Etiopia – Eritrea conflitto mai sopito

Etiopia

*articolo a cura di Elvio Rotondo

Ritorna il rischio dello scoppio di una nuova guerra nel Corno d’Africa tra l’Etiopia e l’Eritrea. E’ notizia di alcuni giorni fa che nella zona arida e rocciosa al confine tra i due paesi si siano verificati nuovi scontri, facendo temere il peggio alla popolazione sia etiope che eritrea. Testimoni avrebbero parlato di un afflusso di truppe con artiglieria pesante da entrambe le parti, che avrebbero iniziato a sparare nella zona di confine di Tsorona. Sul lato eritreo, diverse persone sarebbero state uccise. I rapporti sui combattimenti, con la mancanza di informazioni affidabili, hanno sollevato timori di un nuovo conflitto tra i due paesi.

Nel periodo 1998-2000, in una guerra, definita inutile, decine di migliaia di soldati sono rimasti uccisi (80.000). Etiopia ed Eritrea a causa di una disputa di confine imboccarono la via di un conflitto non completamente giustificato. Solo alla fine del 2000, dopo 31 mesi di guerra, i due Paesi, con l’Accordo di Algeri, si impegnarono a rispettare le decisioni della Commissione di Arbitraggio Internazionale dell’Aja che stabiliva una nuova frontiera. L’accordo di pace ha posto termine a più di due anni di guerra, ma all’intesa non è mai stata data completa attuazione. Da allora, i Paesi hanno vissuto in una sorta di armistizio, in uno stato di guerra non guerreggiata .

Insomma, una soluzione mai accettata dall’Etiopia che con le proprie truppe ancora occupa quel territorio da più di 10 anni, dopo l’emissione della sentenza, mentre l’Eritrea lamenta il fatto che la comunità internazionale – in particolare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna – abbia esercitato poca pressione sugli etiopi per far si che lasciassero libero il territorio.

L’altra questione molto importante per Addis Abeba è quella dello sbocco sul mare. Lo sbocco sul Mar Rosso è occupato dall’Eritrea dal 1993, data della sua indipendenza. Ma per garantire all’Etiopia uno sbocco sul Mar Rosso, Assab e Massaua furono dichiarati porti franchi, anche se amministrativamente dipendenti dall’Eritrea. I porti in questione costituiscono infatti lo sbocco naturale per i commerci che dall’altopiano etiopico scendono verso il Mar Rosso. Con l’introduzione, nel 1997, della nuova moneta eritrea, la nakfa, in sostituzione del Birr etiope, Addis Abeba, ne rifiutò la parità pretendendo transazioni in dollari; Asmara, per contro, aumentò le tasse di transito delle merci provenienti dai porti di Massaua e Assab. Per ovviare ai porti eritrei e consentire all’Etiopia di aumentare le esportazioni di prodotti nazionali è in costruzione una linea ferroviaria da parte della cinese Civil Engineering Construction Corporation and China Railway Group (CREC). La line ferroviaria raggiungerebbe Gibuti sostituendo così la vecchia linea arrugginita costruita dai francesi, durante la colonizzazione europea dell’Africa, alla fine del 19° secolo.

La nuova linea ferroviaria darà un grosso contributo nel sollevare economicamente il paese e trasformare la sua agricoltura e le potenzialità industriali portando il paese da un livello di povertà a quello di reddito medio, nel giro di dieci anni. L’Etiopia è il secondo Paese più popolato dopo la Nigeria, con circa 96 milioni di abitanti, ma è anche uno dei paesi più poveri al mondo.

Secondo Meron Estefanos, giornalista e attivista dell’Eritrea, che mantiene una vasta rete di contatti in Africa, la rabbia contro il governo è in costante aumento all’interno dell’Eritrea, e il bombardamento oltre il confine potrebbe essere stato iniziato proprio dall’Eritrea per distogliere l’attenzione dai problemi interni. La politica autoritaria e la repressione nei confronti dell’opposizione o, più propriamente, di quanti ostacolano le decisioni del governo del presidente Isaias Afewerki (che ricorre sistematicamente ad arresti e detenzioni) condizionano anche le relazioni estere dell’Eritrea.

Le Nazioni Unite avevano accusato i leader di Eritrea di aver commesso crimini contro l’umanità, tra cui omicidi, stupri e riduzione in schiavitù.

L’Eritrea è un paese molto piccolo, con circa un sedicesimo della popolazione dell’Etiopia, contro la quale però ha vinto la guerra di liberazione nei primi anni 1990. Da allora, le politiche isolazioniste del governo hanno creato condizioni economiche disastrose, con carenza di energia elettrica, acqua, gas e pane. Molti giovani in Eritrea hanno detto che sono virtualmente imprigionati in un programma nazionale che impone loro di servire a tempo indeterminato nei rami militari o altri governativi. L’Eritrea, oggi, viene definita la Corea del Nord dell’Africa, a causa della natura repressiva e violenta del regime.

Secondo Estefanos, ogni anno, migliaia di giovani eritrei tentano di fuggire in Europa e negli ultimi mesi centinaia sono annegati nel mar Mediterraneo, dramma che ha aumentato ancor di più i sentimenti anti-governativi. L’Eritrea ha utilizzato la disputa sul confine per giustificare il suo “stato di guerra” e la sospensione di molte libertà civili, inasprendo così ancor di più gli animi e generando un malcontento che, secondo gli analisti, potrebbe trasformarsi in rivolta.

Nel 2013 soldati ammutinati hanno tentato un colpo di stato che è stato rapidamente sventato. Di questo però, come per gli scontri di confine degli ultimi due giorni, poco si sa su ciò che realmente sia accaduto.

Da qualche tempo Eritrea ed Etiopia starebbero combattendo anche una guerra “celata” in Somalia, dove gli eritrei sono stati accusati di sostenere i ribelli di al-Shabaab che continuano ad attaccare le forze di pace africane dell’AMISOM di cui l’Etiopia fa parte e partecipa con 4.395 soldati. Da un articolo apparso su ibtimes del 29 luglio del 2013, sembrerebbe che eritrei che vivono nel Regno Unito siano costretti dal proprio governo a pagare una “tassa diaspora” che alla fine andrebbe a finanziare la rete di influenza nel Corno d’Africa, incluso il supporto al gruppo jihadista di Al-Shaabab.


Elvio Rotondo è Country Analyst e Blogger del 38esimoparallelo.com. Collabora con il think tank internazionale e rivista di geopolitica “Il Nodo di Gordio”. Articoli pubblicati anche su “Il Giornale.it” e sulla rivista online di politica, strategia ed economia “Affari Internazionali”.

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