Azerbaijan e Unione Europea: il problema dei diritti umani e il Nagorno-Karabakh

Azerbaijan

*articolo a cura di Andrea Biasini, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Dal giorno della sua indipendenza nel 1991, l’Azerbaijan rappresenta uno partner strategico per molti Stati occidentali. Sebbene Baku ricopra un ruolo centrale come principale hub energetico del Caucaso, gli interessi economici non sono gli unici a condizionare le relazioni con gli altri Paesi della comunità internazionale, soprattutto quelli dell’area europea. L’Azerbaijan è un attore importante del Partnerariato Orientale (PO), una dimensione particolare della politica europea di vicinato mirata a rafforzare la cooperazione tra Stati membri dell’Unione e paesi dell’Europa dell’Est e del Caucaso meridionale, tra cui figura anche Baku. Nello specifico questo sistema è incentrato sullo sviluppo di rapporti multilaterali e bilaterali di natura economica e politica diretti a garantire una cooperazione in materia istituzionale e giudiziaria (accordi di associazione) e ulteriori negoziati sulla facilitazione e liberalizzazione dei visti. Sebbene l’Azerbaijan ricopra un ruolo centrale come partner energetico, gli interessi economici non sono i soli a influenzare l’insieme di relazioni che Baku mantiene con Bruxelles.

Nel quadro delle cooperazioni bilaterali della PO, l’Unione mantiene un fondo di investimenti di 94 milioni di euro che per il periodo 2014-2020 punta a finanziare un insieme di progetti per lo sviluppo regionale e di aree rurali, specificatamente in materia di istruzione e per promuovere una riforma della Giustizia. Quest’ultimo aspetto preoccupa non solo l’Unione ma anche l’OSCE e il Consiglio d’Europa dato il numero di arresti arbitrari e di sentenze eccessive che la magistratura azera dispone nei confronti di molti attivisti dei diritti umani, giornalisti e avvocati. Secondo Reporters Sans Frontiers  nella classifica di 180 Paesi per la libertà di espressione degli organi di stampa e giornalisti, l’Azerbaijan ricopre la 163° posizione, presentandosi come uno Stato in cui il controllo della macchina giudiziaria e dei media da parte del governo tende a reprimere qualsiasi forma di pluralismo politico e di dissenso. Le numerose sanzioni disposte nei confronti di molte testate indipendenti hanno condotto giornali, come il quotidiano Azadliq, a limitare la tiratura delle proprie copie cartacee e a far fronte a problemi di finanziamento, per lo più dovuti all’eccessivo debito accumulato. Spionaggio, alto tradimento, evasione fiscale e frode ai danni dello Stato, sono solo alcune delle varie accuse fittizie poste a carico di giornalisti e attivisti che rischiano in media dai 7 ai 12 anni di reclusione, oltre alla spropositata durata di tempo che devono passare in carcere in attesa del pronunciamento della sentenza. Una situazione che talvolta trova la complicità del Collegio degli Avvocati dello Stato, soprattutto nell’agevolare i reclami disciplinari che la giurisdizione azera durante i procedimenti indirizza a molti avvocati specializzati in diritti umani, i quali finiscono per essere arrestati con l’accusa di frode fiscale o malversazione. Arresti che la Corte Europea per i diritti dell’Uomo non ha esitato di valutare come motivati da interessi politici. In quanto Stato parte della CEDU l’Azerbaijan è stato più volte richiamato dalla Corte di Strasburgo ad adeguarsi agli standard umanitari. Tuttavia ciò non sembra aver influito sulla politica promossa dalle autorità di Baku che secondo recenti indagini pare abbia pagato una tangente milionaria a Luca Volontè, presidente del Gruppo Popolari-Cristiani-Democratici dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, al fine di bocciare il rapporto del deputato Cristoph Strasser relativo al numero dei prigionieri politici in Azerbaijan.

È inoltre interessante valutare il report dell’European commission against racism and Intolerance (ECRI), da cui emerge l’esistenza un alto livello di discriminazione nei confronti delle minoranze etniche per lo più appartenenti ad un Islam Sunnita, a cui aderisce il 35 % della popolazione mussulmana locale. Le eccessive condanne previste per gruppi di preghiera non autorizzati, il divieto di diffondere testi sunniti come quello del teologo Said Nursi, infrangono continuamente il diritto di libertà di culto della popolazione che oltretutto viene lasciata a coltivare un odio omofobico verso parte della minoranza armena presente su territorio. Tuttavia, la privazione di questi diritti non riesce ad essere sopperita da un’assistenza sociale adeguata per questi soggetti, che non possono fare affidamento sul sostegno di ong e organizzazioni umanitarie estere. Con la riforma del 2013 la legge ha imposto dei criteri più stringenti per il riconoscimento della personalità giuridica delle ong, e limitato in maniera significativa la possibilità per queste di ricevere finanziamenti dall’Estero. Valutate dalla Commissione di Venezia come un ostacolo al diritto di libera associazione, queste misure non permettono a molte ong europee ed americane come IREX e NDI di svolgere le proprie attività sul territorio azero, e tanto meno di venire alla luce dato che per un loro riconoscimento è necessario il benestare del Ministero di Giustizia.

Tuttavia ciò che emerge attualmente è la difficoltà del governo azero di potersi sottrarre dai moniti che gli vengono mossi dai paesi della comunità internazionale, e in particolare dai suoi partner Occidentali. La risoluzione nel settembre 2015 del Parlamento Europeo, sembra di fatto aver creato non poche tensioni tra Baku e Bruxelles. In quella circostanza il Parlamento di Strasburgo richiedeva al governo azero l’immediato ed incondizionato rilascio di tutti i prigionieri politici, intimando una sospensione dei negoziati bilaterali in corso. Successivamente sebbene Baku avesse mostrato tutta la sua contrarietà in merito alla risoluzione dichiarando di non partecipare alla riunione del Parlamento che riunisce i rappresentanti degli stati del PO (Euronest), il Presidente Aliyev in un secondo momento decise di concedere l’amnistia a 148 detenuti. Questa notizia insieme alla recente scarcerazione di personaggi importanti come la giornalista Ismailova, gli attivisti Leyla e Arif Yunus, e l’avvocato Intigam Aliyev sono stati ben accolti sia dall’UE che dall’ Osce, i quali hanno avevano richiesto numerose volte il loro rilascio. In una sua pubblicazione del 16 giugno Amnesty International ribadisce come queste siano piuttosto condizioni di libertà vigilata e di come il regime in realtà continui ad applicare un controllo pervasivo sulla popolazione anche attraverso internet e i social network. Inoltre il ruolo dell’Europa e dell’OSCE si rivela centrale anche per la stabilizzazione dell’area del Nagorno-Karabakh, dove da vent’anni l’Azerbaijan si scontra con i combattenti locali che su più fronti vengono sostenuti dall’esercito armeno.

L’Unione attraverso il Rappresentante europeo per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia, sostiene il dialogo di Pace tra le parti del conflitto promosso dall’OSCE attraverso il Gruppo di Minsk 3+2 co-presieduto da Francia, Stati Uniti e Russia. La presenza dell’Alto rappresentate dell’Unione Federica Mogherini ai negoziati di Vienna nel 16 maggio scorso, indica come una mediazione tra i due paesi costituisca uno dei principali interessi della politica estera di vicinato dell’Unione. Ad ogni modo il 20 giugno l’incontro a San Pietroburgo tra il presidente armeno Sargsyan e quello azero Aliyev ha portato alla conclusione di un accordo trilaterale sottoscritto dallo stesso Presidente Putin, in cui oltre a confermare l’attuazione dell’accordo di Vienna per il mantenimento del cessate il fuoco e la stabilizzazione del conflitto, si è deciso di aumentare il numero di inviati dell’OSCE lungo la linea di contatto tra esercito armeno e ed azero. La priorità è infatti raggiungere una piena normalizzazione dei rapporti tra Baku e Yerevan, mentre viene lasciato in sordina la questione relativa alla determinazione dello Status della Repubblica del Nagorno Karabakh autoproclamatosi indipendente nel 1991, senza il riconoscimento di alcun Stato Membro dell’ONU. Il Parlamento europeo considera questo Status insostenibile, mentre riconosce all’Azerbaijan il diritto di mantenere la propria integrità territoriale.

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