Kilamba: la nuova frontiera degli investimenti cinesi in Angola

Kilamba

*articolo a cura di Annaclara Mezzopera, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Nova Cidade de Kilamba sorge a pochi chilometri dalla capitale dell’Angola, su una superficie di 60 chilometri quadrati. Nata con l’obiettivo di creare un sobborgo periferico vicino all’ormai congestionata Luanda, la città è frutto di un enorme progetto di investimento cinese partito nel 2011.La capitale, Luanda, riflette la profonda situazione socio-economica del paese, dove i ricchi sono pochi eletti e la popolazione che vive in condizioni di povertà relativa rappresenta il 40% degli abitanti. Nella capitale vivono  più di 5 milioni di persone e come su un binario parallelo al grande flusso turistico che la caratterizza tutto l’anno, si accosta la realtà quotidiana: aree degradate in mano alla criminalità, sfruttamento minorile, povertà, emarginazione. Il fenomeno è quindi chiaro: esiste una fortissima diseguaglianza sociale che non attanaglia solo la capitale dell’Angola ma tutti i Paesi africani. Si dimostra, infatti, una convergenza di molti Paesi africani, chi più velocemente chi più lentamente, verso situazioni di aggravata disparità sociale, complici, anche, le reiterate fasi di recessione, guerre e crisi sociali.

Kilamba è il risultato di un accordo economico tra Pechino e Luanda ed è stata realizzata dalla società statale cinese Citic (China International Trust and Investment Corporation) in cambio di concessioni petrolifere alla Cina. L’oro nero è una delle principali materie prime del paese, insieme al settore diamantifero che rappresenta una delle più importanti voci di esportazioni. Basti pensare che, nel primo semestre del 2015, il settore valeva 573 milioni di dollari.

Come riporta la BBC, la città offre servizi, quartieri residenziali, uffici, supermercati, banche e scuole per un totale di 750 edifici da otto piani, 12 scuole e circa 100 negozi, accogliendo  più di 500 mila persone. La società incaricata di vendere gli immobili è Delta Imobiliaria che intrattiene importanti rapporti con l’impresa petrolifera statale, Sonangol.

Nonostante l’investimento, che ha richiesto un’importante trasferimento di capitali dalla Cina (le statistiche confermano le previsioni, circa 3 miliardi di euro), a oggi la città ricorda un film dell’orrore. È stata più volte chiamata “città fantasma” poiché ancora risulta inabitata. Complice il costo di un’appartamento, che si aggira intorno ai 90,000€, una cifra spropositata per un’abitante angolano medio, che secondo i dati della World Bank,è abituato a vivere con meno di 1 euro al giorno. Inoltre, i mutui inizialmente restringevano i potenziali destinatari, in quanto richiedevano clientela con un alto tasso di affidabilità finanziaria e soprattutto, solvibili. Dalla fine del progetto, nell’estate del 2011, fino al 2013, la città era completamente inabitata. È per questo che il presidente Dos Santos si mobilitò per facilitare la richiesta di prestiti e mutui, non solo ai giovani che dovevano essere i destinatari privilegiati di questo investimento, ma anche alle attività commerciali che avrebbero dovuto trasformare un semplice polo residenziale, in una vera città. Così, in poco più di un anno, Kilamba cominciò a popolarsi, grazie anche al deprezzamento degli immobili che scesero da un prezzo di mercato di 125,000$ a 70,000$.

Kilamba

Grazie alle facilitazioni economiche, a partire dal 2014 la città si è mano mano popolata nonostante la Delta Imobilaria abbia compiuto atti poco trasparenti in merito alla graduatoria dei beneficiari degli appartamenti. A oggi la città è popolata da circa 80 mila persone, in media giovani coppie impiegate nel settore pubblico.

Kilamba , in realtà, riflette in piccolo un grande disegno economico cinese: realizzare città in tutta l’Africa per incentivare la popolazione cinese ad emigrare nel continente attraverso un curioso slogan “Una sola Cina in Africa”, in cambio di concessioni economiche e il via libera a un’espansione economica senza precedenti.

Accanto agli scopi meramente economici della Cina, Kilamba è il risultato di una manifesta propaganda politica partita nel 2008 dall’attuale presidente dell’Angola, Josè Eduardo dos Santos, che promise durante la campagna elettorale un importante progetto di urbanizzazione che avrebbe visto il suo culmine nel 2012. Detto fatto, gli interessi economici e politici si sono uniti: da un lato la Cina che necessita di greggio a basso costo da un paese che ne produce molto e dall’altro l’Angola che, in quanto economia emergente, ha sete di investimenti esteri diretti per costruire infrastrutture, città e ospedali.

Se nel lontano 1975 il Paese si liberava formalmente e sostanzialmente dal controllo portoghese,oggi invece sembra sempre più  asfissiata dal Gigante Asiatico.

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