Hacker. Cos’è successo al secondo Referendum per la BREXIT

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La proposta attuale del secondo referendum relativo alla BREXIT è in realtà agganciata ad una petizione presentata a maggio scorso da William Oliver Healey, un attivista del Leave, che proponeva l’introduzione di un quorum di votanti del 75% per la validità del referendum. Molti delusi si sono dunque rivolti a questa petizione scorgendo in essa una possibilità per ritornare alle urne.

Il fatto in questione è però un altro, nelle ultime ore le firme per tale petizione sono cresciute ad un ritmo spaventoso, il che ha tratto in inganno molti osservatori che si sono subito apprestati a diffondere i numeri del miracolo. Poco più tardi invece la notizia che tutte quelle firme digitali erano in realtà fasulle, frutto di un bot diffuso grazie a 4chan, il sito americano responsabile di innumerevoli contenuti virali e luogo d’incontro di diverse subculture internet. Tra le firme fasulle, almeno 50 mila provenivano dal Vaticano, altre addirittura da territori inabitati come le isole inglesi del South Georgia e dalla Corea del Nord.

I bot hanno generato oltre 3 milioni e 700 mila firme fasulle sfruttando un falla nel sistema di sicurezza del sito del Parlamento che ospita la petizione, che impedisce di votare più volte nel giro di 13 secondi bloccando l’IP del votante, ma gli hacker hanno scoperto che modificando l’indirizzo di provenienza, anche mantenendo lo stesso IP, possono essere inoltrate migliaia di firme false. Dopo poche ore Anonymous e 4chan hanno reso noti i bot e la falla del sito inglese.

Anche se durato poche ore, questo caso rappresenta emblematicamente come azioni condotte nel cyberspazio influenzino il mondo fisico e la politica globale.

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