La dura sfida della Brexit e la difesa europea

Brexit

In queste ultime settimane non si è certo lesinato sulle analisi, opinione e possibili scenari legati all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Ogni plausibile futuro è stato sezionato, analizzato e commentato sotto ogni sfumatura, sono stati chiamati in causo i padri fondatori dell’Unione Europea e le dottrina di questo esperimento che dura ormai da oltre 50 anni.
Eppure, nonostante si sia pensato ad analizzare quasi tutti gli aspetti che tengono in vita l’Unione, quello più osteggiato, fatica a prendere piede nel dibattito sul vecchio continente: cosa accadrebbe in caso di Brexit alla politica di sicurezza e difesa?

Che piaccia o no, l’UE si interessa a livello macro e microscopico di questioni afferenti alla sfera militare e strategica dei singoli paesi membri, vincolandoli a dottrine e forme di intervento comune che ancora sono lontane dall’essere efficienti ed efficaci. Come per tutte le questioni legate all’Europa, la Gran Bretagna si è mantenuta in una zona grigia, anche per il settore Difesa e Sicurezza perseguendo una sua politica estera individuale ed issando la bandiera europea solo quando non se ne poteva veramente fare a meno.

La PESDC – Politica europea di sicurezza e Difesa comune – sarà come logico influenzata dalla possibile uscita del Regno Unito dal circuito europeo, ad oggi il suo contributo, soprattutto tattico, è importante ma spesso non decisivo. La stampa britannica ha affrontato l’argomento ripetutamente, come dovrebbe essere prassi in ogni Paese ben informato, mentre gli altri membri dell’Unione continuano ad ignorare eventuali ricadute anche per quegli interessi nazionali che la PESDC dovrebbe difendere.

La prima possibile e sensibile modifica del ruolo internazionale sul fronte militare dell’UE è sicuramente da analizzarsi in riferimento alla NATO. Il vecchio Patto Atlantico, risultata decisamente datato per i moderni scenari operativi e le sempre più articolate minacce al sistema internazionale tuttavia la sua strutturata, che si avvale di un sistema decisionale collaudato e di una struttura di Comando e Controllo, rimane leader indiscussa. In molti vorrebbero, se la Gran Bretagna dovesse uscire dai giochi, un potenziamento del ruolo attivo dell’Unione Europea come organizzazione più aderente alle esigenze operative e strategiche più impellenti. Un discorso che regge a livello politico/strategico ma che invece risulta fallimentare a livello tattico. In relazione a possibili interventi in zone di crisi, la NATO ha già dimostrato di disporre di un braccio armato consolidato e ripetutamente addestrato ai vari scenari, l’UE non dispone di un esercito degno di questo nome, ha una struttura di C2 (comando e controllo) e C4 (comando, controllo, computer e comunicazione) più fragile e meno credibile ma schiera, invece che truppe d’assalto, aiuti economici e finanziari quasi ineguagliati dagli altri attori internazionali. Tutte le moderne minacce alla sicurezza europea, in primis il terrorismo islamico, richiedono non solo disquisizioni strategiche ma anche e soprattutto reali manovre da attuarsi sul terreno: NATO e UE dovranno continuare ad affrontare le minacce di comune accordo.

Con il venir meno del contributo militare del Regno Unito certo la situazione non andrebbe migliorando, anzi subirebbe un ridimensionamento (soprattutto qualitativo) a cui sarebbe difficile far fronte. In termini di forze convenzionali, le Forze Armate inglesi sono annoverabili tra le meglio equipaggiate ed addestrate, il paragone diventa difficile persino con le l’esercito statunitense più brutale ma meno efficace negli scenari moderni. Venute meno le Forze inglesi, l’appoggio militare più credibile rimane quello francese. L’Italia in questo scenario ha rivalutato nel corso degli anni lo strumento militare al ribasso, ritenendolo inadatto ad una moderna potenza pacifica, a differenza dei dirimpettai francesi che si sono sì dichiarati pacifisti ma sempre pronti all’intervento in caso di necessità. Gli assetti specialistici da dispiegare in teatri come la Libia (solo per citarne uno) imporrebbe all’Unione Europea di far riferimento alle potenzialità francesi in sostituzione a quegli inglesi. In caso la Parigi non si senta adeguatamente coinvolto nelle vicende europee del momento, l’ultima chiamata sarebbe per la NATO.

A livello europeo dunque ha trarre maggior vantaggio dalla rinuncia della Gran Bretagna continuano ad essere i francesi, forti del loro peso economico in molte delle realtà più frammentate dello scacchiere internazionale. Per quanto possa apparire difficile e complicata, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe finalmente guidare NATO e PESDC verso orizzonti condivisi. La collaborazione in campo militare tra le truppe inglesi e quelle degli altri paesi membri non subirebbe alcuna considerevole modifica considerato che la Gran Bretagna esce dall’UE e non dalla NATO con cui potrebbe continuare a sviluppare collaborazioni bilaterali.
Sull’impiego internazionale delle truppe inglesi, si può prevedere con ragionevole sicurezza che nessun comando dotato di lungimiranza strategica e tattica lascerebbe volontariamente preclusa la partecipazione di Forze britanniche a un’operazione militare. Il modo e il metodo con cui legittimare la presenza al fianco delle truppe europee i soldati inglesi, così da salvaguardare gli interessi di tutti i partecipanti.

Che la Gran Bretagna esca davvero o meno dall’Unione Europea a livello militare una rivoluzione del settore è sostanzialmente necessaria. Si è persa una buona occasione per discutere seriamente del futuro della PESDC e di quella sinergia inesistente con la NATO, vista più come un rivale che come una risorsa. Parigi è già pronta, con il suo apparato di industrie della difesa, a rimpinguare le casse del suo dicastero con nuovi appalti e contratti mentre Roma aspetta ancora che il pacifismo kantiano gli conferisca il giusto peso internazionale. Il vero problema non è la Brexit ma piuttosto quanto siamo pronti a far fronte seriamente alle moderne minacce smettendola di giocare ad una guerra intestina tra potenze europee.

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