Lettera aperta a Giulio Regeni, un “quasi-collega”

 

Caro Giulio,

Il tuo caso, così i media nazionali l’hanno denominato “un caso”, sicuramente politico, mediatico tanto da far cavalcare l’onda, in quella maledetta partita, a chi vorrebbe il Cairo vicino a Roma o no. Un paradosso, quasi la morte si stesse prendendo gioco di te, da ricercatore a causa geopolitica.

Tuttavia stimato quasi collega, coetaneo Giulio muori in circostanze poco note in Egitto. Ti scrivo quasi collega perché anche tu facevi parte di quel circolo ormai formato da ricercatori, analisti, persone che si occupano a vario titolo di medio oriente che popola in web e che il più delle volte risulta lasciato a se stesso. Delle menti brillanti che il nostro governo non è capace di gestire (neanche a volerli sfruttare come fonti di informazioni) che finisco per fare il ricercatore in materie “sensibili” in posti particolari senza nessuna guida o ausilio. Quella tua caro Giulio è la triste storia di chi si è improvvisato qualcos’altro e finisce in un giro molto più grande di lui. Storie che troppe volte ho sentito in questi anni e che fortunatamente non sono finite come quella tua. Perché a giocare con il fuoco prima o poi ci si brucia come direbbe qualcuno; spero che la tua passione ed il tuo ardore nel “lavorare” nell’ambiente della politica internazionale non ti abbia convinto di riuscire a “salvare il mondo”, avventurandoti in luoghi e dinamiche che, per quanto studiate teoricamente, sono a noi sconosciuti nell’atto pratico. Mi rivolgo per un attimo alla community citata sopra per chiedergli di fermarsi un attimo ed ammettere che forse questa storia di think tanks, riviste geopolitiche etc. ci sta letteralmente sfuggendo di mano portandoci fuori dalla realtà e facendoci vivere un surreale “spy game”.

Semmai qualcosa siamo, o siamo stati, gentili colleghi, solo figure mitologiche sospese tra studiosi ed appassionati. Ricordo ancora com’è nata la nostra passione, la “nostra” e dei “nostri” colleghi e amici. Iniziata forse con l’indipendenza del Kosovo e continuata all’Università con le rivoluzioni arabe e la caduta di Gheddafi. Mentre gli altri, gli iscritti ai “fashion-departments” di Medicina, Interior Designer e Managment, non erano capaci di osservare gli avvenimenti di un mondo che ci sta cadendo addosso.

Mi auguro che il nostro governo prenda coscienza di noi e dei nostri colleghi ed amici e che dia un aiuto concreto a chi veramente si occupa di questioni delicate.

Buon lavoro caro Giulio, non ti conoscevamo, ma è come se fossi uno di noi.

Con la tua passione, Noi continuiamo.

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