“One Vision, One Identity, One Community”: le sfide odierne dell’ASEAN.

ASEAN

Fonte: ASEAN

*articolo a cura di Annaclara Mezzopera, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

L’associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico, ASEAN, è un’organizzazione economico-politica,nata nel 1967 dall’esigenza dei primi Stati firmatari, Filippine, Thailandia, Indonesia, Malesia e Singapore, di promuovere lo sviluppo economico dell’intera area attraverso strumenti e politiche di cooperazione e assistenza transnazionale.

Ad oggi, l’Unione comprende anche Myanmar, Brunei, Cambogia, Laos e Vietnam.

Insieme, sono riusciti a costruire nel tempo un progetto solido e sinergico per eliminare le principali barriere economiche al commercio, agevolare le imprese e l’intero sistema economico del Sud Est Asiatico. Accanto alla necessità di dar respiro all’ambiente economico-industriale, gli Stati si sono impegnati ad aprire il proprio mercato a livello internazionale,attirando investimenti da tutto il mondo: dalle più vicine Cina e India, fino all’UE e agli U.S.A.

Questo mercato emergente rappresenta la settima economia su scala mondiale con 630 milioni di abitanti ed è quarto in materia di export internazionale.

Inoltre, il PIL di ogni  paese cresce in media di circa 5 punti percentuali all’anno, un dato che evidenzia il loro status: le Nuove Tigri Asiatiche.

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Per quanto riguarda i rapporti economici con l’Unione Europea, il 3 marzo si è svolta a Chiang Mai, Thailandia, la 14° consultazione tra i Ministri dell’Economia dell’ASEAN e il Commissario UE al commercio, Cecilia Malmström. In sede, è stata sottolineata l’importanza dell’UE come partner commerciale strategico (201 miliardi di euro nel 2015, in aumento dell’11% rispetto al 2014), considerata seconda per numero di scambi dopo la Cina, ma prima per volume di investimenti diretti esteri nell’area, per un totale di 29,3 miliardi di dollari nel 2015, aumentando del 31.5% rispetto all’anno precedente.

In questo senso, se da un lato i paesi dell’ASEAN esportano maggiormente prodotti alimentari, come olii vegetali, pesci e crostacei in Europa, dall’altro vengono eliminate le barriere all’entrata di natura fiscale e organizzativa per tutte le imprese europee che vogliono localizzarsi in questo mercato emergente, tutto ciò chiaramente per agevolarle nella fase di delocalizzazione e in ultimo incentivare l’imprenditorialità, primo motore dello sviluppo economico.

Le agevolazioni fiscali si accompagnano a vere e proprie partnership tra UE e singoli paesi membri, nella costruzione di infrastrutture necessarie ai paesi del Sud Est asiatico come il programma europeo per l’aviazione civile e i trasporti.

È stata infine riaffermata l’esigenza congiunta di rafforzare maggiormente le relazioni economiche in un’ottica di cooperazione e promozione dello sviluppo economico tra i due partner, grazie anche ai singoli accordi bilaterali di natura internazionale già siglati tra UE e i paesi dell’Unione.

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Fonte: ASEAN

Dal suo canto, l’Italia ha negli ultimi anni intensificato non solo il volume commerciale nell’area (14 milioni di euro di scambi import-export), ma ha effettivamente agevolato la delocalizzazione di diverse imprese, soprattutto attive nel settore manifatturiero, chimico e petrolifero, mercati altamente specializzati ma “attraenti” perché fortemente redditizi. Interessante è il progetto di internazionalizzazione aziendale “Club Paese”portato avanti da Assolombardia con l’obiettivo di sviluppare collaborazioni sempre più intense con l’ASEAN. Il progetto si impegna a facilitare il contatto tra le imprese,la delocalizzazione e il commercio  in quei settori che stanno crescendo e necessitano di “know-how” italiano che le nostre imprese gelosamente custodiscono, come il settore tecnologico, brevetti e capitale umano. Lo stesso Legislatore si è impegnato a intensificare i rapporti con l’Unione,specialmente per  il Made in Italy che deve essere implementato grazie anche alla nuova classe media emergente nel Sud Est Asiatico e alla correlata domanda di beni più diversificati, ai quali l’Italia deve essere in grado di rispondere prontamente.

Si stima infatti di delocalizzare più di 20 mila unità di imprese italiane da aggiungere a quelle già esistente nell’area per aumentare gli scambi per un totale di 20 miliardi di euro in più. A Singapore, per esempio, sono già localizzate più di un quarto delle imprese italiane, prima la Regione Lombardia, che registra un’interscambio con i Paesi pari a  5,2 miliardi di euro nel 2015 (+61% rispetto al 2008).

Ad oggi le sfide dell’ASEAN si configurano complesse: da un lato le Banche Centrali dei paesi e i Ministri delle finanze, hanno espresso l’esigenza di convergere verso l’integrazione finanziaria entro il 2025, dall’altro le problematiche politiche e sociali interne ad ogni paese, come nel caso delle Filippine, che a Maggio hanno eletto il nuovo presidente Rodrigo Duterte, una figura carismatica ma allo stesso tempo un outsider rispetto ai suoi predecessori, che potrebbero ledere alla stabilità complessiva dell’Unione.Un caso che l’ASEAN dovrebbe prendere in analisi in merito all’integrazione finanziaria è la stessa Europa: verso la moneta unica ma stando attenti a rispettare e garantire la sostenibilità economica di ogni singolo Paese nel passaggio, per evitare di complicare maggiormente il processo e rendere difficile la ripresa nel lungo periodo.

Inoltre, esistono realtà di contrasto internamente all’ASEAN, che riflettono scelte storiche diverse da paese a paese insieme al diverso background sociale ed economico.

La Cambogia per esempio, considerata fino a pochi anni fa uno dei paesi più poveri e arretrati dell’Asia, dal 2011 ha registrato un tasso di crescita economico senza precedenti, il suo PIL cresce a tassi medi del 7% annuo investendo l’intera filiera economica del paese: dal settore industriale( +11,7% nel 2015) al settore terziari (+ 7,1% nel 2015).

Sarà quindi cruciale tener conto delle disparità e delle disuguaglianze interne all’Unione con l’intento di livellarle, prima di poter intraprendere il percorso dell’integrazione finanziaria.

Intanto, guardiamo con interesse al meeting della prossima settimana tra ASEAN e Nuova Zelanda a Auckland.

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