Nuovo approccio russo-giapponese per la soluzione alla disputa sulle isole Curili

curili

Di Elvio Rotondo

Una delle dispute territoriali più lunghe in Asia orientale è rappresentata da quella tra Russia e Giappone sulle isole Curili. Sono quattro le isole interessate – che la Russia chiama Curili del Sud e il Giappone chiama Territori del Nord – sono oggetto di un contenzioso territoriale che blocca la conclusione di un trattato di pace tra i due paesi, tecnicamente ancora in stato di guerra dalla fine del secondo conflitto mondiale nel 1945. Sono Kunashir (conosciuta in Giappone come Kunashiri), Iturup (Etorofu), Shikotan e le isolette rocciose di Habomai.

L’isolotto più meridionale del gruppo Habomai si trova a pochi chilometri al largo di Nemuro, sull’isola giapponese di Hokkaido.

Le isole, spoglie e desolate, si estendono a nord attraverso l’Oceano Pacifico dal isola giapponese di Hokkaido alla punta meridionale della penisola del Kamchatka coprendo una superficie di circa 10.000 chilometri quadrati. Le isole Curili formano un arcipelago vulcanico di cinquantasei isole che si trovano oggi sotto la sovranità della Federazione Russa, parte della regione di Sakhalin.

Le risorse naturali sono parti rilevanti della disputa. Le isole sono circondate da zone molto pescose e si pensa ci siano riserve offshore di petrolio e gas. Depositi rari di renio sono stati trovati nel vulcano Kudravy sull’isola di Iturup. Anche Il turismo è una potenziale fonte di reddito, le isole sono un paradiso naturale con una natura ancora incontaminata. Nel frattempo, il governo giapponese ha lavorato per mantenere la consapevolezza pubblica sulla controversia. Visite periodiche dei parenti degli sfollati dopo la guerra, per pregare davanti ai loro altari ancestrali, hanno reso la questione altamente emotiva per i giapponesi.

È dal 1855, data in cui Russia e Giappone hanno stabilito le prima relazioni diplomatiche, che i sue paesi si contendono le isole Curili. In quell’anno, il Trattato di Shimoda aveva assegnato il possesso delle Isole Curili del nord alla Russia, mentre il Giappone aveva ricevuto le quattro isole meridionali. L’isola Sakhalin fu amministrata congiuntamente fino al Trattato di San Pietroburgo nel 1875, data in cui fu assegnata ai russi, mentre al Giappone fu assegnata tutta la catena delle isole Curili fino alla penisola del Kamchatka. Il confine russo-giapponese fu spostato ancora una volta dopo la sconfitta della Russia nella guerra russo-giapponese (1904-1905). Il trattato di Portsmouth concluse la guerra dando la metà meridionale di Sakhalin al Giappone. La comunità si è sviluppata su tre delle isole e all’inizio della seconda guerra mondiale c’erano 17.000 residenti giapponesi.

Questi confini sono rimasti stabili fino alla fine della seconda guerra mondiale. L’Unione Sovietica occupò l’intera catena delle isole Curili e la parte meridionale dell’isola di Sakhalin alla fine di agosto del 1945. Il possesso Sovietico di questi territori è stato deciso durante il vertice di Yalta nel 1945.

Nel 1949 furono deportati tutti i residenti in Giappone. Con il trattato di pace di San Francisco del 1951, firmato tra gli Alleati e il Giappone, il Giappone rinunciò “ad ogni diritto, titolo e pretesa sulle isole Curili”, così come su altri possedimenti. Ma questo non ha risolto nulla, perché la Russia non firmò il trattato e il governo giapponese non ha mai riconosciuto le quattro isole come facenti parte della catena Curili.

Nel 1956, con la Dichiarazione congiunta giapponese-sovietica, i rapporti diplomatici tra le due nazioni si sono ripristinati, ma un accordo di pace formale è rimasto fuori dalla portata a causa della disputa territoriale. A quel tempo, la Russia ha proposto di restituire le due isole più vicine al Giappone, accordo che il Giappone ha respinto, in parte perché le due isole rappresentano solo il 7% del territorio in questione. Da allora, la controversia è rimasta irrisolta.

La comunità russa ora è forte di 30.000 persone che vivono sulle isole e vi è anche una presenza militare russa a Iturup. Nel mese di agosto 2006, il governo russo ha sostenuto un piano di 17 miliardi di rubli (630 milioni di dollari) per lo sviluppo dell’intera catena di isole Curili, tra cui il miglioramento delle infrastrutture per il trasporto dell’energia.

Le probabilità di una rapida risoluzione della controversia sembrano veramente poche. Nel 2004 Vladimir Putin aveva indicato che l’offerta di un ritorno delle due isole più meridionali al Giappone era ancora sul tavolo, senza mostrare segni di rinunciare alle due isole maggiori.

Secondo quanto riporta the diplomat, in un articolo dello scorso settembre, negli ultimi due anni le prospettive di una risoluzione delle controversie si sono attenuate. Shinzo Abe, il primo ministro giapponese, ha espresso un interesse nel perseguire rapporti più stretti con Mosca dopo il ritorno al potere nel 2012. Tuttavia, le sue prime aperture, ricambiate dalla Russia, sono deragliate dall’allineamento di Tokyo all’Occidente in seguito all’annessione della Russia della Crimea nel 2014 e il supporto ai separatisti in Ucraina. Ma nonostante l’allineamento strategico del Giappone alla politica occidentale i due paesi sembrano interessati a risolvere la questione delle isole Curili. Alla fine dello scorso anno, il Giappone aveva annunciato di aver rinunciato alla stesura di una dichiarazione congiunta in occasione della visita di Putin con la motivazione che «le posizioni restano inconciliabili». Secondo la stampa Tokyo avrebbe proposto lo sfruttamento congiunto delle risorse, soprattutto ittiche, delle quattro isole, come primo passo verso il superamento del contenzioso territoriale. In passato Mosca da parte sua aveva offerto di lasciare al Giappone le due isole più piccole, ma Tokyo ha respinto questa possibilità.

Oggi, per Russia e Giappone i legami economici e politici appaiono fondamentali per un equilibrio di potere stabile nel nord-est asiatico, dove la Cina si trova in forte in ascesa e la Corea del Nord appare sempre più imprevedibile. Inoltre, Mosca con i prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, in un crollo prolungato, avrebbe urgente bisogno di investimenti giapponesi.

La scorsa settimana, il Primo Ministro giapponese, Abe, si sarebbe recato presso la Camera dei Rappresentanti del Giappone “Dieta” per annunciare una possibile soluzione della questione territoriale con la Russia sulle isole Curili. Secondo quanto riportato dal Japan Today, il leader giapponese non avrebbe fatto una affermazione così forte, se non avesse possibilità di ottenere qualche risultato con Putin.

Secondo quanto riportato dalla stampa, Putin avrebbe riferito, il 1° settembre, “Stiamo parlando di trovare una soluzione in cui nessuna delle due parti si senta sconfitta o perdente.”

Sempre secondo quanto riportato dal Japan Times, migliori legami con il Giappone aiuterebbero Mosca a pretendere di più dal suo rapporto in via di sviluppo con la Cina, che ha sfruttato il relativo isolamento della Russia per beneficiare di offerte molto favorevoli a lungo termine sui gasdotti e l’integrazione regionale.

Sviluppi futuri di situazione tutti da vedere, soprattutto in attesa delle prossime elezioni americane, che a seconda del vincitore, prefigurano alcuni scenari piuttosto che altri. Va vista comunque come incoraggiante la volontà politica di entrambi i paesi per giungere finalmente a una soluzione della disputa aperta per la sovranità sulle isole contese.

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