Colombia: Pace in bilico tra governo e forze armate rivoluzionarie

Colombian police blow up a laboratory for processing cocaine base seized from FARC in 2011, as part of the decades long conflict between the guerrillas and the government - AFP: Guillermo Legaria, file photo

Colombian police blow up a laboratory for processing cocaine base seized from FARC in 2011, as part of the decades long conflict between the guerrillas and the government – AFP: Guillermo Legaria, file photo

*articolo a cura di Simone Alba, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Le forze armate rivoluzionarie colombiane (FARC) sono un’organizzazione militare e para-militare di stampo comunista, nate nel 1958 come resistenza al governo colombiano.

Le origini sono da ricercare ben dici anni prima, quando nel 1948 Jorge Eliecer Gaitán, teorico del socialismo, professore universitario nonché capo del partito liberale, venne assassinato e crocefisso all’esterno del palazzo presidenziale da una folla di violenti oppositori.

Gaitàn, figura carismatica e autorevole, si scagliò da subito e con decisione contro il monopolio della terra in Colombia, questa forte presa di posizione, anni prima gli causò l’avversione del suo stesso partito, che come candidato alla presidenza preferì una figura più moderata rispetto a lui.

In seguito all’attentato del 1948, il partito conservatore, liberale e quello comunista organizzarono gruppi di autodifesa e unità guerrigliere a maggioranza contadina.

Al fine di ristabilire l’equilibrio per far cessare la drammatica guerriglia civile,  i due principali partiti conservatore e liberale, si unirono nel 1958 nel  Frente Nacional, costituendo così un governo di unità nazionale. I miliziani liberali e conservatori cessarono le guerriglie e consegnarono le armi, mentre quelli del partito comunista si riorganizzarono senza mai deporre del tutto le armi.

Nel 1962  il conservatore Guillermo León Valencia venne eletto per il partito nazionale, dopo aver accusato la resistenza comunista di voler creare “intollerabili repubblichette indipendenti” nel 1964 scagliò contro quest’ultimi un offensiva armata denominata “operazione Sovranidad”.

Sfuggiti all’attacco, i miliziani comunisti organizzarono la loro prima conferenza costituendo il “Blocco Sud”.

Nel 1966 annunciando il loro programma agrario, sostituirono la precedente sigla con Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane, erano nate le FARC.

Il programma delle FARC consiste nella redistribuzione della terra ai contadini confiscando latifondi alle compagnie straniere, la cancellazione dei debiti che quest’ultimi avevano contratto con usurai e banche, e lo sviluppo di un ampio sistema di microcredito per lo sviluppo rurale. Oltre all’ambito agricolo il piano prevede un programma completo di alfabetizzazione, borse di studio per i figli dei contadini e la creazione di soluzioni abitative e vie di comunicazione.

Lo scontro con il governo è parso inevitabile, l’unico metodo di presa di controllo del territorio è stato il conflitto armato.

Negli anni ottanta, le FARC crearono un loro partito politico l’Unión Patriótica, ma i leader vennero sistematicamente assassinati da gruppi paramilitari, impedendo quello che poteva essere un processo di integrazione socio-politica.

La guerra civile che si trascina da 52 anni ha causato 260mila vittime, 45mila dispersi e 6,9 milioni di sfollati.

Il 23 giugno 2016 segna una data storica, dopo circa 4 anni di difficili negoziati si è siglato l’accordo di pace tra le FARC ed il governo colombiano. Il documento non stabilisce una data precisa, ma indica le modalità per “l’abbandono delle armi, le garanzie di sicurezza per i ribelli e la lotta contro le organizzazioni criminali”. L’accordo verrà sottoposto a referendum popolare per essere legittimato.

In seguito ad un esito positivo del referendum, il processo di disarmo avverrà sotto il controllo delle Nazioni Unite, che avranno 45 giorni per dispiegare 300 tra funzionari civili e militari, per verificare che gli accordi siano rispettati. Quest’ultimi si troveranno a distanza di 1km dalle 23 zone rurali predisposte in cui si concentreranno i fronti rivoluzionari per deporre le armi. Entro 180 giorni dall’esito referendario, le FARC dovrebbero cessare di esistere come organizzazione rivoluzionaria militare.

Il processo di pacificazione, sebbene avviato, si scontra con problematiche di diversa natura.

La protezione di ex rivoluzionari da parte della forze governative appare complicata,  data l’avversione storica e spesso sanguinosa con la polizia nazionale e dalle ritorsioni che potrebbero subire dalle organizzazioni criminali che precedentemente li finanziavano. Anche il reinserimento sociale appare complesso, c’è da considerare che la maggior parte dei rivoluzionari, confinati per decine di anni in remote zone agricole, sono stati dediti alla guerra per tutta la vita.

Dal punto di visto economico la condizione di distribuzione della terra rimane invariata, il 13% della popolazione detiene il 77% delle proprietà terriere, mentre il 10% della popolazione più ricca guadagna quattro volte di più di quella povera. Questa stasi potrebbe rivelarsi un problema non da poco, visto che la distribuzione equa della terra e delle ricchezze, sono uno dei punti cardine della politica dei rivoluzionari.

Anche internamente le FARC presentano profonde spaccature. Con il passare degli anni l’ideologia originale si è sbiadita, lasciando spazio ai personalismi e al desiderio di potere e ricchezza dei singoli comandati in capo. Difatti gli ingenti introiti derivati dagli accordi con altre organizzazioni criminali internazionali e dal traffico di droga, non solo finanziano le operazioni delle FARC, ma hanno oltremodo arricchito i proprio componenti, che ora vedono lo scioglimento dell’organizzazione come un fatto estremamente negativo.

A conferma, appena tre settimane dopo lo storico accordo di pace, l’unità della FARC 1°Frente, uno dei più antichi e importanti fronti dei rivoluzionari, ha annunciato che non parteciperà alla smobilitazione prevista dall’accordo con il governo colombiano, divenendo un unità ribelle. Anche il 57° e il 16° fronte  rispettivamente al confine con Panama e Venezuela, noti per l’esteso e proficuo narcotraffico potrebbero rappresentare uno scoglio all’accordo, e quindi opporsi al processo di pace. Il 36° fronte rappresenta il caso più difficoltoso, guidato da un comandate ribelle poco incline alla diplomazia, la sua unità è stata quella che in assoluto ha violato più volte i “cessate il fuoco” dei precedenti (e falliti) accordi.

Le critiche bilaterali che vengono mosse all’accordo di pace, sia da una parte dei cittadini che dai ribelli, hanno curiosamente lo stesso contenuto. Se da un lato parte del popolo vede l’accordo come un “piegarsi” dello stato nei confronti delle delle FARC, specularmente i ribelli vedono la stessa cosa a ruoli invertiti.

La siglatura delle pace è un primo passo, ma ben lontano dalla risoluzione dei numerosi problemi createsi in più di mezzo secolo di guerriglia. L’equilibrio politico e sociale della Colombia viaggia sul filo del rasoio.

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