Focus Corea del Nord – Gli ultimi fatti e le opinioni degli esperti sul programma nucleare nordocoreano

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La presente analisi è la prima parte di una lavoro che esaminerà, partendo da ciò che è emerso dai fatti del 6 gennaio, varie questioni. Nell’ordine queste sono: le reazioni degli esperti, quelle della Comunità Internazionale e infine lo stato attuale della minaccia nordcoreana alla luce del parallelo sviluppo di vettori missilistici sempre più avanzati.

Il ministero della Difesa di Seul e i media di Tokyo hanno lanciato la notizia che Pyongyang, come annunciato in effetti dai nordcoreani alcuni giorni or sono, si starebbe preparando a un nuovo test missilistico a lunga gittata. Al di là degli sviluppi di questo ennesimo test, non bisogna dimenticare che il vero problema costituito da un missile è quello che esso potrebbe trasportare in quanto vettore. Segnatamente, nello scenario dell’estremo oriente la tipologia di arma di distruzione di massa (WMD) che più tiene svegli i leader è decisamente quella nucleare. Di recente, la situazione è tornata a livelli di alta tensione in seguito alla detonazione di un nuovo ordigno sperimentale da parte di Pyongyang il giorno 6 gennaio.[1] Ciò che rende differente dal passato la situazione è che, secondo le dichiarazioni dei nordcoreani, l’ultima arma testata sarebbe una bomba all’idrogeno, cioè di tipo H, e non un’atomica di tipo A.

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Per prima cosa, i fatti: il 6 gennaio, i sismografi hanno captato una scossa di magnitudo circa 5.1 compatibile con un’esplosione nucleare nella zona dove notoriamente il regime di Pyongyang conduce i propri test nucleari.

Nello specifico, si tratta del sito di Punggye-ri, mentre gli altri evidenziati nella mappa sono siti di arricchimento di uranio e plutonio. Il test è stato condotto in una struttura sotterranea, quindi le uniche informazioni disponibili sono le dichiarazioni del regime e i tracciati sismografici analizzati dagli esperti, rendendo più complessa qualsiasi analisi. Stando alla stampa nazionale nordcoreana, il test sarebbe stato la prima detonazione di un ordigno di tipo H o termonucleare miniaturizzato della loro storia. I test precedenti, che verranno trattati in un articolo successivo, erano sempre stati condotti su armi nucleari di tipo A, decisamente meno avanzati tecnologicamente.

Queste dichiarazioni di Pyongyang spiegano come mai la situazione in Asia orientale appaia più tesa rispetto al passato anche perché tali dichiarazioni lasciano supporre il conseguimento da parte del regime della tecnologia per armamenti di tipo H e non più solo atomici di tipo A. A questo punto, poiché spesso, nella parlata comune, i due termini vengono impropriamente visti come interscambiabili, appare opportuno a chi scrive tracciare un quadro breve delle differenze tra queste due tecnologie.

Innanzitutto, il termine nucleare include tutte le tipologie di armi basate sulla manipolazione degli atomi di sostanze radioattive. Poiché la potenza di tali armi, anche di quelle “minori”, risulta essere talmente superiore a quella di qualsiasi, l’esplosivo chimico merita un’apposita scala di misura, il kilotone. Tale unità di misura corrisponde alla potenza esplosiva di mille tonnellate di tritolo. Il fatto che alcuni ordigni, anche della categoria A, possano produrre esplosioni con un rendimento nell’ordine dei megatoni, cioè di milioni di tonnellate di tritolo, rende più chiaro il terrore che queste armi esercitano e l’impatto che esse hanno avuto e hanno sulla geopolitica mondiale.

All’interno della vasta famiglia delle armi nucleari le due tipologie principali sono A e H. Per quanto riguarda la prima, questa è basata sulla reazione a catena di una fissione nucleare. A differenza, però, di quanto avviene nelle strutture di produzione energetica, questa reazione a catena avviene in un contesto privo di controllo. Questo fa sì che l’energia venga liberata in tempi misurabili in millisecondi, con conseguente onda d’urto termica e lampo in grado di accecare persone anche a distanza di molti chilometri.[2]

Tutti avranno visto almeno una volta le immagini di Hiroshima e Nagasaki bombardate sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Orbene, quelle devastazione furono causate da due bombe A, poco più che prototipi, una con un rendimento stimato intorno ai 16 kilotoni, l’altra con un rendimento intorno ai 25. Le due esplosioni causarono qualcosa come 110mila morti all’istante, oltre a tutti i feriti, agli irradiati e ai danni totali alle zone centrali delle due città.[3]

Questa non è la sede opportuna per discutere sull’opportunità o meno dei bombardamenti atomici condotti sul Giappone. È però possibile prendere a prestito i dati dei due attacchi per spiegare in concreto la pericolosità estrema degli ordigni nucleari di tipo H, visto che si tratta di armi in grado di raggiungere potenze migliaia di volte superiori alle bombe A di prima generazione sganciate dagli statunitensi.

Ciò che differenzia i due tipi di armamento è il principio fisico alla base della produzione di energia. Nel caso delle bombe H, si tratta non di un processo di fissione ma di fusione atomica, cioè lo stesso processo che è alla base della produzione energetica dei nuclei delle stelle. Anche senza essere esperti di fisica appare chiaro che attivare una reazione controllata di fusione atomica è un obiettivo molto complesso, che richiede immense quantità di calore e pressione fornite in modo tale da rendere controllabile il tutto. Ciò spiega perché ancora la tecnologia di fusione a livello civile non sia disponibile.

In campo militare, invece, l’obiettivo è una reazione incontrollata. All’indomani del Progetto Manhattan[4] alcuni membri dello star team di scienziati iniziarono a teorizzare che una reazione incontrollata di fusione fosse realizzabile usando come innesco una o più reazioni di fissione incontrollate.[5] Sebbene molti scienziati si opponessero all’idea, chi per ragioni scientifiche e chi come Oppenheimer per ragioni etiche,[6] il progetto decollò in seguito al primo collaudo positivo di un’arma atomica da parte dell’Unione Sovietica. Proprio dall’altro lato della Cortina di Ferro arrivò, il 30 ottobre del 1961, la Bomba Tsar, il più potente ordigno mai fatto esplodere dall’uomo. Il prototipo era una versione depotenziata, con un rendimento di “soli” 50 megatoni e che distrusse tutto nel raggio di 35 chilometri. Calcolatrice alla mano, si parla di una potenza 3125 volte superiore a quella dell’ordigno lanciato su Hiroshima e pari a 10 volte la potenza della somma di tutti gli esplosivi convenzionali usati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Conclusa la breve trattazione dei vari tipi di armamento nucleare, si giunge alla parte delle reazioni degli esperti. Come anticipato in precedenza, l’unica prova esaminabile della detonazione sono i tracciati sismografici. Molti esperti si sono dimostrati scettici rispetto alla natura dell’arma detonata.

Stando all’analisi condotta per la BBC dal dottor Bruce Bennet,[7] un senior defence analyst presso la Rand Corporation,[8] la detonazione avrebbe avuto un rendimento di circa 15 kilotoni. Il punto è che un ordigno completamente termonucleare ha un rendimento minimo di circa 100 kilotoni, in grado di provocare un sisma di magnitudo almeno 7 sulla scala Richter. L’esplosione del 6 gennaio ha generato, come detto in precedenza, un sisma di poco superiore a quello generato dal precedente test del 2013, un test che ebbe lo scopo di testare un ordigno di tipo A, atomico.
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Secondo James M. Acton, co-direttore del Nuclear Policy Program del Carnegie Endowment for International Peace,[9] la detonazione sembrerebbe quindi poco potente per essere stata prodotta da una bomba H. La cosa più probabile è che si sia trattato di una bomba A potenziata da un minimo di materiale da fusione.

Per quanto riguarda, invece, l’affermazione dei mezzi stampa ufficiali nordcoreani sul fatto che l’enfasi del test sarebbe stata sulla miniaturizzazione degli ordigni allo scopo di istallarli con maggiore facilità su missili a lungo raggio gli esperti non sono in grado di pronunciarsi. I rilevamenti sismografici permettono soltanto di attingere dati sul rendimento, non sulle dimensioni fisiche degli ordigni.

Pertanto, gli esperti tendono a essere molto scettici sull’effettiva potenza dei nuovi ordigni nordcoreani, tuttavia un fatto è innegabile: lo sviluppo in questo campo continua in barba agli sforzi internazionali e con esso il parallelo sviluppo dei vettori missilistici. La combinazione di questi due aspetti spiega le ferme reazioni di protesta da parte dei Paesi vicini, alleati e non. C’è da sottolineare che, tuttavia, la Corea del Nord non aderisce al Trattato di Non Proliferazione Nucleare: pertanto i suoi test atomici, al di là dell’etica, sono legittimi. Queste reazioni verranno esaminate nella prossima analisi.

Note:

[1] Il video dell’annuncio è disponibile sottotitolato in inglese sui siti di varie testate occidentali, tra cui quello della BBC. Cfr. Andree Massiah, «North Korea bomb test: your solutions», BBC, www.bbc.com, 06/01/2016.

[2] Per una lettura più approfondita sulla tecnica di costruzione delle bombe A, cfr. Federation of American Scientists, «Fission weapons. Critical masses in spherical geometries for weapon-grade materials», Nuclear Weapons Design, http://fas.org.

[3] Cfr. G. Thomas e M. Morgan-Witts, Ruin From the Air: the Atomic Mission on Hiroshima, Londra, Hamilton, 1977, passim.

[4] Nome in codice del progetto finalizzato alle ricerche sulle armi nucleari. Fu portato avanti da una squadra diretta da Oppenheimer dei più grandi fisici e matematici dell’epoca, tra cui il nostro Enrico Fermi, moltissimi dei quali futuri o passati vincitori di Premi Nobel.

[5] Per approfondire I principi base delle bombe termonucleari cfr. C. Soublette, «Nuclear Weapons Frequently Asked Questions», The Nuclear Weapon Archive, http://nuclearweaponarchive.org, 09/08/2001.

[6] Per una narrazione del fattore umano collegato alle prime fasi dello sviluppo di armi nucleari cfr. G. Herken, Brotherhood of the Bomb: The Tangled Lives and Loyaltes of Robert Oppenheimer, Ernest Lawrence and Edwars Teller, New York, Henry Holt and Company, 2002, passim.

[7] La biografia e le pubblicazioni del quale sono liberamente consultabili all’indirizzo http://www.rand.org/about/people/b/bennett_bruce.html.

[8] Un noto think-tank statunitense senza scopo di lucro orientato a fornire analisi alle FFAA degli Stati Uniti.

[9] La biografia e le pubblicazioni del quale sono liberamente consultabili all’indirizzo http://carnegieendowment.org/experts/?fa=434.

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