Medhane Yehdego Mered: il generale che trafficava esseri umani

Mered

Profughi di origine Subsahariana a bordo di un barcone, Mar Mediterraneo Meridionale, 11 Settembre 2014. Nel corso dell’operazione ‘Mare Nosrum’ la Fregata Euro ha individuato e prestato soccorso a due barconi con 956 persone. ANSA/GIUSEPPE LAMI

*articolo a cura di Lorenzo Mazzone, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Anche se non mancano dubbi e perplessità sulla reale identità e sull’effettivo ruolo ai vertici di questo traffico, il recente arresto di Medhane Yehdego Mered detto “il Generale”, avvenuto in Sudan a fine maggio a cui ha fatto seguito l’estradizione in Italia tra l’8 e il 9 giugno, può aiutare a far luce sul fenomeno della tratta di esseri umani, nelle sue diverse declinazioni. Si può partire dall’intensa corrispondenza intercettata in cui si collegano flussi di denaro e di migranti, deducendo che la criminalità organizzata nel traffico di esseri umani dal punto di vista penale va incontro ad un criterio sanzionatorio nettamente inferiore rispetto ad altri tipi di illeciti, dagli stupefacenti al mercato degli organi, e al tempo stesso si assicura guadagni pari agli altri. Secondo stime recenti i numeri complessivi possono raggiungere valori più che preoccupanti: con movimenti che riconducono inesorabilmente alla tragedia dei migranti, il traffico di esseri umani include in Africa già matrimoni forzati, lavoro e reclutamento militare per i bambini e imbastisce altre forme di illegalità e sfruttamento della persona, come la prostituzione o il commercio di organi, con cui i gruppi legati alla criminalità organizzata, sia a livello nazionale che internazionale, costruiscono un business sempre crescente con guadagni annui che superano i dieci miliardi di dollari. Fenomeno con un sicuro rimando ontologico, il traffico di esseri umani si distingue in due categorie: il trafficking e lo smuggling. Con il primo si fa riferimento alla tratta di essere umani volta a consolidare lo sfruttamento della persona e altre forme di schiavitù, mentre per il secondo si intende principalmente il favoreggiamento all’immigrazione clandestina, dove molto spesso sono gli stessi migranti a rivolgersi ai trafficanti per poter migrare. Quando si è nell’ambito del trafficking le vittime vengono prelevate con la forza e costrette ad imbarcarsi, come accade a buona parte dei migranti provenienti dal continente africano, oppure vengono tratte in inganno con false promesse di lavori leciti o di facili guadagni. Origini antichissime: dalle persone rese in schiavitù dopo lunghe e logoranti guerre in epoca romana per poi andare a servire nelle case di ricchi patrizi alle centinaia di migliaia di africani deportati già dal XV secolo, sotto il dominio spagnolo o di altre monarchie europee, nel Nuovo Mondo per la coltivazione del cotone. La prostituzione risulta essere invece oggi la destinazione più remunerativa per i trafficanti, approssimativamente con il 67% delle persone sfruttate, il 21% è vittima del mercato illecito del lavoro, mentre per la restante percentuale ci sono altre forme di sfruttamento. È doveroso ricordare le numerose vittime anch’esse legate al traffico di esseri umani: solo nelle ultime settimane hanno perso la vita centinaia di migranti, numeri per noi ormai consueti. La maggior parte di essi muore durante la traversata a causa della precarietà delle imbarcazioni su cui sono costretti a viaggiare, altri invece vengono trovati morti all’interno di container o di camion dove si nascondono per superare i controlli delle frontiere. Non solo da Stati africani quali Eritrea, Sudan, Senegal, Libia, Niger, Nigeria, Ghana e Marocco, con il sempre crescente numero di migranti provenienti da Afghanistan e Siria e da tutte le aree di instabilità per situazioni di guerra civile e religiosa.

Il traffico di esseri umani è, secondo i principi di diritto internazionale, una netta violazione dei diritti umani e della persona, cardini giuridici che sono stati riconosciuti automaticamente da tutti gli Stati che hanno firmato e poi ratificato la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati quindi sono tenuti a garantire costantemente il loro impegno nella lotta a questa forma di illegalità, anche attraverso forme di intervento congiunto. Per quanto riguarda i Paesi dell’Unione Europea essi hanno messo in atto tutta una serie di misure volte anche a rafforzare la cooperazione con Stati terzi. La stessa Commissione Europea ha più volte raccomandato di attivare azioni comuni che possano prevenire il fenomeno della tratta di esseri umani, come il pattugliamento aereo e marittimo, anche di tipo transfrontaliero, con lo scopo di prevenire eventuali naufragi dei barconi, o altre misure volte a assicurare la tutela dei minori evitando che si imbarchino in traversate a dir poco rischiose. Attraverso la collaborazione con le forze dell’Interpol, gli Stati coinvolti potrebbero inoltre concentrare ulteriormente i loro sforzi per combattere alla radice i gruppi di criminalità organizzata che lucrano sulla tratta di esseri umani.

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