Nigeria: crescita economica e lotta al terrorismo.

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*articolo a cura di Annaclara Mezzopera, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

La Repubblica Federale di Nigeria, oltre ad essere lo Stato più popoloso del continente africano, è la maggiore realtà economica dell’Africa occidentale e dell’Africa sub-sahariana. Già a partire dal 2013, aveva superato il PIL dello storico rivale economico, il Sud Africa, con un distacco di oltre 510 miliardi di dollari. Negli ultimi anni infatti, sono stati inseriti nel calcolo del Prodotto Interno Lordo alcuni settori fino a quel tempo esclusi e sottostimati, come l’industria cinematografica, le telecomunicazioni mobili e il commercio elettronico. Per quanto riguarda il settore delle telecomunicazioni, la stessa Vodafone ha espresso il desiderio di investire in questo mercato emergente, considerandolo valido e con un alto potenziale economico. Va quindi sottolineata l’appetibilità del mercato nigeriano da parte di grandi multinazionali che preferiscono incanalare gli investimenti verso realtà emergenti e in via di sviluppo, come gli ultimi progetti di telefonia in India, Turchia, Sud Africa e Ghana.

Se da un lato, l’economia della Nigeria segue un trend di crescita sostenuta, dall’altro si sottolinea una forte sperequazione nella distribuzione del reddito, che comporta una forte diseguaglianza sociale tra la popolazione. Infatti, il 60% degli abitanti vive sotto la soglia di povertà relativa.

Inoltre, per quanto riguarda gli IDE, investimenti diretti esteri, si nota dal 2013 al 2015 una flessione di circa 9 miliardi di dollari: nel 2013 si registravano 19.4 miliardi di dollari di investimenti esteri, nel 2015 10.3 miliardi. Questa contrazione comunque, riguarda solo alcuni settori, come quello petrolifero, dove il greggio è risorsa primaria per il Paese ma si è vista deprezzata negli ultimi anni. Rimane comunque forte il peso della Nigeria nella produzione di petrolio, considerando che è la decima potenza al mondo per produzione e una delle prime voci di export dell’economia nigeriana. Dal lato export, i principali partner commerciali nigeriani sono Stati Uniti (37% dell’export totale), Unione Europea (22,5%), India (12,1%) e Brasile (7.7%). L’Italia, in particolare, vede nella Nigeria uno dei più importanti partner economici e le imprese italiane nel Paese si sono sviluppate sin dagli anni ’60 soprattutto nelle aree di estrazione e lavorazione del petrolio, costruzioni edili e settore sociale.

A causa della corruzione economica e finanziaria che dilania lo Stato, sono attivi diversi strumenti di salvaguardia per le imprese italiane che vedono in prima linea la stessa Ambasciata nel denunciare e proteggere le realtà nazionali da frodi e truffe di natura finanziaria. Lo Stato, comunque, ha l’obiettivo di rientrare nelle prime 20 economie del mondo nel 2020 con un PIL ideale di 900 miliardi di dollari e un reddito pro-capite di 4.000 dollari.

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Fonte: Farnesina-Rapporto Congiunto sulla Nigeria 2016

A causa del deprezzamento del greggio, la Banca Mondiale ha previsto per la fine dell’anno 2016 una ricaduta economica per il Paese che crescerà, secondo le previsioni degli esperti, di uno 0.8% rispetto allo stimato 4.6% di gennaio. Ci si aspetta però, complici le fasi del ciclo economico, oggetto di fluttuazioni e variazioni dovute ad una moltitudine di fattori macroeconomici, un aumento di 3,5 punti percentuali nel 2017 che darebbe un pò di respiro non solo all’economia ma anche agli investitori internazionali.

Se l’economia del Paese ha tutte le possibilità per continuare a crescere in maniera sostenuta e attrarre investimenti, nonostante molte altre realtà di natura socio-economica devono essere risolte, come la forte sperequazione del reddito, la Nigeria sta lottando contro un grande gruppo terroristico che è nato nel 2002, Boko Haram. L’organizzazione, che ha visto il suo massimo apice negli ultimi due anni, cresce in maniera esponenziale, reclutando miliziani da ogni zona del Paese, ma anche dall’intero continente africano. Le sanguinose operazioni para-militari portate avanti dal gruppo terroristico hanno seminato un numero irragionevole di morti, soprattutto nel Nord della Nigeria. Solo a giugno, sono state uccise 24 donne che partecipavano ad un funerale nel villaggio di Kuda. Boko Haram si sta inoltre espandendo in Camerun e Niger. È di poche settimane fa la notizia dell’attacco al villaggio di Yebi, uno dei centri in cui si sono rifugiati i profughi in fuga dai jihadisti. Un’organizzazione no-profit americana, Enpower 54, ha dichiarato che le donne e i bambini rapiti da Boko Haram soffrono di malnutrizione e fame a causa delle limitate risorse che il gruppo terroristico destina ai prigionieri, a fronte della necessità di portare avanti la folle lotta al Governo di Abuja. Nonostante tutto però, le truppe dell’esercito nigeriano hanno liberato pochi giorni fa più di 5000 persone nella regione di Borno, da sempre sotto il controllo dei Jihadisti, sottolineando tutto l’impegno dello Stato nel combatterli.

La sicurezza regionale del Paese grava in condizioni disperate e ciò che rende tutto più teso è l’insufficiente aiuto delle potenze occidentali nella lotta a Boko Haram, che alla pari dell’IS in Siria e Iraq, fa del terrore e della paura la propria arma.

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