Il terrorismo in Russia come causa legittima di censura?

censura

*articolo a cura di Yauheniya Dzemianchuk, tirocinante presso Alpha Insitute of Geopolitics and Intelligence

La Costituzione russa prevede la libertà di parola e di stampa all’articolo 29, un ulteriore articolo 55, però, prevede che i diritti umani, le libertà e di conseguenza, anche la libertà di parola possono essere limitati dalla Legge Federale nel caso di necessità di difesa nazionale e di sicurezza dello stato.

I funzionari del governo usano spesso sistema delle Corti federali del Paese per dissentire con i giornalisti e blogger che denunciano gli abusi da parte delle autorità. Oltre all’articolo 55 della carta costituzionale il disegno di legge n.1.039.149-6 sull’antiterrorismo, approvato quest’anno, prevede un largo margine di una possibile applicazione di tale legge nei confronti degli oppositori del governo. Con il già citato pacchetto di nuove leggii contro il terrorismo, ed i correttivi previsti al codice penale con Legge Federale n. 375 del 6 luglio 2016 si estende il controllo delle comunicazioni di rete. Gli hosting provider, le società di telefonia, i proprietari dei siti web e le risorse estere, saranno costretti a memorizzare per sei mesi i dati sull’ammissione, il trasferimento, il trasporto, la manipolazione delle varie informazioni, come anche i pagamenti elettronici ed anche il traffico dati tra gli utenti (comprese foto, video e i messaggi audio) e fornirli, se richiesto, ai servizi segreti russi (Fsb). L’applicazione di queste leggi definite “restrittive” ha incoraggiato l’autocensura nel Paese. Tale complesso di norme potrebbe comportare una lesione dei diritti fondamentali soprattutto in riferimento alla libertà di aggregazione e di associazionismo. Tuttavia c’è da precisare che non è ancora chiaro l’utilizzo del concetto “gruppo sociale”, nella bozza in itinere. A tal proposito il deputato della Duma, Dmitry Gudkov ha puntualizzato che alcuni articoli della bozza, da inserire nel codice penale promossi dalla Yarovaya, (come quelli che trattano la responsabilità della “promozione dell’attività estremista”) possono considerarsi nocivi per la libera espressione a causa del rafforzamento dei poteri dell’FSB che ne deriva. Tale ipotesi è stata confermata da Human Rights Watch che nel documento di analisi sulla Russia espleta che le nuove leggi e le misure proposte negli ultimi due anni tendono a soffocare la libertà di espressione e perseguire i critici che hanno promosso la loro opinione online.

La Federazione Russa è uno dei più grandi Paesi contrassegnati dal “Not Free” sulla mappa di uno studio reso pubblico dalla Freedom House per il 2016. L’analisi della libertà di stampa si articola su diversi indici a seconda dei quali vengono definiti dei gradi al quale il Paese studiato appartiene. A dare le tinte forti al quadro è la pubblicazione del Committee to Protect Journalists. L’organizzazione ha documentato 56 morti dei professionisti del settore (giornalisti, capiredattori, …) come conseguenza diretta alle chiare posizioni antigovernative in Russia dal 1992, notando che gli autori dell’atto criminale hanno quasi sempre goduto dell’impunità. Inoltre la Fondazione Glasnost Defence ha raccolto 70 segnalazioni di attacchi contro i giornalisti e blogger solo nel corso di quest’anno.

In generale, i media sono il supporto informativo dell’approvazione sociale di certi valori spirituali e culturali, dal non indifferente impatto politico, ideologico, organizzativo, regolamentare e psicologico sull’opinione, sul comportamento pubblico quotidiano dei consociati. Il Cremlino controlla l’agenda principale della stampa nazionale e grazie all’azione progressiva di nazionalizzazione delle fonti di informazione che con l’entrata in vigore della Legge Federale n. 2124-1 del dicembre 1991 (redatta questo anno) rischia di divenire più solida. In base a questa legge adottata dalla Duma di Stato si è vietato agli investitori stranieri di possedere più del 20% di tutte le attività dei media nel Paese. I giornali come Forbes, in Russia, sono stati costretti a cercare in fretta nuovi acquirenti. Di conseguenza il nuovo proprietario di Forbes, Alexander Fedotov, si è quasi subito impegnato a creare uno nuovo format per la rivista.

Il governo definisce la politica editoriale di stazioni televisive statali e produce contenuti propagandistici. Numerosi quotidiani presenti sulla scena del Paese offrono contenuti su un’ampia gamma di argomenti, che raramente però sfidano la linea ufficiale su questioni importanti come la corruzione o la politica estera. Il dibattito politico significativo è per lo più limitato alle riviste settimanali e siti web di notizie. Sia i giornalisti russi che stranieri incontrano spesso intimidazione fisica o ostruzione ufficiale durante la sua relazione sul campo, come quelle subite dalla giornalista Anna Gritsevich del notiziario on-line Kavkazskiy Uzel, condannata a tre giorni di carcere nel 2015. Anche Anna Politkovskaja, una giornalista che si è curata della cronaca della corruzione sotto Putin e della violazione dei diritti umani durante il conflitto russo-ceceno, è venuta a mancare nel 2006. Il Parlamento Europeo dopo tale notizia è intervenuto con una risoluzione che condannava l’avvenuto preoccupandosi per l’intimidazione e le vessazioni ai quali sono sottoposti i giornalisti russi. Di recente Kiev è stato palcoscenico di un’altra scompara nel mondo dei reporte, questa volta bielorusso, Pavel Sheremet. Egli è venuto a mancare dopo che nella sua auto è stato inserito un esplosivo. Per le sue inchieste dettagliate ed approfondite in passato gli è stata tolta la cittadinanza bielorussa. Aveva fondato un sito internet, Belaruspartisan.org, di orientamento divergente con il regime. Aveva legami con Boris Nemzov.

A maggio del 2015 il presidente Putin ha firmato un decreto che ha significativamente limitato la copertura del coinvolgimento militare russo in Ucraina e Siria, ampliando un divieto esistente della pubblicazione di informazioni sulle perdite militari in tempo di guerra e di operazioni speciali in tempi di pace. La ricerca delle informazioni sulle vittime delle “operazioni speciali” in Ucraina (come le operazioni di pattugliamento dei confini) potrebbe quindi essere considerata come una minaccia al segreto di stato. Nello stesso anno la Legge Federale n.242 del 21 luglio 2014, è entrata in vigore l’1 settembre 2015, essa richiede alle aziende di memorizzare i dati relativi ai cittadini russi sul territorio. Dal 2013, con legge federale n.398, Roskomnadzor  (ovvero Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa), ha ricevuto l’incarico di bloccare senza un ordine del Tribunale i siti web che diffondono inviti a disordini, attività “estremista”, o alla partecipazione a gruppi illegali.  La legge ha continuato ad essere invocata contro siti web indipendenti e dell’opposizione nel 2015. Più di 20.000 siti web sono stati bloccati entro la fine dello stesso anno.

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