Brexit: le conseguenze al di fuori dell’Unione Europea

Brexit

La Brexit non avrà solo effetti all’interno delle dinamiche comunitarie dell’Unione Europea, ma anche nei confronti di tutto ciò che la circonda. I Paesi candidati all’ingresso nell’UE diventano così anch’essi oggetti del dibattito sulla Brexit, schierandosi apertamente a favore delle ragioni della permanenza di Londra nell’Unione Europea. L’uscita della Gran Bretagna dall’UE si intreccia indissolubilmente con il processo di adesione dei Paesi candidati, attualmente tutti legati all’area balcanica. Il rischio della monopolizzazione del dibattito sugli effetti dell’uscita del Regno Unito e di come l’UE dovrà ristrutturarsi, qualora la maggioranza dei voti espressi al referendum sarebbe a favore dell’uscita dall’Unione, oscurerebbe infatti l’avanzamento del processo di adesione dei Paesi dei Balcani Occidentali, congelando i negoziati talune volte già avviati.

Se da un lato l’integrazione europea sembra essere quasi una chimera per alcuni Paesi, specie la Macedonia la cui priorità attuale è risolvere la grave crisi politica, per altri come l’Albania le speranze di una rapida integrazione erano maggiori. Il primo ministro albanese Edi Rama si è schierato, insieme a tanti altri capi di Stato e leader di governo, a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. La motivazione, oltre a quella già illustrata precedentemente, è strettamente connesso con la realtà dell’Albania. Rama ha infatti dichiarato che «la maggior parte dei paesi ai margini dell’Ue la desiderano perché sono consapevoli dei grandi vantaggi portati dal farne parte». Rama cerca di usare l’esperienza di chi ancora non ha avuto ancora accesso all’UE per cercare di convincere gli elettori britannici a votare a favore della permanenza. I Balcani sono diventati oggetto anche dell’interesse diretto di Londra. L’uscita dall’UE necessiterebbe di nuovi accordi commerciali per Londra, cercando di elevarsi allo status di grande potenza perso dopo la Seconda Guerra Mondiale, che senz’altro favorì l’integrazione europea dello stesso Regno Unito. Michael Gove, ministro della giustizia, ha infatti dichiarato che Londra, dopo l’uscita dall’Unione Europea, dovrebbe stringere accordi per la costituzione di un’area di libero scambio con la Bosnia-Erzegovina, la Serbia, l’Albania e l’Ucraina. Una sorta di Commonwealth in salsa europea.

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Autore: Antonio Lamanna

Il processo di allargamento, tuttavia, potrebbe non bloccarsi subito, perlomeno non con i Paesi attualmente candidati all’adesione. In Scozia, infatti, la maggior parte dei votanti è favorevole allo stay. Questa volontà potrebbe spostare l’ago della bilancia qualora Londra abbandonasse l’Unione Europea in un possibile referendum sull’indipendenza scozzese. L’Europa potrebbe rimanere un’Unione a 28 Stati, con la sostituzione della Scozia con il Regno Unito.

Non solo il processo di allargamento verrà influenzato dall’esito del referendum. Il Regno Unito, infatti, è sempre stato considerato come un’interlocutore privilegiato nell’ambito dello state-building dopo il conflitto jugoslavo, sia dalla Bosnia-Erzegovina che dal Kosovo. Non solo infatti Londra si è impegnata nell’ambito delle operazioni militari NATO, ma ha adoperato anche la sua diplomazia. Con l’eventuale uscita dall’Unione Europea i governi dei Paesi balcanici dovrebbero scegliere l’interlocutore privilegiato: Londra o Bruxelles? Non solo. Il Regno Unito ha avuto anche un ruolo importante, anche se indirettamente, nella soluzione delle controverse relazioni tra Belgrado e Prishtina, le cui relazioni sono un punto fondamentale del processo d’integrazione europea dei due Paesi.

Gli effetti della Brexit saranno certamente forti, senza valutare se questi potranno essere positivi o negativi. Questi non si vedranno soltanto all’interno dei confini – immaginari – dell’Unione Europea ma anche al loro esterno.

2 comments

  1. valter vitelli

    Al di là delle dichiarazioni di facciata,quanto può’ influire per l’economia statunitense in positivo la Brexit e l’eventuale scardinamento dell’U.E.? E’ possibile che gli Stati Uniti ora trovino più’ difficoltà’ nell’approvazione del negoziato TTIP ,mancando loro il più’ fedele alleato?….e di conseguenza puo’ essere stato indirettamente un vantaggio per la Russia ,Cina ed India l’uscita della G.B. dall’Unione Europea?

    • Edoardo Corradi
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      Certamente la perdita del più fedele alleato in Europa è un colpo per gli USA, che però mantengono comunque il loro status egemonico in Europa (dettato anche dalla debolezza della stessa UE). La Russia, per contro, vede andar via il principale sostenitore delle sanzioni. Resta comunque il fatto che le sanzioni sono, in linea di massima, condivise da buona parte dei Paesi dell’UE. In ogni caso, il processo della Brexit è appena iniziato a bisognerà valutarne gli sviluppi da un punto di vista legale. Il referendum era infatti consultivo e il risultato dovrà essere ratificato dal Parlamento. Inoltre, nel periodo delle negoziazioni tra Londra e Bruxelles, lo scenario internazionale e regionale potrebbe cambiare notevolmente e pertanto bisogna stare attenti nelle valutazioni da fare. Siamo in un periodo storico certamente importante che deve tener conto di tutti i cambiamenti che potrebbero esserci fino all’effettiva uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

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