L’Italia alla conquista di Qatar e Kuwait

Italia

RAF 6 Squadron Eurofighter Typhoons on Exercise Bersama Lima 11 in Malaysia

In un primo momento nemmeno Roma credeva possibile la firma di un contratto milionario con il Qatar per alcune tra le più importanti commesse di lavoro in ambito di difesa degli ultimi anni. Gli inglesi e gli americani, ma ancora di più i francesi, erano sicuri di vincere l’appalto, forse troppo.

Il sistema Italia questa volta ha funzionato, la collaborazione tra sfere politiche ed industrie per la Difesa ha dato in via da una strategia vincente che in ambito internazionale ha concesso ampia credibilità alle proposte nazionali. Fincantieri e il ministero della Difesa del Qatar hanno dunque firmato qualche giorno fa nella Capitale un contratto milionario per la realizzazione di sette unità navali di nuova generazione inserite nel programma di ammodernamento tecnologico e strutturale della Marina Militare qatariota per un valore complessivo di circa 4 miliardi di euro.

La firma è avvenuta tra il comandante delle Forze Navali dell’Emirato del Qatar, Staff Major General Mohammed Nasser Al Mohannadi, e l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, alla presenza dei ministri della Difesa dei due Paesi.

Fincantieri ha prevalso su altri costruttori di navi militari grazie ad un progetto ritenuto in assoluto il più avanzato e innovativo. Il risultato non è solo frutto di una ritrovata intesa tra Ministero della Difesa ed Industria Difesa ma è indubbiamente coadiuvato da un’esperienza decennale maturata in ambito internazionale da Fincantieri nella costruzione di navi hi-tech. Il prestigioso marchio nazionale vanta tra i suoi committenti alcune fra le più prestigiose Marine Militari estere che continuano ad affidarsi all’Italia per implementare, migliorare e mantenere operative le proprie flotte. La stipula del contratto è però passato in secondo piano sul dibattito pubblico nazionale visto lo scarso interesse che viene normalmente attribuito all’indotto dell’industria difesa. Sarebbe opportuno ricordare ai più intransigenti oppositori di questo settore economico che senza il supporto tecnologico di Finmeccanica e Fincantieri moltissime navi della Marina Militare Italiana non potrebbero svolgere quelle attività di anti-pirateria e soccorso in mare che sono diventate quasi un vessillo nazionale.

Lo sviluppo e gli investimenti per l’ammodernamento dei sistemi d’arma e di difesa non è mero appannaggio del settore militare ma ormai entrambe le aziende hanno stipulato contratti per cifre importanti anche con il settore civile che si avvale delle tecnologie militari per migliorare il proprio lavoro. Il contratto impegnerà Fincantieri per oltre 6 anni a partire dal 2018 la fornitura prevede sette navi di superficie, di cui quattro corvette della lunghezza di oltre 100 metri, una nave anfibia (LPD – Landing Platform Dock) e due pattugliatori (OPV-Offshore Patrol Vessel) e dei servizi di supporto in Qatar per ulteriori 15 anni dopo la consegna delle unità. Tutte le unità verranno interamente costruite nei cantieri italiani, più precisamente in Liguria, nei cantieri di Riva Trigoso e Muggiano, con ricadute fondamentali per tutte le principali società della difesa italiane. Il nuovo binomio politico-industriale darà maggior solidità agli altri progetti internazionali in cui l’Italia intende essere coinvolta, l’avanzamento tecnologico e il mutamento delle nuove minacce alla sicurezza portano e porteranno grande fermento nell’industria degli armamenti.

Non è un caso quindi che da Fincantieri si debba immediatamente passare a parlare di Leonardo-Finmeccanica altra azienda leader nel settore difesa con appalti internazionali di grane prestigio con alcuni degli eserciti più importanti e preparati del mondo. Nell’ambito dell’accordo tra i governi italiano e qatariota, Leonardo avrà in ruolo cardine visto che sarà proprio l’azienda italiana a fornire a Fincantieri i sistemi e sensori navali di ultima generazione con cui saranno dotate le navi. Leonardo avrà la responsabilità della fornitura integrata del sistema di combattimento delle nuove unità navali, il cuore per una nave militare e i principali radar e sensori di bordo, sottosistemi di difesa, incluso i sistemi d’arma di medio calibro da 76/62 e di piccolo calibro da 30 mm. Altrettanto importante il sistema di protezione anti-siluro, il mine avoidance sonar Thesan, e, in collaborazione con MBDA Italia (Matra BAE Dynamics Alenia), fornitore della parte missilistica ed elettronica, per ciò che concerne i sistemi Elettronic Warfare. Non solo, ma come logico che sia, la fornitura di tutta questa tecnologia richiede (in modo quasi obbligato) una garanzia logistica sul lungo periodo e per questo Leonardo è chiamata a garantire per diversi anni il supporto dei propri tecnici a tutti i sistemi integrati. Il contratto di 4 miliardi è dunque solo la punta dell’iceberg perché l’indotto che ne seguirà farà confluire nelle casse delle varie aziende altre importanti cifre per non parlare dei futuri contratti.

Per quanto un vincitore che si rispetti non derida mai i suoi avversari è innegabile che l’appagamento italiano non deriva solo dalla firma del contratto. Questo appalto, infatti, non giova solo all’economia ed agli interessi nazionali italiani ma mette in crisi il sistema politico-industriale di Parigi. Uno dei gruppi sconfitti dalle Italia e è proprio il francese Dncs, seguito a ruota da Usa e Inghilterra. Nonostante appaia assurdo che tre dei paesi con la più lunga tradizione di forniture militari ai paesi del Golfo abbiano perso un contratto così cruciale, la risposta è da ricercarsi ancora una volta nella politica internazionale che prende vita in Medioriente.

La Francia, non troppo di recente e nemmeno troppo velatamente, si è avvicinata politicamente ed economicamente al regime egiziano di Al-Sisi indisponendo non poco il giovane emiro Tamin Al-Thani che guida il Qatar.

Le energie che Parigi sta investendo per poter concludere l’accordo commerciale sulla vendita degli armamenti e delle armi all’Egitto ed agli Emirati Arabi, porta nuovamente alla questione libica, non è un segreto, infatti, che Hollande abbia scelto di puntare tutto sulla Cirenaica da sempre sotto le mire del protettorato egiziano. Sono in molti a pensare che la mancata firma del contratto con la francese DCNS sia un semplice capriccio del Qatar per punire Parigi del rapporto sempre più particolare che ha sviluppato con il Cairo e Abu Dhabi.

Nonostante il notevole successo ottenuto con il Qatar non sembra fermarsi la scia positiva che ha investito il settore difesa italiano. Non è di secondo piano la notizia di un altro successo con il Kuwait per 28 caccia Eurofighter Typhoon, uno dei più avanzati aerei da difesa multiruolo di nuova generazione disponibile sul mercato. La commessa sfiora gli 8 miliardi con una quota italiana per la capo-commessa, Leonardo-Finmeccanica, pari circa al 50% del valore totale del contratto.

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