Tensioni Iran – Arabia Saudita: il Grande Gioco in Medioriente

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Arabia Saudita e Iran non si sono mai amati tanto. Tuttavia, negli ultimi giorni la conflittualità latente tra le due potenze del Golfo è tornata a manifestarsi più forte che mai, accentuando l’instabilità già ampiamente diffusa nella regione. L’Arabia Saudita ha mandato un segnale forte a chi la accusa da tempo di incoraggiamento dei gruppi sunniti più radicali e allo stesso tempo ha voluto colpire deliberatamente l’Iran – il grande protettore degli sciiti che considera come minaccia esistenziale nell’area – impegnato nel processo di distensione dopo anni di isolamento regionale e internazionale[1]. Il 2 gennaio scorso la monarchia saudita ha giustiziato 47 presunti terroristi tra cui lo stimato intellettuale e religioso iraniano Nimr al-Nimr[2] – una delle poche voci che si erano levate contro le umiliazioni settarie subite dalla comunità sciita in Arabia Saudita e che incitava alla ribellione contro i monarchi assoluti.

Le reazioni furibonde alle esecuzioni non hanno registrato vittime, ma si sono aperte lungo linee settarie tra sunniti e sciiti. A Teheran, alcuni manifestanti per protesta hanno preso d’assalto l’ambasciata saudita, mentre a Mashaad è stato preso di mira il consolato della monarchia. Questi eventi hanno inevitabilmente condotto a una delle peggiori crisi in Medioriente degli ultimi anni[3], con l’interruzione delle relazioni diplomatiche tra i due Stati. In Iran c’è imbarazzo per gli attacchi avvenuti nell’imminenza della nuova fase post-sanzioni. Il presidente iraniano Rouhani ha preso le distanze dai circa 10 mila dimostranti impegnandosi a perseguire i responsabili degli attacchi e puntando alla diplomazia, ma ha anche dichiarato che l’Arabia «non può nascondere il suo crimine con l’interruzione delle relazioni» [4]. In un’escalation strategica e settaria[5], le monarchie arabe sunnite del Golfo – Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar – insieme a Gibuti e Sudan hanno richiamato i loro ambasciatori in Iran e in alcuni casi interrotto le relazioni diplomatiche. In più, Riad ha sospeso tutti i collegamenti aerei da e per l’Iran e ha inviato una lettera all’ONU accusando l’Iran di aver fallito nel compito di proteggere le sedi diplomatiche straniere. Il Consiglio di Sicurezza ha condannato «nei termini più forti» le violenze dei manifestanti, richiamando Teheran a «proteggere il personale diplomatico saudita e le loro proprietà» e chiedendo a entrambi di «prendere misure per ridurre la tensione», senza però menzionare le esecuzioni di massa in Arabia[6]. Sabato prossimo il Gulf Cooperation Council si riunirà a Riad per discutere delle ripercussioni della crisi iraniano-saudita[7], mentre il giorno successivo la Lega Araba terrà un meeting d’emergenza al Cairo per discutere degli attacchi alle sedi diplomatiche saudite[8]. Intanto la Repubblica Islamica dell’Iran ha boicottato il piccolo pellegrinaggio o Umra nei luoghi santi della Mecca “fino a nuovo ordine” e ha vietato di importare prodotti provenienti dall’Arabia Saudita. Infine giovedì 7 gennaio è giunta la notizia di un raid aereo saudita della Islamic coalition che avrebbe colpito nelle vicinanze dell’ambasciata iraniana nella capitale yemenita Sana’a dove sono in corso gli accertamenti sui danni[9].

Quali sono le ragioni della rivalità storica tra Iran e Arabia Saudita? Sono motivazioni geopolitiche che hanno a che fare con la contesa di potere e di influenza. In altre parole si tratta di una lotta per l’egemonia regionale e per la supremazia dell’intero Medioriente a cui si somma l’ossessione saudita dell’espansione iraniana nel Golfo. Uno scontro geopolitico, rivestito di una maschera religiosa e settaria, che contrappone sauditi sunniti e iraniani sciiti in più guerre per procura (Yemen, Siria, Iraq e Bahrein) sponsorizzando fazioni rivali[10]. Alla luce di questo, il raggiungimento dell’accordo sul nucleare iraniano ha mutato profondamente gli equilibri regionali sempre più a favore di Teheran che, per la prima volta, sta combattendo a fianco di Baghdad per contrastare lo Stato Islamico e non è più il paria del Medioriente e della comunità internazionale. Nei prossimi giorni l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica darà il via libera per la revoca di alcune sanzioni all’Iran che diventerà progressivamente più forte. Sul piano internazionale, dopo decenni si è verificato il riavvicinamento a Washington e il consolidamento dell’alleanza con Mosca in Siria a sostegno del regime di Assad. A poche settimane dalla ripresa dei negoziati di pace sulla Siria, a cui dovranno partecipare anche Iran e Arabia Saudita, si auspica che i recenti eventi non compromettano l’esito finale delle trattative[11]. Infine sul piano economico si sta concretizzando un revival iraniano anche tra i paesi OPEC nell’aumento dei ritmi di produzione di petrolio e gas.

D’altra parte per i sauditi non è certamente un buon momento e, a detta di alcuni, la scelta delle esecuzioni contro il terrorismo ha distolto l’attenzione dai problemi interni alla monarchia. Oltre alla successione dinastica non ancora consolidata, all’estremismo interno e alle dure repressioni delle minoranze sciite, gli al-Saud non stanno vincendo nelle proxy war in Yemen e Siria e stanno attraversando una crisi di liquidità che li ha obbligati a tagli e austerità. Questa è una delle conseguenze della decisione di mantenere prezzi del greggio quasi ai minimi storici, giocando al ribasso per avere la meglio sui propri concorrenti con prezzi più alti tra cui l’Iran[12]. Inoltre, dopo il raffreddamento delle relazioni con gli Stati Uniti e dopo le prove concrete dei finanziamenti sauditi ai movimenti sunniti più radicali, Riad cerca – per il momento senza successo – il sostegno di Washington che per anni ha considerato l’Arabia Saudita un pilastro “moderato” nel sistema del Golfo. Mentre all’orizzonte sembrano sfumare i sogni egemonici sauditi di un ordine regionale a maggioranza sunnita e l’Iran sta ritornando ad esercitare il suo ruolo di attore di rilievo sia dentro che fuori la regione, continua l’escalation tra i due stati in un Medioriente sempre più caotico e meno sicuro.

Note:

[1] A. Negri, «Il missile virtuale di Riad», Il Sole 24 Ore, www.ilsole24ore.com, 02/01/2016.

[2] N. Pedde, «Lo scontro tra Arabia Saudita e Iran non è tra sunniti e sciiti», L’Huffington Post, www.huffingtonpost.it, 7/01/2016.

[3] A. Hashem, «How will Saudi Iranian crisis affect the region?», Al monitor, www.almonitor.com, 5/01/2016

[4] C. Shoichet – M. Castillo, «Saudi Arabia-Iran row spreads to other nations?», CNN, www.cnn.com, 5/01/2016.

[5] B. Hubbard, «Saudi Arabia cuts ties with Iran amid fallout from cleric’s execution», The New York Times, www.nytimes.com, 3/01/2016.

[6] G. Gaiani, «Iran-Arabia, sospende il pellegrinaggio alla Mecca. L’ONU condanna solo l’attacco a Teheran›», Il Sole 24 ore, www.ilsole24ore.com, 5/01/2016.

[7] «GCC to hold extraordinary meeting to discuss Saudi-Iran tensions», The Middle East Monitor, www.middleastmonitor.com, 6/01/2016.

[8] «Arab League to meet over Saudi Iran tensions», The Middle East Monitor, www.middleastmonitor.com, 5/01/2016.

[9] A. Withnall, «Iran accuses Saudi Arabia of missile strike on its embassy in Yemen capital», The Independent, www.independent.co.uk, 7/01/2016.

[10] M. Lynch, ‹‹Why Saudi Arabia escalated the Middle East’s sectarian conflict››, The Carnegie Endowment for International Peace, www.carnegieendowment.org, 4/01/2016.

[11] L. Sly – K. DeYoung, «Saudi Arabia SAYS Syrian peace talks remain on track easing feud with Iran», The Washington Post, www.washingtonpost.com, 5/01/2016.

[12] I. Bremmer – C. Kupchan, «The Saudi-Iranian Escalation will bring even more bloodshed to the Mideast», The Huffington Post, www.huffingtonpost.com, 7/01/2016.

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