La stabilità del Caucaso è fondamentale per la sicurezza dei corridoi energetici

Caucaso

Militari dell’autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh

*articolo a cura di Andrea Biasini, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Il Caucaso rappresenta una regione in cui molti Stati della comunità internazionale si giocano importanti partite economiche, politiche e geostrategiche. Sin dal crollo dell’Unione Sovietica, Armenia, Azerbaijan e Georgia hanno richiamato l’attenzione di molti Paesi occidentali.

La Commissione Europea, nel marzo di quest’anno, ha approvato l’accordo stipulato tra Grecia e il consorzio TAP AG per la costruzione di un’importante diramazione del South Gas Corridor (SGC), il gasdotto che collega Azerbaijan, Georgia e Turchia e che porterebbe il gas azero in Europa. I lavori, iniziati nel 18 maggio scorso, coinvolgono varie società energetiche tra cui la SOCAR, la compagnia statale azera, e le europee BP, Snam Rete e gas, Enagas, Fluxys e Axpo. Il via libera dato dalla Commissione

per l’applicazione di un regime fiscale a vantaggio delle imprese costruttrici è indicativo del fatto che l’Europa abbia serie intenzioni di diversificare il proprio mercato energetico, cercando di percorrere vie di approvvigionamento alternative a quelle offerte dal colosso russo Gazprom. Tuttavia, i fattori che potrebbero intaccare la buona riuscita del progetto non si riferiscono solo ad eventuali intromissioni della Russia per la realizzazione di una diramazione della TAP verso i Balcani e il Centro Europa, ma ai diversi elementi d’instabilità che colpiscono il fiume alla sua sorgente. Da quando nell’aprile scorso è riemerso il conflitto del Nagorno-Karabakh, diversi analisti non hanno escluso che l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) e il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum (BTE) possano essere oggetto di un attacco militare delle forze separatiste. Non ultime le dichiarazioni del ministro della Difesa del Nagorno-Karabakh che ha intimato di danneggiare le condutture con il lancio di missili balistici a corta gittata SCUD-B e Tocka-U.

Tutto ciò va a danno dell’economia azera e di quella georgiana, ma in un futuro non troppo lontano anche degli interessi europei. Fino a questo momento è noto però che l’Unione Europea non ha riconosciuto l’indipendenza del Nagorno-Karabakh, difendendo il diritto della controparte azera alla propria integrità territoriale. Tuttavia per mantenere fede al proprio spirito europeo l’UE, prima tramite il Parlamento, poi attraverso l’Alto rappresentante per la politica estera, ha richiamato l’Azerbaijan a rispettare i diritti civili e politici della popolazione e le libertà di associazione e d’espressione, spesso ignorate dal governo di Baku. A causa stessi richiami, l’Azerbaijan ha piu volte rimarcato l’importanza del proprio ruolo  per il futuro del mercato energetico europeo, per scongiurare qualsiasi ingerenza dell’Unione nella propria politica interna. Inoltre, Implementazione del Secondo giacimento di Shah Deniz permetterebbe all’Azerbaijan di diventare tra i primi esportatori di petrolio e di gas al mondo, e di far confluire nel SGC anche il gas turkmeno (quest’ultimo oggetto di negoziati in corso per la costruzione di una condotta transcaspica). Un’ occasione anche per il vicino Kazakhstan, che tuttavia non sembra intenzionato a tradire l’intesa energetica col fedele partner russo, come d’altronde testimonia l’ultimo consiglio dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) tenutosi ad Astana.

All’Unione Eurasiatica prende parte anche un’altra pedina dello scacchiere transcaucasico, l’Armenia, che non mantiene buoni rapporti con l’Azerbaijan.  Il Paese, oltre a godere del sostegno politico e anche militare della Russia, è un importante attore che sta facendo da tramite commerciale con l’Iran. In particolare si fa riferimento ad un accordo quadrilaterale dell’aprile scorso, tra Russia, Georgia, Armenia e Iran, che implementerebbe le infrastrutture di rete elettrica tra i quattro Paesi e grazie al quale l’Armenia otterrebbe forniture di gas sia dall’Iran che dalla Russia. Secondo questo schema la Russia riuscirebbe a chiudere in una morsa commerciale la Georgia, che in pochissimo tempo è stata raggiunta da allettanti proposte di Gazprom, per un vantaggioso incremento delle forniture energetiche. Il timore di molti georgiani di essere tenuti sotto scacco dagli approvvigionamenti del monopolista statale russo ha convinto il governo centrale a rifiutare l’offerta e a firmare l’accordo di collaborazione con la società energetica azera SOCAR, che aumenterebbe di circa 463 milioni di metri cubi l’anno la quantità di gas proveniente da Baku. La Russia inoltre mantiene stabilmente contingenti armati a monitorare l’area limitrofa a seguito del conflitto in Ossezia del Sud e Abkhazia, rendendo Tbilisi riluttante a qualsiasi accordo con Mosca.

La Georgia, che aspira sin dal 2002 a diventare membro della NATO, ospita dal 2008 diverse missioni diplomatiche ed esercitazioni militari dell’Alleanza Atlantica, come il recente dispiegamento di truppe statunitensi e britanniche per l’addestramento dell’esercito georgiano. Tuttavia anche il solo danneggiamento dei gasdotti BTC e BTE da parte dei separatisti del Nagorno-Karabakh basterebbe per far perdere alla NATO la propria attrattività nella regione e per affossare la stabilità energetica della Georgia basata per il 90% sul gas proveniente dall’Azerbaijan. In questo modo la Russia risulterebbe non solo il partner militarmente più forte ma anche economicamente più sicuro. Ma che il Cremlino usi il proprio colosso energetico per realizzare fini geopolitici, è cosa nota. Una recente dimostrazione è stata la seria intenzione manifestata dal presidente Putin, di mantenere fede al memorandum firmato da Grecia e Italia, per la realizzazione del gasdotto che dal Mar Nero arriverebbe direttamente in Adriatico. Una mossa che permetterebbe a Mosca di escludere definitivamente la Turchia come tramite per accedere al vecchio continente, e di avvicinare a sé Paesi dell’area euro-mediterranea, Grecia per prima, per convincere Bruxelles a ripristinare una soddisfacente cooperazione energetica.

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