Justin Trudeau: un nuovo corso per il Canada

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*articolo a cura di Lorenzo Bruno, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Il 19 ottobre 2015 il partito liberale canadese LPC sotto la guida di Justin Trudeau, figlio dell’ex Primo Ministro canadese Pierre Trudeau, ha vinto con un ampio margine le elezioni legislative, sconfiggendo i conservatori del premier uscente Stephen Harper. Quest’ultimo si trovava alla guida del paese da nove anni. I liberali hanno così ottenuto la maggioranza assoluta al Parlamento: 184 seggi su 338. Nel discorso post-elettorale tenuto a Montreal, sede del suo distretto, Trudeau dichiara come i canadesi abbiano finalmente scelto il vero cambiamento. Non si sono fatte attendere le congratulazioni da parte del Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama con il quale ha convenuto l’importanza di rafforzare i già solidi rapporti tra i due paesi e ribadendo l’impegno congiunto su temi come il TPP, i cambiamenti climatici e la lotta al terrorismo.

Proprio sul fronte terrorismo si sono però avute le prime divergenze. Il Canada infatti, come affermato da Trudeau durante la sua campagna elettorale, ha cessato i suoi attacchi in Siria e in Iraq contro lo Stato Islamico nel febbraio 2016. I raid aerei sono stati sostituiti da una missione umanitaria da circa 602 milioni di dollari che saranno investiti in cibo, assistenza sanitaria, alloggi, rifornimento d’acqua. Dal punto di vista della spesa militare, i liberali confermano la volontà di uscire dal programma F-35 – caccia multiruolo di quinta generazione –  che secondo Trudeau sono lontani dal funzionare e non adatti alle necessità del Paese. Dall’altro lato vuole mantenere invariato il budget per la difesa, rafforzando la Marina e consegnando al Paese una nuova National Defence Strategy in quanto l’ultima risale al 2008. Il LPC ha proposto, inoltre, di accogliere un numero considerevole di rifugiati siriani non cedendo alle pressioni politiche fatte dal partito conservatore ora in minoranza. Da dicembre 2015 sono arrivati in Canada circa 700 rifugiati siriani che si sommano ai 2000 che sono arrivati nei mesi antecedenti. Tutti questi arrivi fanno parte del programma di assistenza e accoglienza che il Canada, e Trudeau in prima linea, si sono impegnati a effettuare. L’iniziativa ha lo scopo di accogliere un totale di 25.000 individui con un esborso per le casse dello stato di 250 milioni di dollari.

Proprio pochi giorni fa, il 10 di marzo, la Casa Bianca è stato il luogo dell’incontro tra Barack Obama e Justin Trudeau. Lo scopo dell’incontro è un’intesa sul clima per il raggiungimento degli obiettivi posti alla conferenza di Parigi tenutasi lo scorso dicembre. È stato richiesto alle varie forze politiche partecipanti “la massima cooperazione” con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra”.  L’incontro fra i due leader è servito proprio a raggiungere un accordo per una riduzione delle emissioni di metano- del 42-45% rispetto ai livelli 2012 entro il 2025, derivanti dalle operazioni di fracking.

Inoltre, in occasione del 40esimo anniversario dall’apertura della prima sede diplomatica dell’Ue in Canada, che avvenne nel 19 febbraio 1976, Justin Trudeau parla di “rilancio delle relazioni tra Canada e Unione Europea” e di un rafforzamento dei rapporti commerciali. A questo scopo è stato concluso il CETA, un accordo economico e commerciale globale. I negoziati sono terminati ma per poter entrare in vigore il trattato deve essere prima approvato dal Parlamento europeo e poi dai governi degli Stati membri dell’Unione Europea. Sebbene il Canada nell’ultimo anno abbia importato beni dall’UE per un totale di 52,9 miliardi di dollari, mentre le esportazioni hanno raggiunto quota 39,4 miliardi, le parti hanno comunque ritenuto necessario intensificare le loro relazioni. L’accordo si impone di far crescere di quasi un quarto gli scambi di beni e servizi tra l’UE e il Canada, abolire il 99% dei dazi doganali, consolidare il commercio, rafforzare le relazioni economiche e creare nuovi posti di lavoro. Dovrebbe generare un aumento del PIL dell’UE pari a circa 12 miliardi di euro l’anno. Concludendo questo accordo il Canada ha afferrato una storica opportunità per garantirsi un accesso preferenziale al più grande mercato mondiale che vede la presenza di circa 500 milioni di consumatori con un PIL di quasi 18 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda la politica estera mediorientale, a settembre 2012, sotto la guida dell’ex Primo Ministro Stephen Harper, il Canada ha deciso unilateralmente di chiudere l’ambasciata in Iran e di conseguenza interrompere anche le relazioni diplomatiche. La decisione venne presa perché l’Iran era ritenuto colpevole di aver appoggiato le repressioni del regime di al-Asad in Siria e per “minacce” di Teheran contro Israele. L’Italia ha svolto durante questi tre anni un ruolo importante rappresentando gli interessi canadesi in Iran.  In contrasto con questa decisione si è posto, dopo tre anni, il governo del primo ministro Justin Trudeau che ha reso nota la sua volontà di ripristinare le relazioni diplomatiche con Teheran. Il ministro degli Esteri Stéphane Dion e quello del Commercio Internazionale Chrystia Freeland hanno sottolineato che i cambiamenti annunciati offriranno una nuova opportunità alle aziende canadesi.

Ambiguo è invece il comportamento che l’LPC sta mantenendo nei confronti dell’Arabia Saudita. I precedenti governi Harper furono fortemente criticati nel corso degli anni a causa della vendita di ingenti forniture militari a Paesi come l’Arabia Saudita, l’Iraq, l’Egitto e la Giordania, nei quali il rispetto e la tutela dei diritti umani sono principi sconosciuti. Anche i rapporti delle Nazioni Unite  condannano i bombardamenti sauditi “indiscriminati” in Yemen. Di conseguenza un po’ di imbarazzo per Ottawa c’è. Trudeau ha fatto del rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto due pilastri della sua filosofia politica. A questo scopo il ministro degli Esteri Dion ha dichiarato che il governo canadese si impegnerà a monitorare l’uso che la controparte fa delle attrezzature militari  e a registrare eventuali abusi delle stesse. Sembra quindi che il Canada non sia intenzionato a sospendere o diminuire le forniture militari ai Paesi del Medio Oriente.

Il Canada ha firmato l’11 luglio un accordo sul libero scambio con l’ Ucraina – CUFTA – durante la visita ufficiale a Kiev del premier Trudeau. Le trattative andavano avanti dal 2015 e in seguito alla firma apposta dalle parti il trattato dovrà essere successivamente ratificato dai due parlamenti. L’accordo si prefigge l’obiettivo, come espresso dal ministro dello Sviluppo economico ucraino Stepan Kubiv, di  “implementare il commercio e le relazioni economiche tra i  due Paesi”. Un accordo importante tanto per il valore economico-commerciale quanto per quello politico. Con questa firma infatti Trudeau consolida ulteriormente i rapporti con Kiev. L’amicizia tra i due Paesi è di lunga data, come ha ricordato il presidente Poroshenko, e come evidenziano centinaia di poliziotti e di ufficiali dell’esercito inviati nel corso degli anni dal Canada per addestrare le truppe ucraine. Trudeau invia così un nuovo messaggio a Putin in seguito ai due giorni di riunioni Nato che hanno avuto luogo a Varsavia. Il Premier canadese si è detto “estremamente entusiasta” di contribuire ad implementare il fronte Nato nell’Europa dell’Est attraverso la spedizione di 450 soldati in Lettonia. E dove ha ripetuto che lo spiegamento di forze militari è fondamentale al fine di far comprendere alla Russia che la Nato è unita nell’opporsi alle sue azioni ”illegittime” riguardo alla situazione ucraina.

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