Beni duali e vantaggi strategici

beni duali

Di Valerio Moneta

L’impatto della tecnologia nel campo della difesa e della sicurezza è cresciuto costantemente durante gli ultimi cinquanta anni, con significativi passi in avanti specialmente nell’ambito hi-tech. Il settore militare, in particolare, è stato il propulsore di una ricerca sempre più concentrata sullo sviluppo della tecnologia, soprattutto se inquadrato nell’ottica della Guerra Fredda.

I perfezionamenti di alcuni strumenti e materiali hanno trovato un uso per scopi non esclusivamente legati alla sfera militare. Con il tempo, sono aumentate anche le ricadute dall’industria civile a quella bellica.

Stiamo parlando di tecnologie cosiddette “dual use”, che nascono da settori della ricerca e dello sviluppo con potenziali applicazioni sia nel campo della difesa, sia nella produzione a fini commerciali.

È possibile ritrovare numerosi esempi di strumenti nella nostra vita quotidiana che sono stati progettati originariamente per fini militari. Un caso significativo è quello di Internet. La rete di computer Arpanet, creata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti negli anni Sessanta per lo sviluppo di tecnologie militari, è poi diventata progenitrice della rete globale che collega tutto il pianeta.

Molto spesso criticata, la ricerca settoriale della difesa e della sicurezza ha in realtà portato a un notevole incremento nello sviluppo di tecnologie e prodotti che oggi sono di uso comune: raggi infrarossi, anestetici, ecografia, radar.

La stessa energia nucleare, la cui prima applicazione pratica fu senza dubbio di origine bellica, oggi è utilizzata in molti Stati come fonte essenziale di sostentamento energetico.

Ma come si è  trasformata negli ultimi decenni la produzione di tecnologie e di beni duali? Se nel passato le produzioni di punta venivano sviluppate nel campo militare e poi riconvertite in quello civile (spin off), dagli anni Novanta assistiamo ad un’inversione di tendenza: tecnologia e know-how iniziano a essere trasferiti anche dal settore civile a quello militare (spin on).

Si osserva infatti una più stretta integrazione dei due settori, i cui i confini sono sfumati, specialmente in alcune branche di eccellenza. Spesso la base tecnologica è comune e persino il processo produttivo lo è.

Questa integrazione non solo genera innovazione e vantaggi competitivi, ma permette di abbattere i costi unendo gli sforzi produttivi e beneficiando di mercati più ampi.

L’industria della difesa può fronteggiare così l’handicap degli alti prezzi, mentre il settore civile può innalzare la qualità e gli standard.

Ovviamente i Ministeri della Difesa sono interessati a supportare la produzione di tecnologie e beni duali in quanto ciò ha un riflesso diretto in termini di spesa pubblica.

Il risparmio dei costi di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, la razionalizzazione delle risorse con l’eliminazione delle duplicazioni di strutture, è quanto mai significativo in periodi di crisi economica, nei quali anche i budget per la difesa subiscono una contrazione.

In Europa e in Italia dal 2008 ad oggi si osserva un trend negativo in termini di spesa previsionale per la Difesa, un dato in contrasto con le tendenze a livello mondiale.

Ciò dovrebbe comportare la promozione di un’industria della difesa più competitiva, sfruttando il potenziale dual use della ricerca e rafforzando l’innovazione, per mantenere un adeguato livello di capacità tecnologiche in un settore chiave.

Allo stesso tempo le tecnologie duali consentono alle imprese l’incremento delle vendite in alcuni settori: sorveglianza, cyber security, intelligence, sistemi IT, comunicazioni satellitari. Queste tecnologie potrebbero avere un vasto campo di applicazione, in particolare in aree del mondo ad alto rischio, come il Nord Africa, il Medio Oriente, così come nella sorveglianza delle zone marittime, oggi più attuale che mai.

L’Unione Europea promuove le sinergie dual use degli Stati membri, sia perché questa strategia migliora le capacità di difesa dell’UE, sia perché ha implicazioni positive nelle imprese della Difesa in Europa. I 325 miliardi di fondi strutturali europei per la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie duali nel periodo 2014-2020 ne sono una dimostrazione.

L’Unione Europea ha inoltre un ruolo cruciale nella disciplina delle esportazioni, del trasferimento e del transito di questi prodotti, in ragione della loro valenza strategica. Ciò si traduce in un Regolamento periodicamente aggiornato e in apposite autorizzazioni. Esistono  restrizioni europee per il trasferimento dei prodotti a duplice uso in una serie  di paesi, tra cui Corea del Nord, Iran, Libia, Russia, Siria, Ucraina.

Nonostante i sopracitati vantaggi e l’ampio ventaglio di attività supportato dal dual use, in Italia non si è ancora affermata questa visione strategica, né provengono impulsi decisivi dal settore pubblico e privato (con qualche eccezione, come Finmeccanica e Alenia), che pure subisce una maggiore concorrenza da parte degli Stati Uniti e dei paesi asiatici. Un motivo di ciò può essere ricercato nella scarsezza degli investimenti in ricerca e sviluppo, che ancora caratterizza il nostro paese.

Per cercare di invertire il trend, il Libro Bianco della Difesa del 2015 indica nei suoi obiettivi lo sviluppo delle attività di ricerca e delle tecnologie duali, prevedendo uno specifico piano con la compartecipazione di pubblico e privato.

Solo i fatti diranno se l’Italia sarà finalmente capace di portare avanti politiche volte all’attuazione di programmi strategici per i beni e le tecnologie duali, o se gli obiettivi prefissati rimarranno, come troppo spesso succede, solamente sulla carta.

 

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