Ankara protetta dai Samp-T italiani

Ankara

Le foto che hanno letteralmente inondato i siti d’informazione dedicati ai temi della sicurezza e della difesa non hanno dato adito a troppi fraintendimenti: sistemi d’arma italiani hanno raggiunto nei giorni scorsi la Turchia. A far girare le immagini sono stati direttamente i media di Ankara.

La notizia non avrebbe creato un grande scalpore ma vista la delicata posizione internazionale turca, ambivalente in materia di lotta al terrorismo, il dubbio sul perché Roma abbia inviato mezzi e materiali è sembrato lecito.

I sistemi italiani Samp-T sono arrivati in nave al porto di Iskenderun per poi proseguire su camion civili verso la destinazione finale, una scelta quella di sostituire le classiche mimetiche con abiti civili (anche per i militari in servizio) che si adegua al clima di insicurezza della regione.

Una movimentazione di sistemi d’arma così importante, svolta con divise e mezzi riconoscibili come militari, avrebbe sicuramente attirato l’attenzione di qualche possibile antagonista mettendo a repentaglio l’incolumità dei tecnici. Insieme al sistema antimissilistico si sono presentati anche esperti -militari e civili – che dovranno installare e permettere il funzionamento del sistema d’arma sul sito preposto.

I sistemi missilisti, una volta sulla terra ferma, si sarebbero mossi verso il sud del Paese arrivando fino alle Gazi Barracks di Kahramanmaras, vicino a Gazatiep. L’area, come si può vedere da una qualsiasi cartina, non è molto distante da una delle aree maggiormente interessata dalle attività dei separatisti combattenti curdi impegnati nella guerra civile siriana.

Sempre vicino al confine con la Siria, Ankara è impegnata in attività che vengono definite di anti-terorrismo, soprattutto contro lo Stato Islamico, ma che in realtà appaiono come palliativi non troppo incisivi viste le soventi operazioni contro i curdi anche loro impegnati a combattere l’IS.

Prima del chiarimento ufficiale da parte del Ministro Roberta Pinotti, avvenuto durante l’informativa sulle missioni internazionali dinnanzi alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, gli esperti del settore si sono lanciati in ricostruzioni fantasiose scomodando un non bene chiaro rapporto occulto Turchia-Italia.

Come spesso accade quando si mobilitano sistemi d’arma che riportano alla mente il concetto elementare di guerra, l’allarme è stato ingigantito dalla paura collettiva alimentata dai media e dai social.

L’assetto schierato subentra, prendendone letteralmente il posto, ad un analogo sistema d’arma schierato in precedenza da tedeschi ed americani ed ora sostituito da quello italiano.

Il posizionamento di batterie antimissilistiche e antiaeree al confine con la Siria rientra a pieno titolo nelle attività previste dall’operazione Nato ‘Active Fence’ nata per difendere la Turchia dai possibili strascichi della guerra civile siriana. In Turchia, fino all’inizio del 2013, si trovavano diverse batterie di missili Patriot schierate rispettivamente da Stati Uniti e Germania.

I missili anti-aerei Patriot, sono un sistema di difesa dai missili a medio e corto raggio e dai missili tattici che in diverse occasioni, partiti dalla Siria, hanno solo lambito il confine turco, talvolta superandolo.


Il SAMP/T schierato dall’Italia è un sistema missilistico terra-aria di ultima generazione sviluppato dal consorzio europeo EUROSAM (costituto dalle società MBDA Italia, MBDA Francia e Thales) per l’Italia e la Francia. Il SAMP/T garantisce la difesa antiaerea ed antimissile delle formazioni terrestri e, all’occorrenza, concorre alla difesa integrata dello spazio aereo. Questa semplice spiegazione fornisce già da sola un plausibile scenario sul perché Roma abbia inviato proprio questi sistemi alla Turchia che li ha schierati al confine con la Siria. In diverse occasione le batterie d’artiglieria dello Stato Islamico, posizionate vicino ad Aleppo, sono risultate essere la principale minaccia all’incolumità territoriale turca. I SAMP/T hanno la capacità di schierarsi in poco più di 21 minuti raggiungendo la piena capacità operativa e puntando dritta al bersaglio in semi autonomia.

Basato sul missile Aster 30, il sistema è in grado di vedere e abbattere anche “in automatico” qualsiasi minaccia aerea: aeroplani, elicotteri, UAV, missili di crociera, missili anti-radar e guidati in generale. Grazie al particolare radar sviluppato da Thales e Sistemi Integrati l’Aster 30 può̀ ingaggiare anche missili balistici a corto raggio (600 km), “missione” che da sola qualifica tutto il sistema.

Se il bersaglio del missile balistico è proprio la batteria, il sistema può̀ reagire in automatico senza intervento umano, addirittura senza la presenza fisica degli addetti sul posto.

In una situazione come quella al confine con la Siria, non avere la necessità di mantenere personale operativo in loco è uno dei vantaggi principali. Un’opzione più̀ che eccellente se si pensa che ordigni a corto raggio, raggiungono una velocità di caduta nell’ordine di 8.000 chilometri all’ora, richiedendo tempi di reazione che nessun’essere umano potrebbe avere.

Da pochi giorni gli americani hanno inserito la portaerei Truman nel dispositivo che combatte l’IS ed è stata notata la presenza di almeno due sottomarini nucleari, ben visibili in due porti della Grecia. Tutto questo si presenta come una ulteriore spinta che l’Alleanza Atlantica ha voluto apportare per potenziale la zona di operazione sud-orientale, evitando l’inasprirsi della situazione al confine tra Turchia e Siria.

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