzazione”, “non gli piace la militarizzazione della Croazia”, ed il suo Paese è disposto ad aiutare la Serbia nell’affrontare le spese dell’eventuale acquisto delle costose armi. Il vice-premier russo ha mostrato scetticismo a proposito della capacità della NATO di poter apportare maggiore sicurezza e pace nella regione[12], asserendo che la NATO è un relitto della Guerra fredda. Rogozin afferma peraltro che la Russia vede con preoccupazione l’espansione della NATO nei Balcani[13] (un processo “pericoloso e provocatorio”), reputando l’eventuale adesione del Montenegro “inaccettabile”, così come quella della Macedonia.

Inoltre Rogozin ha sottolineato che se la Serbia avesse avuto un simile sistema di difesa già nel 1999, “non ci sarebbero stati edifici in macerie a Belgrado e nelle altre città” del Paese. Vučić afferma, dal canto suo, che la Serbia è pronta a rinunciare all’acquisto degli S-300, a patto però che anche Zagabria sia disposta a interrompere il proprio riarmo, sottolineando che sarebbe meglio spendere il denaro destinato alle armi ad altre voci del budget nazionale.

In una delle esternazioni del politico russo, non è di certo passato inosservato il fatto che egli abbia utilizzato il termine “alleato”[14] per riferirsi alla Serbia. Infatti, la Serbia, oltre a promuovere una politica di neutralità, non fa parte formalmente di alcuna alleanza militare con la Russia (la Serbia gode dello status di “osservatore” nell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, oltre ad aver sottoscritto la Partnership for Peace con la NATO e, successivamente, l’Individual Partnership Action Plan).

Le reazioni alla visita del vice-premier russo

Immancabili ovviamente le reazioni. Tomislav Karamarko, leader dell’HDZ croato (conservatori) e futuro membro del governo di Zagabria, ha gettato acqua sul fuoco, richiamando l’attenzione a coltivare buone relazioni tra vicini e la collaborazione economica. In Serbia, la fazione atlantista[15] ha criticato le esternazioni di Rogozin e Vučić, mettendone in evidenza le contraddizioni a proposito degli impegni derivanti dagli Accordi di Dayton in materia di controllo degli armamenti nella regione, oltre alle linee di politica da adottare (da parte di Belgrado) in armonia con i Paesi della UE. La destra ultra-nazionalista, come ad esempio il movimento Dveri[16], reputa che il Paese necessiti delle armi russe.

Per quanto riguarda l’America, non è forse casuale che Ben Rhodes (vice consigliere per la sicurezza nazionale degli USA) abbia rilasciato una dichiarazione[17] in cui sostiene che «non sia nell’interesse della regione [dei Balcani] rimanere intrappolati in una qualche Guerra fredda tra gli USA e la Russia». Rhodes afferma che «gli Stati Uniti seguono la situazione nei Balcani con grande interesse, in particolare la situazione in Bosnia ed Erzegovina ed in Kosovo, soprattutto per le questioni legate alla sicurezza, ossia terrorismo e migrazioni». Un altro funzionario USA, l’ambasciatore americano a Belgrado Michael Kirby (il cui mandato terminerà a fine mese[18]), dal canto suo, tenta di smorzare i toni, affermando che la Serbia non necessita delle armi in questione[19], anzi, il denaro necessario per l’acquisto dovrebbe essere speso diversamente – sebbene aggiunga che ovviamente Belgrado è libera di comprare ciò che desidera. Egli reputa che l’attuale “crisi” tra la Croazia e la Serbia non sia in fondo così grave.

Conclusioni

Si potrebbe affermare che dal punto di vista politico, l’ambiguità della Serbia e della sua classe politica al governo, sia da ricondursi alla ragguardevole simpatia che una fetta significativa dell’opinione pubblica serba nutre verso la Russia. A livello contingente, la campagna elettorale in corso amplifica la necessità di massimizzare il consenso nazional-popolare da parte dei partiti al governo. Tuttavia i dati relativi alle esportazioni della Serbia e degli investimenti diretti nel Paese, sono piuttosto laconici: l’UE rappresenta un partner economico strategico e fondamentale, nonostante i tentativi di attrarre capitali da alcuni Paesi arabi. Quanto a lungo potrà durare la divergenza della politica estera di Belgrado, rispetto a quella dell’UE? (si veda ad esempio il diniego della Serbia nell’applicare il regime delle sanzioni alla Russia[20]).

Dal punto di vista strategico internazionale, è evidente che la rivalità tra l’America e la Russia si ripercuota anche nei Balcani, ed in particolare in Serbia (oltre al Montenegro, alla Bosnia ed Erzegovina ed alla Macedonia). Non è chiaro se la Russia intenda, con il suo atteggiamento antagonista, in prospettiva, destabilizzare i Balcani per intralciare i propri rivali. È comunque prematuro trarre delle conclusioni affrettate, perché è possibile che un eventuale miglioramento dei rapporti tra USA e Russia, vada a sgonfiare la bolla delle strumentalizzazioni nei Balcani.

Note:

[1] Ivana Nikolic, «Belgrade-Zagreb Weapons Row Sparks Media Offensive», Balkan Insight, www.balkaninsight.com, 11/01/2016.

[2] Krešimir Žabec, «VELIKI POSAO MORH-a I PENTAGONA Hrvatska kupuje moćno oružje koje će potpuno promijeniti vojnu ravnotežu u regiji!», Jutarnji List, www.jutarnji.hr, 13/10/2015.

[3] «Vučić: Nećemo nikome biti laka meta; Rogozin: Da ste ’99. imali S300…», Blic, www.blic.rs, 11/01/2016.

[4] «Dačić: Hrvatska nabavlja rakete za gađanje Srbije», Blic, www.blic.rs, 04/01/2016.

[5] J. Norris, Collision Course: NATO, Russia, and Kosovo, Praeger, 2015.

[6] Christian Costamagna, «SERBIA: La Russia vuole destabilizzare i Balcani?, East Journal, www.eastjournal.net, 21/03/2014.

[7] Christian Costamagna, «La posizione della Serbia nello scacchiere internazionale e geopolitico», Geopolitica Rivista, www.geopolitica-rivista.org, 22/10/2014.

[8] Vittorio Giorgetti, «La Serbia tra Russia e Unione Europea», OPI, www.bloglobal.net, 14/01/2016.

[9] «Ko je bliži Srbima, Evropa ili Rusija?», B92, www.b92.net, 12/01/2016.

[10] «Rogozin u Beogradu: Tema i kupovina aviona MiG-35?», B92, www.b92.net, 10/01/2016.

[11] «Rusiji se ne sviđa militarizacija Hrvatske», Al Jazeera, http://balkans.aljazeera.net, 12/01/2016.

[12] «Rusija je protiv pokušaja NATO da militarizuje Balkan», Beta, www.beta.rs, 12/01/2016.

[13] «”Modernization of Serbia’s army will cost”», B92, www.b92.net, 13/01/2016.

[14] «”Jak saveznik štiti Srbiju od svakog agresora”», B92, www.b92.net, 12/01/2016.

[15] «USAGLASITI RETORIKU U OBLASTI SPOLJNE, BEZBEDNOSNE I ODBRAMBENE POLITIKE SRBIJE SA OBAVEZAMA, USVOJENIM I PROKLAMOVANIM PLANOVIMA», Centar za evroatlantske studije, http://ceas-serbia.org, 12/01/2016.

[16] «Dveri: Smeniti Mihajlović zbog izjave o Rogozinu», B92, www.b92.net, 13/01/2016.

[17] «Ben Rods: SAD pomno prate situaciju na Balkanu», Radio Slobodna Evropa, www.slobodnaevropa.org, 14/01/2016.

[18] «New U.S. ambassador in Belgrade is “expert on Russia”», B92, www.b92.net, 15/01/2016.

[19] «Kirbi: Srbiji nije neophodno naoružanje», N1, http://rs.n1info.com, 15/01/2016.

[20] Iva Nikolic, «Nuova condizione dell’Ue: la Serbia dovrebbe introdurre sanzioni alla Russia», Serbian Monitor, http://serbianmonitor.com, 16/10/2015.

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