L’Arabia Saudita batte record di produzione petrolifera di luglio…10.67 milioni di barili al giorno

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Il rapporto mensile dell’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, l’OPEC, ha rivelato che la produzione dell’organizzazione composta da 14 membri è aumentata raggiungendo cifre da record nel mese passato, il che conferma che il surplus di offerta mondiale continuerà fino all’anno prossimo, fatto che a sua volta indica che c’è la volontà a livello internazionale di mantenere l’attuale divisione di quote di mercato.

Secondo “Reuters”, il prezzo del greggio è calato del 15% circa nel mese di luglio, per via dei timori che l’abbassamento dei prezzi del petrolio e i suoi derivati possa compromettere il lungo atteso bilanciamento dei mercati. L’abbassamento dei prezzi ha dato vita a ipotesi che l’OPEC intenda stabilire un accordo coi produttori indipendenti per fissare la quantità di greggio prodotta.

L’OPEC ha scritto nel suo rapporto che i prezzi bassi del greggio hanno portato le raffinerie a livello globale a produrre più prodotti derivati dal petrolio, il che aggrava il problema di sazietà dei mercati. I numeri presentati dall’Arabia Saudita all’OPEC mostrano come il Regno Saudita abbia pompato 10.67 milioni di barili di greggio tutti i giorni nel mese scorso.

La produzione di luglio dunque ha superato quella di giugno, che aveva toccato quota 10.55 milioni di barili, e ha battuto il record raggiunto nel giugno 2015 di 10.56 milioni di barili al giorno. Le fonti nel settore petrolifero saudita dichiararono a aprile che la produzione sarebbe aumentata nelle prossime settimane per sopperire all’aumentata richiesta di energia elettrica durante l’estate.

Altri membri dell’OPEC hanno aumentato la produzione per recuperare le perdita subite in Nigeria e nelle lotte in Libia, e le cifre raccolte dall’OPEC da fonti secondarie mostrano come l’organizzazione abbia prodotto 33.11 barili al giorno nel mese di luglio registrando un aumento di 46.000 barili giornalieri rispetto a giugno.

Una revisione dei rapporti precedenti dell’OPEC indica che questi sono i quantitativi maggiori registrati almeno dal 2008. Anche l’Iraq, secondo produttore più grande dell’organizzazione, ha accelerato il tasso di produzione nel mese di luglio, mentre l’Iran ha fatto lo stesso, seppure con un tasso più basso, visto che sono gli sono state levate le sanzioni occidentali lo scorso gennaio.

L’OPEC pronostica che la richiesta media giornaliera del greggio nel 2017 sarà di 33.01 milioni di barili, il che sottolinea come il surplus potrà essere di 100.000 barili ogni giorni se verranno mantenuti gli attuali tassi di produzione. L’OPEC malgrado ciò, non ha fatto modifiche importanti ai suoi pronostici.

Il Venezuela intanto intende indire una riunione coi paesi petroliferi per concludere un accordo per poter aumentare i prezzi del greggio, che costituisce l’introito più importante del paese. Caracas sta soffrendo una crisi economica e politica per cui l’esportazione di petrolio è più importante che mai.

Il governo venezuelano ha invitato da tempo i paesi petroliferi a raggiungere un accordo che fissi i prezzi del greggio, il presidente Nicolas Maduro ha dichiarato nei media nazionali che è in trattiva con diversi esportatori di petrolio per indire questa riunione coi paesi produttori, aggiungendo che il suo paese farà forti pressioni perché si fissi il prezzo del petrolio a 40$ a barile.

Il ministro del petrolio e dei beni minerari, Eulogio Del Pino, ha affermato che c’è la possibilità che la riunione tra l’OPEC e i produttori indipendenti possa iniziare già nelle prossime settimane, e che il Venezuela “spingerà perché si organizzi un summit dove siederanno insieme i paesi produttori indipendenti e i membri dell’OPEC per vedere come si svolgerà lo scenario invernale”.

Tuttavia gli analisti sono scettici sulla fruibilità degli sforzi venezuelani, i commentatori dalla ANZ Bank sottolineano come un altro summit per fissare i tetti di produzione sia già fallito per il mancato entusiasmo degli investitori, mentre la Russia -il produttore numero uno al mondo- non vede il motivo di partecipare a nuovi colloqui per stabilire limiti di produzione ma rimane disponibile a trattare.

Da quando i prezzi erano calati nel 2014 il Venezuela aveva provato più volte a firmare accordi per fissare limiti di produzione e diminuire il surplus di offerta, ma non aveva riscontrato molto successo visto che nessuno dei produttori intedeva rinunciare alla propria quota di mercato diminuendo la produzione volontariamente.

A prova di ciò, i colloqui riguardo il problema della sovrapproduzione, tenuti a Doha lo scorso aprile tra i membri dell’OPEC e i non membri -tra cui figurava anche la Russia- erano infatti franati. È prevista una riunione informale interna all’OPEC a settembre.

Fonte: Al Iqtisadia

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