La crisi politica in Gabon

Il Presidente del Gabon, Bongo

Il Presidente del Gabon, Bongo

di Vittorio Pecoraro

Il Gabon Stato dell’Africa Centrale, è uno degli Stati più influenti dell’Unione Africana e dell’Organizzazione internazionale della Francofonia;  gode di un buon livello globale delle infrastrutture e offre un’economia di mercato aperta. Questi risultati sono stati raggiunti grazie a decenni di stabilità politica e ad una forte apertura verso l’Occidente, tramite il supporto politico della Francia, di cui il Gabon fu un’ex colonia.

Da qualche mese il suo  forte sviluppo economico e sociale, sta subendo una forte battuta d’arresto a causa dello scontro politico in corso fra diverse fazioni. Scontro inasprito dalla crisi economica che sta attraversando tutta l’Africa centrale, a causa del crollo dei costi delle materie prime sui mercati internazionali e del conseguente taglio agli investimenti pubblici, con effetti negativi sulla qualità della vita e  sul tasso di occupazione della Popolazione.

In questo contesto si sono svolte le elezioni del 27 Agosto 2016, che hanno visto contrapposti il Presidente Bongo, in carica dal 2009, figlio dell’ex Presidente Omar Bongo,  che ha guidato con autorità il Paese per oltre 40 anni, e Jean Ping, cognato del Presidente, forte della sua esperienza internazionale da Presidente della Commissione dell’Unione Africana e da Ministro degli Affari esteri del Gabon, del sostegno politico dei partner Europei, in primis del Partito Socialista Francese.

Le differenze fra i due leader appaiono minime, avendo condiviso anche la militanza nello stesso partito, il Partito Democratico Gabonese,  di stampo conservatore e nazionalista.  Le opposizioni però hanno guardato a  Ping, come al  garante dell’alternanza e del pluralismo democratico.

Le elezioni si sono tenute in un clima generalizzato di tensione, con forti preoccupazioni espresse dall’Unione Europea, che aveva già rilevato forti irregolarità  sia durante la campagna elettorale, sia durante le operazioni di voto.

Il giorno dopo le elezioni, il 28 Agosto, il candidato Jean Ping ha invitato il presidente Ali Bongo a “riconoscere la propria sconfitta”. Dopo la pubblicazione dei numeri che davano i due candidati protagonisti di un acceso testa a testa. Il Presidente Bongo, ha invece reclamato la vittoria alle elezioni e ha accusato di frode i sostenitori di Ping.  La legge del Gabon, in ogni caso, vietava  la pubblicazione dei dati prima dei conteggi ufficiali.

Mercoledì 31 agosto, il presidente uscente del Gabon, è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali da parte della commissione elettorale (Cenap),  ottenendo il 49,8 per cento dei voti contro il 48,2 per cento del suo rivale Jean Ping, una differenza di 5.594 voti.

Questa dichiarazione però ha dato il via a pesanti scontri nella capitale Libreville, che hanno causato oltre 50 morti e oltre 1.000 arresti. Nella notte inoltre il quartier generale di Ping è stato assaltato dalle forze di polizia anche con bombardamenti tramite elicotteri, dopo che i manifestanti avevano dato fuoco al Parlamento.

Nelle stesse ore il presidente della Commissione elettorale, rappresentante dell’opposizione, ha rassegnato le sue dimissioni.

Il perdurare della tensione e delle violenze, ha portato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite a lanciare un appello a tutti i candidati, ai loro sostenitori, ai partiti politici e agli altri attori “a restare calmi, ad astenersi dal precipitare nella violenza e in altre provocazioni e a ridurre “le differenze eventuali” attraverso i meccanismi democratici e legali stabiliti dalla Costituzione.

Nel frattempo il Presidente Ali Bongo, dopo l’annuncio delle commissione elettorale, ha deprecato i toni molto duri della campagna elettorale e i tentativi di destabilizzare il paese da parte delle forze di Opposizione.

Nella clima da guerra civile che si è generato nel Paese,  Jean Ping, ha richiesto l’intervento della Corte Costituzionale lo scorso 8 settembre.  Il quesito sollevato riguarda la regolarità dei voti registrati nella provincia del Haut-Ogoouè,  provincia di origine della Famiglia Bongo, dove  Ali avrebbe ottenuto il 99% dei voti assicurandosi la vittoria su Ping, con uno scarto minimo di quasi 5.000 voti.

Sulla situazione in Gabon, è intervenuto anche Papa Francesco durante l’Angelus dell’11 Settembre: “Vorrei invitare ad una speciale preghiera per il Gabon, che sta attraversando un momento di grave crisi politica. Mi associo ai Vescovi di quel caro Paese africano per invitare le parti a rifiutare ogni violenza e ad avere sempre come obiettivo il bene comune. Incoraggio tutti, in particolare i cattolici, ad essere costruttori di pace nel rispetto della legalità, nel dialogo e nella fraternità”.

Sono emerse preoccupazione anche in ambito sportivo, visto che in teoria il Gabon, dovrebbe ospitare la Coppa d’Africa del 2017. La CAF, la federazione africana del gioco del calcio, ha chiesto in via officiosa al Marocco la disponibilità per ospitare la Coppa, dopo la rinuncia del 2015 a causa dell’esplosione dell’epidemia ebola.

Il disordine politico non si è attenuato nell’attesa del verdetto della Corte Costituzionale, con Ping che ha accusato la Presidente della Corte, Marie-Madeleine Mborantsuo, durante un’intervista rilasciata il 15 settembre al settimanale francese ‘Jeune Afrique, di sostenere il Presidente uscente.

La Corte Costituzionale, venerdì 23 settembre ha rigettato il ricorso depositato dall’opposizione riguardanti le frodi elettorali e ha confermato che Ali Bongo Ondimba è stato eletto con il 50,66%.

Il Presidente Bongo ha raccolto con soddisfazione il pronunciamento, dichiarando che:

«Tutti ci dobbiamo impegnare affinché le violenze post-elettorali non si ripetano mai più in Gabon. Dopo le elezioni delle famiglie hanno pianto i loro morti. Questa è un tradimento alla democrazia».

Al contrario il Governo Francese, tramite una dichiarazione del Ministro francese degli Esteri Jean-Marc Ayrault, ha  constatato che « il ricorso alla Corte Costituzionale non è stato sufficiente per levare i dubbi che persistono sull’esito del voto». Bongo incurante  delle perplessità dei leader occidentali, il 27 settembre  ha giurato per un secondo mandato.
Se nel Paese ora sembra tornata la normalità, il perdurare della tensione politica rende molto probabile  lo scoppio di nuovi disordini. Disordini che hanno rischiato e rischiano di destabilizzare tutta l’Africa Centrale, visto il forte ruolo politico svolto dalla famiglia Bongo nel continente e visto il ruolo del Gabon, considerato da decenni una piccola potenza regionale, che ha avuto meriti notevoli nella soluzione di grandi conflitti, come la crisi fra Ciad e Libia.

Non si posso escludere inoltre, pesanti costi anche per l’Italia, dal 2009 fra i più importanti partner commerciali del Paese, soprattutto nel settore degli idrocarburi e del legno. Tutto ciò unito ad  un rischio generalizzato per l’incolumità degli italiani residenti stabilmente nel Paese.

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