Intelligence australiana: dai “cinque occhi” al Datagate

Australia

*articolo a cura di Simone Alba, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Ad oggi, lo stereotipo dell’intelligence come organizzazione che lavora nell’ombra, e nella segretezza delle stanze governative, si è pressoché affievolito.

L’instaurazione del clima di terrore, derivato dai conflitti mediorientali o anche semplicemente dall’instabilità di alcuni paesi, Cina o Corea del Nord per citarne alcuni, hanno generato un effetto di “legittimazione” popolare pei servizi di intelligence.

L’Australia gode già di un ottimo apparato di sicurezza pubblico, a cui si affianca un sistema dei servizi segreti massiccio, ma soprattutto in continua espansione e ammodernamento.

La struttura dell’intelligence è composta da una gerarchia ramificata. Su proposta del primo ministro, insieme al parere del leader dell’opposizione, il governatore nomina un Direttore generale, a cui si affiancano un Vice direttore, il capo di gabinetto e un consigliere giuridico., costituendo così il “Comitato di Sicurezza del Gabinetto” posto al vertice dell’organizzazione dei servizi. Direttamente sottoposti si trovano “L’ispettorato generale per l’intelligence e la sicurezza”, il “Comitato parlamentare congiunto ASIO” e la “Commissione dei segretari per la sicurezza e l’intelligence”.

Si evidenzia che l’Australian Security Intelligence Organisation (ASIO), ossia la maggior istituzione di intelligence, risponde unicamente al comitato parlamentare congiunto, a differenza delle altre organizzazioni, dipendenti dalla commissione dei segretari.

A quest’ultima difatti, fanno capo il restante degli uffici, ossia: il Comitato nazionale per l’intelligence (NIC), quello consultivo per l’organizzazione dell’intelligence e sicurezza (DIOAC), l’ufficio accertamenti nazionali (ONA), l’organizzazione intelligence di difesa (DIO), il servizio di intelligence australiano (ASIS) il direttorato segnalazioni difesa (DSD) ed infine il dipartimento affari esteri e commercio (DFAT).

L’ispettorato generale, si occupa di analizzare la trasparenza dell’operato dell’intelligence e delle informazioni raccolte. Anche l’ASIO sul fronte della trasparenza, fa per l’appunto capo a un comitato di origine parlamentare.

Le funzioni si diversificano a seconda dei dipartimenti, la cui denominazione indica già in gradi linee i compiti dei diversi uffici. La funzioni più importanti, nell’ottica della sicurezza nazionale, sono quelle aventi per oggetto l’osservazione, le sovversioni e il terrorismo.

I servizi ricoprono un mero ruolo consultivo, sono quindi privati dei poteri giurisdizionali e di polizia giudiziaria emettono i cosiddetti “Pareri di Sicurezza” destinati al Ministro della Giustizia, che una volta analizzati disporrà tramite suoi provvedimenti (warrants) operazioni d’intelligence, che possono riguardare perquisizioni, sequestri, sino alle intercettazioni ambientali.

Nello scenario internazionale, l’intelligence di Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, costituisce il co sistema dei Cinque Occhi (Five Eyes).
Questa organizzazione, seguendo il principio C4I, (Command, control, communications, computers and intelligence) raccoglie e condivide informazioni di carattere politico, economico-finanziario e industriale di determinate aree geografiche.

Nello specifico, l’area di competenza australiana è quella sud orientale, che coinvolge Cina e Indonesia.

Lo scandalo datagate statunitense, ha innescato un effetto domino che ha colpito duramente i servizi segreti australiani. Dai documenti è emerso che l’intelligence australiana, spiava tramite le proprie ambasciate su territorio, leader e personalità importanti di Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Timor Est ed Indonesia. Di quest’ultima, è eclatante il caso di spionaggio delle conversazioni del Primo ministro indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, dei suoi ministri e di sua moglie, che generò una tensione diplomatica tale che per alcuni mesi il governo indonesiano ritirò il proprio ambasciatore in Australia.

Anche Pechino, tramite il suo ministro degli esteri Hua Chunying, richiese a Canberra maggiore trasparenza tramite una dichiarazione ufficiale. “l’Australia non discute, né mai discuterà, dei metodi della propria intelligence” hanno dichiarato le autorità australiane, chiudendo (non troppo diplomaticamente) la questione.

L’ampliamento e la modernizzazione della base d’intelligence di Kojarena, nella parte orientale dell’Australia, eleva maggiormente il Paese nell’ambito dei servizi informativi, che diventa mecca tecnologica dello spionaggio internazionale, ma pone ulteriori incognite sul metodo e contenuto delle informazioni che può raccogliere. Difatti, la base avrà a disposizione strutture che permetteranno di intercettare e raccogliere i dati e le informazioni dei satelliti regionali di Cina, Russia, Pakistan, India e Giappone.

L’ammodernamento, costato 10 milioni di dollari, è stato il frutto dell’investimento degli Stati Uniti e dell’Australia, che condivideranno completamente la struttura.

L’interesse di Washington nel panorama asiatico, in particolare della Cina è noto, visto l’impegno americano a limitare la crescente influenza politico-economica di Pechino nei rapporti internazionali.

Si fa vantaggioso conseguentemente l’asse USA-Australia nell’intelligence e nello spionaggio, carpire informazioni di natura politica ed economica dell’avversario, anticiperà la giusta contromossa nello scacchiere delle politiche internazionali.

1 comment

  1. Pingback: Intelligence australiana: dai “cinque occhi” al Datagate – ; post (una caterva!) sulla società del controllo | controappuntoblog.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 × due =