Donald Trump, la sua politica per il popolo latinoamericano.

Trump

di Manuel Speratti

Mancano ormai pochi giorni per le tanto attese elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America. Infatti, il giorno 8 novembre sarà eletto il 45° Presidente USA che succederà a Barack Obama, non più eleggibile in quanto, per quella data, sarà in carica da 8 anni e avrà raggiunto il limite di due mandati, così come previsto dalla Costituzione americana, più esattamente nel XXII emendamento, realizzato nel 1951.

I due aspiranti alla Casa Bianca sono Hillary Clinton, precedentemente first lady, ex senatrice e candidato presidenziale per il Partito Democratico; e Donald Trump, miliardario del settore immobiliare e rappresentante del Partito Repubblicano.

I programmi politici proposti da Clinton e Trump sono diametralmente opposti ma in particolar modo, quelli del secondo hanno chiamato l’attenzione della critica internazionale perché considerati “xenofobi e razzisti”. Infatti, Trump sin dall’inizio ha architettato la sua campagna elettorale su una diatriba contro i migranti latinoamericani che soggiornano in America in modo illegale e che, secondo lui, rappresentano un grave pericolo per la stabilità socio-economica del paese. «È il nostro diritto, come nazione sovrana, scegliere quegli immigrati che qui possono avere successo, che sanno assimilarsi, e che amano l’America. Gli altri, via: costruirò il Muro, deporterò i criminali, nessuna legge di sanatoria per i clandestini», ha detto il miliardario newyorchese una volta rientrato in Arizona lo scorso 31 agosto 2016 dopo essersi riunito con il presidente Messicano Enrique Peña Nieto.

Il programma elettorale proposto da Trump riguardo alla questione “immigrazione” può essere riassunta in 4 punti fondamentali:

1) Espulsione dei migranti non documentati: il piano di Trump è, infatti, quello di deportare più di 11 milioni d’immigrati clandestini dato che, secondo lui, la loro presenza in suolo americano rappresenta un pericolo per la finanza pubblica e privata.

2) La costruzione di un muro nella frontiera con il Messico per bloccare i flussi migratori irregolari, i cui costi andrebbero a carico del Messico. Ciò potrebbe rivelarsi un duro colpo per l’economia messicana. Infatti, la frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico è lunga 3,187 km e la costruzione di un muro di tali dimensioni si tradurrebbe in miliardi di dollari.

3) Blocco delle rimesse bancarie: con tale azione Trump vorrebbe costringere il Messico a pagare i costi della costruzione del muro. Per la realizzazione di tale blocco è prevista una modificazione della legge anti-terrorismo in modo tale da bloccare l’invio di denaro al Messico fino a quando non avrà adempiuto i suoi debiti. Il blocco delle rimesse bancarie provocherebbe una perdita di 25 miliardi di dollari.

4) Entrata più difficoltosa negli Stati uniti: infatti, la campagna di Trump punta sull’aumento dei costi del Visto, o la sua totale cancellazione, per costringere il Messico a pagare i costi del muro. Un visto di 10 anni per i cittadini europei. ha un costo di 160 dollari, più di 2,800 pesos messicani. Inoltre, nella sua battaglia contro l’immigrazione illegale, il politico intende «mettere fine all’abuso delle prestazioni sociali» e vuole esigere ai sollecitanti del visto di «certificare la possibilità di pagare il proprio soggiorno, la propria attenzione sanitaria e altre necessità, prima di entrare negli Stati Uniti».

La politica di Trump sembra sfruttare la frustrazione e il disorientamento di quei cittadini nordamericani non istruiti e sottopagati, i cui stipendi e la cui ascesa sociale si sono bloccati e che hanno nostalgia dei loro privilegi locali e del loro status globale.

Il Messico e il resto dei paesi sudamericani sembrano essere le vittime dirette della rigida politica prevista dal programma elettorale di Trump, ma non bisogna dimenticare che la deportazione di un numero così importante d’indocumentati (più di 11 milioni), ridurrebbe la popolazione americana di un 3% (tra i quali 5,6 milioni sono Messicani, secondo le rilevazioni effettuate dal Centro di Investigazione Pew) e provocherebbe una forte variazione a livello economico, cagionando un considerevole impatto negativo nell’economia del paese. Anche la comunità internazionale Latinoamericana ha reagito di fronte alle provocazioni di Trump e alcune aziende hanno deciso di cessare completamente i rapporti commerciali con il candidato repubblicano: è questo il caso della National Broadcasting Company, importante gruppo televisivo.

I politologi e gli economisti che seguono il caso concordano sul fatto che una politica così rigida potrebbe trasformarsi in un incubo poiché dimentica che il vero motore dell’economia americana è la mano d’opera – poco costosa – degli immigrati, nella maggior parte, irregolari. Inoltre, gli studi dimostrano che, a differenza di quanto sostenuto da Trump, il vero problema è la crescita squilibrata della società americana rispetto allo sviluppo economico.

Negli ultimi mesi, Trump ha promesso di modificare il suo piano di governo legalizzando alcuni immigrati ma sembra essere troppo tardi. «Lui ha basato la sua campagna elettorale attaccando gli Ispanici, attaccando gli immigrati come se fossero “piñatas”. Non può colpirci e poi tornare da noi all’ultimo minuto cercando di fare bella figura. È tardi», ha detto Ana Navarro, commentatrice politica della CNN.

Attualmente gli occhi del mondo sono puntati su Clinton e Trump. Noi non possiamo fare altro che aspettare pazientemente per vedere il risultato di questo “scontro tra titani”. Il futuro degli Stati Uniti – la nazione più potente al mondo – e quello dei paesi che gravitano nella sua orbita commerciale, si trovano nelle loro mani.

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