Tra Putin e FSB: la guardia nazionale

Putin

Members of Russia’s special forces – REUTERS/Stringer

*articolo a cura di Yauheniya Dzemianchuk, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Partendo da un fatto che ha avuto una certa risonanza, come il caso dell’agente Alexander Litvinenko, informatore del KGB e agente della sezione dell’intelligence militare, si proiettano ombre lunghe sull’azione dei servizi segreti russi. L’uomo di cui fu commissionato l’assassinio risultava troppo stretto e scomodo alla cerchia che teneva all’epoca e tiene tutt’ora in piedi il regime di Putin. Egli accusò alcuni suoi superiori e colleghi dell’FSB (Servizi di sicurezza Federale) di aver ordinato rapimenti di persone, estorsioni e omicidi, e di aver pianificato l’assassinio di Berezovskij. Allora Vladimir Putin era capo dell’FSB e dello staff dell’allora presidente russo Boris Yeltsin. Il dissidente fu avvelenato con il polonio nel 2006 a Londra. Recentemente è stato pubblicato il rapporto dell’inchiesta britannica, in conclusione della quale si eccepisce il nome dei due sicari Andrei Lugovoi e Dmitry Kovtun. Questa è una testimonianza delle ingerenze intestine all’intelligence russa che costringe adesso Putin a prendere alcuni incisivi provvedimenti nei suoi confronti.

Il fatto da non dimenticare è il collegamento dello stesso Putin al KGB, che è scomparso dall’orizzonte dopo il fallimento del colpo di stato contro Michail Gorbacev nel 1991. I servizi segreti russi sono alla base del potere del Presidente russo.

Il proliferare delle nuove strutture tra loro contrapposte negli ultimi anni vedono Putin ripercorrere le orme dell’apparato bipartito ed in continua lotta tra le parti creato da Stalin che vedeva contrapposta la MVD (Ministero degli affari interni) contro l’NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni). Sopravvivono quindi le “faide” che interessano i tre servizi principali, sempre in lotta per l’affermazione della preminenza sugli altri. Allo smantellamento dell’URSS è sopravvissuta la GRU (Direzione Principale delle Informazioni dello Stato Maggiore delle Forze Armate) con un’unità paramilitare (Spetsnaz) ai suoi ordini. Segue il servizio di intelligence all’estero (SVR) e il servizio di sicurezza federale (FSB).

A maggio di questo anno è passata quasi inosservata una notizia riguardante le nuove competenze della FSB che è stata coinvolta nell’arresto dei sette membri dell’IS a Ekaterinburg, in Russia. Nella struttura dell’apparato centrale del FSB sono presenti servizi per la tutela dell’ordine costituzionale e la lotta al terrorismo, ma strutture simili dall’identica denominazione, ma subordinate a Mosca, sono già presenti in uffici regionali come ad esempio nel Caucaso. Quindi tali unità, come il Servizio federale di sicurezza della regione di Sverdlovsk, verranno effettuate le riforme per la conversione del servizio a competenze specifiche. Ciò porterebbe ad una lotta più capillare all’estremismo e al terrorismo, che però suona solo come un leitmotiv della riforma stessa.

Secondo alcune analisi la recente riforma delle forze dei servizi segreti russi potrebbe essere il riverbero del fallimento avvenuto in Ucraina nel 2014. Nel 2004 è stata già effettuata una proposta che non si è però spinta oltre ad una formale ristrutturazione delle forze. Secondo l’ultima analisi di Stratfor, i servizi segreti russi, hanno subito una serie di sconfitte nel corso della crisi in Ucraina nella quale han preso parte. Ad esserne maggiormente colpita è la FSB (contro alla GRU che è scesa direttamente in campo sul suolo ucraino). Ci sono state voci sul fatto che Putin presiede la pulizia di FSB, eliminando gli ufficiali e gli analisti che che hanno compiuto passi falsi. Si sta quindi delineando in maniera sempre più chiara l’entità delle riforme. Uno dei punti fermi è la razionalizzazione del lavoro dei reparti di natura minoritaria come il Servizio federale per il controllo della droga (FSKN) e il Servizio federale della migrazione (FMS) che saranno assorbiti dalla struttura del Ministero degli Interni. Tale decisione è di natura prettamente economica. Un’altra strategia è allontanare i funzionari influenti nel campo della sicurezza che possono ostacolare il presidente, come ad esempio il capo del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, vivamente sostenuto nei circoli dell’FSB, il quale si è guadagnato una buona reputazione durante l’organizzazione di operazioni anti-terrorismo nel Caucaso del Nord. Tale personaggio ha preso parte attiva nelle operazioni FSB all’estero, come ad esempio il caso già menzionato delll’omicidio di Alexander Litvinenko. Ultimamente Andrei Lugovoy, ex ufficiale di carriera del KGB, deputato della Duma, anch’egli indagato nel caso Litvinenko, ha proposto di ripristinare il vecchio nome dei servizi segreti russi – KGB. Ha descritto come non oppressivo il vecchio apparato dei servizi segreti nell’epoca sovietica, ma molto efficiente nello svolgimento dello spionaggio all’estero.

Ad aprile inoltre è stata annunciata la più grande riforma prevista quest’anno: la creazione della Guardia Nazionale,il decreto legislativo della quale ha da poco vagliato a terza lettura alla Duma. Secondo gli esperti, i poteri della Guardia Nazionale nel suo complesso simile ai poteri della polizia, e, anche in uso di attrezzature speciali e armi. Ciò significa la creazione di un ufficio separato dal corpo di polizia antisommossa, SWAT e gli altri reparti delle forze dell’ordine. Secondo i documenti la Guardia ha diritto assieme alla polizia di proteggere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza pubblica, agire in stato di emergenza secondo le leggi marziali. Le truppe della Guardia saranno autorizzate a partecipare alla lotta contro il terrorismo e l’estremismo e garantire il regime giuridico delle operazioni antiterrorismo. Inoltre, le truppe saranno in grado di proteggere i confini russi, nonché assistere la guardia di frontiera di servizio nella protezione del confine dello Stato. Inoltre al comandante verranno conferiti poteri coercitivi di natura speciale. Un accento rilevante è posto sulla tempistica dell’azione: i funzionari della Guardia potranno usare la forza ed armi senza preavviso quando incombe una minaccia diretta ai cittadini o ai militari. A capo della Guarda ci sarà l’ex generale, vice ministro dell’Interno, Viktor Zolotov, che già si occupava della protezione personale del presidente. La direzione intrapresa dalle riforme quindi pone come obiettivo principale la garanzia della sicurezza personale di Putin, il quale probabilmente teme una rivolta delle élite (che hanno visto ridursi drasticamente i loro redditi) ovvero delle sempre meno improbabili rivoluzioni colorate.

L’ultimo accento verrà posto sull’estensione del raggio d’azione dei servizi segreti russi che tendono ad inoltrarsi sempre più nell’emisfero occidentale. Una notizia recentissima vede le autorità russe creare una base di intelligence in Nicaragua. E’ parte del patto tra i due paesi in base al quale il Nicaragua riceverà 50 carri armati  T-72.

Per quanto riguarda invece la Siria, la Zaslon (che letteralmente vuol dire “schermo”) potrebbe essere in Siria come misura precauzionale per ogni evenienza. La presenza degli operatori Zaslon  presso l’ambasciata russa a Damasco, nella Omar Ben Al-Khattab street, è difficile da confermare poichè la loro stessa esistenza è negata dalla Federazione. È la più segreta unità tra le “spetsgruppy” formata dai 300 ai 500 operatori sotto copertura.

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