Putin: la caccia al terrorismo

Putin

*articolo a cura di Yauheniya Dzemianchuk, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Dopo la lotta globale al terrorismo che Putin ha voluto sostenere fuori dai confini nazionali, si deve tornare proprio in Russia per capire quali sono le vere ed effettive strategie affrontate da Mosca per combattere le attività che potrebbero compromettere la sicurezza nazionale. Le notizie degli attentati in Russia non sono molto frequenti o per lo meno non hanno uno spazio dedicato di natura considerevole negli ultimi tempi, piuttosto si fondono tra le notizie quotidiane. Non è mai stata un segreto la pretesa di assoluto zarismo di Putin, il quale sta premendo sull’acceleratore per la messa in attuazione del regime incentrato sulla sua figura, soprattutto nei tempi recenti e probabilmente tale man forte aiuterà il Paese ad evitare gli spargimenti di sangue che si sono verificati in Europa a causa del terrorismo. Esiste una reale necessità di mantenere un’apparenza di stabilità nei confronti della popolazione che è già stata messa a dura prova dalla poca affidabilità del sistema economico interno, colpito da una grave recessione. All’opinione pubblica è stata offerta la distrazione dalle elezioni parlamentari del 18 settembre 2016 che si svolgeranno in mezzo a una profonda crisi economica, con il petrolio a 30 dollari al barile e con le regole elettorali deliberatamente progettate per smussare e nascondere la disaffezioni degli elettori. Le precedenti elezioni che si erano svolte nel 2011 ed avevano già messo a nudo la ripida discesa intrapresa dal partito putiniano della Russia Unita a causa della frode elettorale. Sono stati decine di migliaia i manifestanti scesi in piazza. In risposta, i soggetti considerati poco leali sono stati eliminati dalla Duma; i manifestanti ordinari hanno ricevuto pene detentive e i leader della protesta sono stati condannati dai tribunali per immaginari crimini. Il nesso di questo flashback con il terrorismo verrà messo in chiaro a breve.

Quello degli attacchi terroristici è un fenomeno conosciuto nella Federazione fino dagli anni Novanta quando le tragiche storie della “la fatica cecena”, concernenti gli eventi dell’indipendentismo del Caucaso del Nord, rappresentavano le più importanti notizie quotidiane. La primavera araba ha fatto paventare il ripetersi di quegli anni soprattutto nelle zone dei confini col Tagikistan, nella valle di Fergana, e nel Caucaso al nord del Volga. Benché se ne parli poco o niente, e il Cremlino faccia di tutto per passarli sotto silenzio, gli attacchi islamisti in Daghestan, Inguscezia, Kabardino-Balkaria, Sud-Ossezia sono endemici.

Contrariamente a quello che si pensa, ci sono atti di terrorismo che non vedono alcun nesso con l’intervento morcovita in Siria, come quello dell’agosto del 2004 (dove sono morte 89 persone per mano di due donne kamikaze). Tuttavia una diretta risposta all’appoggio putiniano di Assad ci è stata: la caduta dell’aereo russo in Sinai, nel 2015 dove morirono 224 persone. Secondo gli investigatori, la bomba sarebbe stata collocata nella stiva dell’aereo probabilmente piazzata da uomini di Wilayat al-Sinai (gruppo succursale dello Stato Islamico nel Sinai): una manovra sarebbe stata resa possibile per una grave inadempienza da parte degli addetti alla sicurezza egiziani. L’ultima statistica riporta che fra il 1° ottobre 2015 e il 21 marzo 2016 gli estremisti hanno ucciso 33 persone.

L’affronto diretto lanciato dallo Stato Islamico a Mosca ha reso preoccupante la vicinanza della jihad ai giochi olimpici di Sochi nel 2014. Intanto il numero dei jihadisti che provengono dalla Russia e dall’Asia centrale per combattere al fianco dei terroristi è aumentato del 300% negli ultimi 18 mesi toccando la quota di 2.400 presenze russe in Siria al fianco di Daesh. Ciò secondo quanto detto da Putin lo avrebbe legittimato a intervenire nella lotta allo Stato Islamico al fianco della Francia, Germania e Belgio.

Ma la facilità con cui il terrorismo potrebbe prendere piede in una nazione così vasta è proprio la situazione sostanzialmente irrisolta nel Caucaso dove l’indipendentismo e il radicalismo alle porte della Federazione, potrebbero risultare un mix esplosivo di portata non  indifferente. Gli attacchi precedentemente subiti hanno gettato benzina sul fuoco dell’odio xenofobo della società nei confronti di coloro che provengono dalle regioni caucasiche. In Inguscezia hanno avuto inizio le perquisizioni nelle case dei familiari dei guerriglieri schedati. Anche in Daghestan le autorità di Mosca continuano a colpire duramente gli estremisti islamici, che si tratti di gruppi armati o semplici basi per la propaganda teologico-dottrinaria. Le moschee salafite e wahhabite sono da tempo diventati luoghi di propaganda e reclutamento per i jihadisti in tutto il Caucaso, ma le autorità federali russe hanno sempre utilizzato la linea dura contro queste strutture, prendendo tutte le misure necessarie, col fine di sradicare l’estremismo e tutelare i musulmani autoctoni.

Alla Duma sono stati presentati quest’anno disegni di legge che andrebbero ad incidere sulle norme contenute nel Codice Penale. Tali modifiche sono state proposte da un deputato della Duma Irina Yarovaya e dal Presidente del Comitato del Consiglio della Federazione sulla difesa e la sicurezza Viktor Ozerov. Si propone di inasprire le sanzioni contro il terrorismo e l’estremismo. Si innalza il tempo della detenzione e vengono maggiorate le multe. Sono state prese delle misure in materia di revoca della cittadinanza per coloro che sono sotto processo per atti di terrorismo e l’estremismo e impedito loro l’espatrio. Si estende il controllo delle comunicazioni di rete dei cittadini. Hosting provider, proprietari di siti web e altre persone (comprese le risorse estere), saranno  costretti a memorizzare i dati sull’ammissione, il trasferimento, il trasporto, la manipolazione varie informazioni elettroniche per sei mesi. Si parla della lesione delle libertà personali sopratutto in vista della libera espressione e la condivisione dei propri interessi con i consociati.

Ed ecco quindi che salta all’occhio il nesso tra la politica perseguita da Putin e la questione di sicurezza della Federazione: tenere sotto controllo il rafforzamento dei poteri dell’FSB, il controllo delle telecomunicazioni e delle operazioni finanziarie dei cittadini. Tale provvedimento risulta essere in piena linea con il decreto firmato dal Presidente recepisce la nuova Strategia per la sicurezza nazionale; un piano strategico di carattere politico, economico, diplomatico e militare che era stato varato nel 2009 e si proietta fino al 2020, e che adesso viene aggiornato per metterlo al passo con i molti cambiamenti avvenuti negli ultimi sette anni. Il piano definisce le priorità della nuova Strategia di sicurezza nazionale, che sono il rafforzamento della difesa, la sicurezza sociale e Statale, l’integrità e la sovranità territoriale e il rafforzamento del consenso nazionale. Inoltre è stata predisposta la creazione della Guardia Nazionale : un nuovo organo di potere esecutivo, subordinata in via diretta al Capo dello stato, e collaborerà in maniera stretta con il Ministero nella lotta contro il terrorismo. Si sostituirà quindi all’OMON e al SOBR. Putin, infine, ha nominato capo della Guardia Nazionale Viktor Zolotov, già comandante delle truppe del ministero dell’Interno ed ex capo del servizio di sicurezza del presidente.

In ultima istanza si cerca di preservare la sicurezza interna tramite la collaborazione con i vicini come lo dimostra la recente  visita strategica in Turkmenistan da parte del ministro di Difesa russa, Shojgu. Ed anche un incontro che ha visto la Russia, l’Iran e l’Azerbaijan uniti per combattere il terrorismo.

In seguito quindi a tali rilevanti modifiche ci sono stati degli arresti e attività come la distruzione di una cellula militante con presunti legami con il gruppo jihadista dello Stato Islamico in Inguscezia. L’arresto più recente è stato effettuato questa settimana a Nal’čik capitale della Repubblica Autonoma di Kabardino-Balkaria. Complessivamente nel 2015 sono state liquidate 42 cellule terroristiche sul territorio della Federazione Russa. Circa 1.500 persone sono state identificate come terroristi lo scorso anno. Continua però ad aleggiare a volte l’infondatezza degli arresti o l’uso improprio del termine “terrorismo” sotto al quale vengono declinate le varie operazioni che hanno messo alla luce la sempre più instabile situazione del Caucaso e del Paese in generale.

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