Focus Corea del Nord – Lo stato della minaccia nucleare nordcoreana alla luce degli ultimi sviluppi nel settore missilistico

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Prima parte

La seconda parte del Focus sulla Corea del Nord è dedicata all’analisi degli ultimi eventi in ordine di tempo e la pericolosità al momento attuale della minaccia nordcoreana, alla luce degli esiti degli ultimi test condotti in campo nucleare ed in campo missilistico. Per i decisori internazionali ciò che preme capire è se la combinazione degli ultimi presunti avanzamenti tecnologici conseguiti da Pyongyang possa portare o meno ad una seria impennata delle tensioni nell’area dell’Asia orientale. La risposta a questa domanda costituirà indubbiamente la base per molte delle azioni che saranno intraprese in questo scenario così importante e delicato.

Come preannunciato dai media nordcoreani e dalle loro controparti sudcoreane e giapponesi una settimana fa, Pyongyang ha portato a termine con successo un nuovo test missilistico. Stando ai dati e ai proclami, si tratta di un esperimento di messa in orbita di un nuovo satellite, denominato Kwangmyongsong-4,[1]con lo scopo di progredire in un ramo tecnologico – quello spaziale – visto come essenziale per un Paese moderno. Ciò che preoccupa i Paesi vicini è che tale tecnologia è anche il preludio a un avanzamento notevole nel campo dei vettori missilistici militari.

Alle ore 09:30 (GMT+9) del giorno 7 febbraio scorso, ha avuto luogo l’ultimo test missilistico nordcoreano in ordine di tempo. Stando a Pyongyang, si tratterebbe della messa in orbita di un satellite di rilevamento terrestre, quindi in pratica di un esperimento scientifico. Ciò che desta preoccupazione negli esperti e dunque nei Paesi vicini è che tale tipologia di lancio è alla base anche della costruzione di vettori di tipo ICBM, cioè InterContinental Ballistic Missile, che costituiscono il pinnacolo dell’attuale tecnologia missilistica.

Il lancio del missile ripreso dai media giapponesi. Fonte: AFP

Il lancio del missile ripreso dai media giapponesi. Fonte: AFP

Come fatto per gli armamenti nucleari[2], anche in questa parte del Focus si procederà ad una breve spiegazione degli aspetti tecnologici allo scopo di assicurare una migliore comprensione dell’importanza data alla questione.

Innanzitutto, qualche definizione: un missile balistico intercontinentale a lungo raggio è un missile che segue una traiettoria balistica, cioè una traiettoria influenzata solo dalla gravità e non da mezzi autonomi di propulsione, per portare a bersaglio una testata. Questo tipi di missili è guidato per periodo molto brevi, per il resto del tempo percorre la sua traiettoria per inerzia, visto che si parla di altitudini pre-orbitali ove non vi è aria che possa rallentarne il moto. Dopo un certo tempo trascorso al di fuori dell’atmosfera, inizia la fase di rientro. Durante detta fase il missile, o le testate multiple sganciate nel caso degli ICBM di più moderna progettazione, comincia una discesa soggetta alla forza di gravità.

La massima altitudine raggiunta da un ICMB è di circa 1200 km, il che spiega come sia possibile per questi ordigni raggiungere velocità al momento dell’impatto pari a 5000 metri al secondo, qualcosa come 18000 km/h. Tali velocità permetterebbero ad un missile di questa categoria di colpire un bersaglio distante 10000 chilometri in poco più di mezz’ora e con un vettore tale da rendere impossibile un’intercettazione se non conoscendo in anticipo la traiettoria di approccio. Anche così, un minimo errore di mira non consentirebbe una seconda opportunità. Tanto per capire l’importanza di questa tecnologia nei rapporti, ad esempio, tra Stati Uniti e URSS/Federazione Russa, basti pensare che Washington e Mosca distano “appena” 7822 chilometri.

Per quanto riguarda la possibilità di schieramento, gli ICBM possono essere lanciati, oltre che da una base di lancio di tipo classico, anche da aerei, navi, veicoli di terra e financo da sottomarini. Ciò è reso possibile dalle dimensioni relativamente contenute di tali vettori, non dovendosi i loro progettisti preoccupare di dover trasportare l’enorme quantità di carburante necessario per un volo totalmente guidato[3].

Queste due caratteristiche, cioè l’estrema difficoltà dell’intercettazione e la possibilità di lanciare ICBM da una vasta gamma di piattaforme, li rendono ancora temuti e competitivi a diversi decenni dalla loro invenzione[4] e spiegano la forte attenzione cui viene sottoposto ogni Paese quando si muove in direzione del conseguimento di tale tecnologia.

Alla luce di quanto detto sino ad ora, la prima domanda che viene spontaneo porsi dinanzi agli esperimenti nordcoreani è: Pyongyang possiede davvero gli elementi tecnologici per mettere su un sistema di attacco basato su ICBM a testata nucleare? Le maggiori Potenze hanno fondato negli anni una non trascurabile parte del loro arsenale nucleare su ICBM muniti di testata termonucleare, veri e propri distruttori di città. La Corea del Nord possiede il pacchetto di tecnologie necessarie a realizzare qualcosa del genere?

Le risposte a queste domande seguono due direttrici. La prima è quella delle testate: come detto nella precedente parte di questo Focus, gli esperti del settore e gli analisti sono molto scettici sull’effettiva capacità nordcoreana di schierare armamenti di tipo termonucleare, così come non convincono gli annunciati passi avanti sulla strada della miniaturizzazione delle testate. In effetti, una testata di tipo atomico da circa 10 kilotoni non è certamente una minaccia trascurabile ma, sempre come detto nella precedente parte del Focus, va considerato l’aspetto chiave della capacità o meno di proiettare il proprio potere nucleare. Il che ci riporta all’argomento missili, la seconda direttrice.

I criteri che rendono pericolosi gli ICBM sono, come abbiamo visto, sostanzialmente due: l’essere resi quasi inarrestabili dalla traiettoria balistica extra-atmosferica[5] e la possibilità di lanciarli da molti tipi di piattaforme.

Per quanto riguarda il lancio effettuato dai nordcoreani, questo è stato poco promettente alla luce di entrambi i criteri. Per quanto riguarda il primo, il missile aveva lo scopo dichiarato di porre in orbita un satellite di monitoraggio della superficie planetaria,[6] dunque non era previsto un sistema di rientro nell’atmosfera di alcuna parte del missile lanciato. Il fatto che, nel 2012, sia stato lanciato un missile con le stesse finalità ma che non siano mai stati captati segnali dal “satellite” posto in orbita non rende molto credibili le dichiarazioni di Pyongyang. Tuttavia, un fatto resta incontrovertibile: il Kwangmyongsong-4, qualunque sia la sua vera natura, è stato posto in orbita tramite un missile di tipo tradizionale e non balistico. Mancano, in pratica, prove concrete della capacità nordcoreana nel campo del rientro nell’atmosfera, condizione essenziale alla creazione di veri ICBM.

Fonte: Asia Times

Fonte: Asia Times

Tale missile è stato lanciato da una base non dissimile da quelle della NASA o da quelle dell’Agenzia Spaziale Europea, il che ci conduce ad una comparazione della tecnologia nordcoreana con il secondo criterio di pericolosità degli ICBM, la versatilità.

Un lancio come quello effettuato il 7 febbraio scorso richiede giorni e giorni di preparazione ed è molto visibile, il che lo renderebbe ipoteticamente molto facile da interrompere da parte di una Potenza straniera. Si è ben lontani da un lancio effettuato, ad esempio, da un sottomarino. Le Potenza principali dispongono addirittura della tecnologia per lanciare ICBM anche da un sottomarino ancora in immersione, tecnologia che appare ancora molto lontana per Pyongyang.

Data la combinazione di questi aspetti, è opinione di chi scrive che la minaccia nordcoreana sia ancora molto lontana dal raggiungere livelli critici. I Paesi rivali più geograficamente vicini, cioè la Corea del Sud ed il Giappone, dispongono di avanzati sistemi di difesa antimissile concessi dal loro alleato storico, gli Stati Uniti. Il potenziamento di tali sistemi è sul tavolo delle discussioni tra tali Paesi in questo momento, sia sotto forma di forniture di materiale che sotto forma di esercitazioni congiunte, tradizionalmente fonti di forte nervosismo per Pyongyang.

In conclusione, però, va posto l’accento su un punto: la Corea del Nord appare ancora ben lontana dal poter minacciare seriamente i propri vicini, questo è possibile dirlo avendo anche evidenza scientifica e analitica a supporto. Quello che non va dimenticato è che comunque il programma nucleare e quello missilistico sono in pieno svolgimento in Corea del Nord senza, almeno per il momento, accenni a negoziati in grado potenzialmente di farli di nuovo sospendere. Inoltre, gli stessi dati scientifici e le stesse analisi geopolitiche che ci spingono a non considerare ancora critica la minaccia costituita da Pyongyang ci trasmettono anche un’altra verità: i programmi summenzionati non solo non mostrano, in questo preciso momento, segnali di rallentamento ma stanno anche producendo una lenta ma innegabile evoluzione della tecnologia nordcoreana in entrambi i campi. Lenta, questo è chiaro, tuttavia non trascurabile.

Naturalmente, i decisori politici dei Paesi dell’area e delle Potenze maggiori sono a conoscenza della situazione e della sua costante evoluzione. Per questo, l’ultimo test, anche se non immediatamente minaccioso, ha procurato delle reazioni piuttosto decise nel consesso dei Paesi dell’Asia orientale.

Note:

[1] In onore di Kim Jong Il, precedente governante della Corea del Nord e padre del Kim Jong Un attualmente in carica.

[2] Vincenzo Guidone, «Focus Corea del Nord – Gli ultimi fatti e le opinioni degli esperti sul programma nucleare nordocoreano», Geopolitical Review, www.geopoliticalreview.org, 05/02/2016.

[3] Per approfondire tutto ciò che riguarda gli aspetti tecnici degli ICBM cfr. A. Futter, Ballistic Missile Defence and US National Security Policy: Normalisation and Acceptance after the Cold War, New York, Routledge, 2013, passim.

[4] Risalente alle fasi finali della Seconda Guerra Mondiale. Per approfondimenti cfr. S. Zaloga, R. Calow, V-2 Ballistic Missile 1942-52, Oxford, Osprey, 2003, passim.

[5] In realtà esistono anche tipologia di missili solo parzialmente balistici. Questo tipo di armamenti non verrà trattato nel presente lavoro perché si tratta di minacce molto più contenute rispetto a quella costituita un ICBM con testata termonucleare.

[6] Il tutto allo scopo di sostenere la propria interpretazioni sulle Risoluzioni ONU vietanti i test di ICBM. Secondo l’interpretazione nordcoreana, infatti, i test condotti avrebbero finalità del tutto pacifiche, scientifiche. La maggior parte della Comunità Internazionale, però, dissente nell’interpretazione delle Risoluzioni in questione.

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