Conflitti per la tratta di esseri umani

esseri umani

Fonte: REUTERS/Roni Bintang

*articolo a cura di Lorenzo Mazzone, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

La tratta degli esseri umani è considerata dagli Stati firmatari del Protocollo di Palermo, stipulato tra il 12 e il 15 dicembre del 2000 da parte di ottantacinque Paesi, una netta violazione dei diritti dell’uomo e della persona umana. È una moderna forma di schiavitù e per tratta di esseri umani si intende il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’accogliere e ospitare persone attraverso l’uso o la minaccia della forza o di altre forme di coercizione, di raggiro, d’inganno o frode a scopo di sfruttamento. Oltre ad essere un fenomeno legato alla criminalità organizzata con guadagni di più di un miliardo di dollari l’anno attraverso la vendita di bambini, il traffico di migranti e di organi, preoccupa anche altri settori sociali poiché impedisce ai minori la possibilità di avere un’istruzione adeguata, va a distruggere i legami familiari e gli aspetti di vita comunitaria, aggravando i problemi assistenziali, di salute pubblica con i frequenti casi di contagio di gravi malattie, su tutte l’HIV. La tratta di uomini giuridicamente riconosciuta dal diritto internazionale, attraverso la ratifica del citato Protocollo, è un fenomeno che si è sviluppato nel corso dei secoli e dal ‘900, grazie alle sue ramificazioni, ha interessato quasi tutti i Paesi del globo. Le immagini del traffico di esseri umani hanno ormai una frequenza quasi quotidiana, basti pensare alle migliaia di profughi imbarcate con ogni mezzo e su ogni mezzo dalle coste del Nord Africa per arrivare illegalmente in Europa, pagando a caro prezzo il miraggio di poter ricostruire una vita migliore. Chi guadagna con questa e altre tratte di esseri umani in giro per il mondo sono organizzazioni criminali internazionali che operano soprattutto in Paesi dove la legislazione non prevede pene eccessivamente severe o dove sono le stesse autorità a favorire lo sviluppo di queste attività illecite, come in Thailandia o in Malesya, Stati in cui questi reati vengono sanzionati in maniera leggera. Secondo una recente stima effettuata dall’Europol sono circa 30.000 le persone che hanno un ruolo in questo tipo di traffico con circa 3.000 coinvolti nella pianificazione delle rotte di migranti dall’Africa all’Europa. Molto turbolenta e praticata è anche la gestione delle tratte che passano attraverso i Balcani e l’Ungheria, come anche le attività che hanno luogo nel continente asiatico con i flussi proficui, secondo l’agenzia europea Frontex, che hanno come destinazione i Paesi dell’Unione Europea e che vedono la maggior parte delle vittime finire nel mercato del sesso.  Come ogni altra attività lecita e illecita, i trafficanti di esseri umani sfruttano i diversi social network come mezzi attraverso i quali poter pubblicizzare i loro uffici e inserirsi subdolamente nelle comunità oltre che per organizzare le traversate e per mettersi d’accordo sul luogo e l’orario delle partenze. Con questi sistemi la stessa agenzia Frontex afferma che i guadagni provenienti dal traffico di esseri umani risultano incrementati fino ad essere nettamente superiori rispetto a quelli che derivano da traffici illegali di altro genere, come droga e armi.

La tratta di esseri umani è un fenomeno indissolubilmente legato alle situazioni di conflitto o di instabilità politica che riguardano soprattutto i Paesi in via di sviluppo in Africa, Asia e Medio Oriente. Il Ruanda è stato recentemente accusato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di aver favorito lo sviluppo di attività illecite quali il traffico di esseri umani e sessuale e di fomentare il reclutamento di mercenari nei campi profughi congolesi e in quelli presenti lungo i confini del Burundi. Un Paese che ha attraversato durante l’ultimo periodo del 2015 fasi di forte instabilità a causa della lotta di potere che si è generata tra l’allora presidente Nkuruziza e il generale Nyiombare e che rischia tuttora di sfociare in una guerra etnica tra uti e tutsi. Tutto ormai sembra essere un pretesto per un conflitto armato che in realtà innesca altre problematiche sociali tra cui l’impoverimento della popolazione che si offre all’impiantarsi del traffico. Bisogna ricordare che il Burundi è uno tra gli Stati più bisognosi del continente africano e presenta un indice di carestie e assoluta carenza di beni primari, come il cibo.

In altro scenario, quello attuale dello Yemen attraversato da profonde divisioni settarie che in verità hanno origine nel primo decennio del ‘900, con l’indipendenza raggiunta dall’Impero Ottomano, e nel 1967 con la creazione di uno Stato di matrice marxista nel sud del Paese. Gli Houti e i Shafiti hanno ripreso le ostilità a partire dal 2004 fino al 2010 quando si sono avviate le fasi diplomatiche mediate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. Con l’elezione di Hadi, che si era comunque ripromesso di risolvere definitivamente le divisioni settarie che attraversano il Paese, la situazione ha visto inasprirsi costantemente fino ad uno scenario di vera e propria guerra civile. L’odio tra i separatisti Houti e la maggioranza sunnita degli Shafiti ha portato a una totale spaccatura della popolazione e lotte tra fazioni in cui si sono registrati frequenti casi di tratta di uomini.

Il traffico di esseri umani è dunque un fenomeno endemico nella gran parte dei casi negli Stati che presentano contesti di instabilità e conflitti che inevitabilmente innescano il fenomeno, come conseguenza di questi ma anche concausa per tutti i vantaggi economici che ne derivano per i trafficanti di uomini e di armi. Dagli strascichi e dalle responsabilità non ne sono esenti i Paesi occidentali, e per vicinanza quelli europei, essendo una questione che per la sua natura clandestina e virale allo stato dei fatti non consente né stime precise né previsioni tranquillizzanti riguardo la sua crescita.

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