La politica estera della Corea del Nord: alleati e nemici

Corea del Nord

Di Valentina Romoli

La Costituzione della Repubblica Popolare Democratica di Corea all’articolo 17 afferma che: «Lo stato dovrà stabilire relazioni diplomatiche ed anche politiche, economiche e culturali con tutti i paesi amici, secondo principi di completa equità, indipendenza, rispetto reciproco, non ingerenza, e mutuo beneficio». Questo principio è alla base di una politica estera particolarmente attiva, malgrado quello che si possa credere, dato che Pyongyang intrattiene relazioni bilaterali con ben 165 paesi.

In quest’ ottica, nel mese di maggio 2016 il presidente dell’Assemblea Suprema del Popolo, Kim Yong-nam, ha intrapreso un tour di diversi stati africani per rafforzare i loro legami con lo stato asiatico. Tra questi paesi ne vanno ricordati quattro con cui la Corra del Nord intrattiene, storicamente, dei rapporti privilegiati: Angola, Guinea Equatoriale, Repubblica Democratica del Congo e Burundi.

Secondo la Korean Central News Agency il 23 Maggio si è incontrato con il Presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Oibang, il quale nell’occasione ha inviato le proprie congratulazioni al leader Kim-Jong-Un per la sua elezione a Leader del Partito, nell’ultimo Congresso dei Lavoratori, e ha promesso un ulteriore impegno nel supportare i tentativi nordcoreani di creare una nazione socialista di successo. Queste parole di stima vanno a rafforzare il rapporto di alleanza tra i due paesi che si era creato già agli inizi degli anni 70 e, aveva portato l’ex presidente Francisco Nguema ad accogliere military advisor coreani sul proprio territorio e, nel 1971, a modificare il nome del suo partito in United National Workers Party, volendo implicitamente dimostrare la propria ammirazione per il regime di Kim Il-sung.

Va ricordata l’Angola con la quale, da rivelazioni dell’Aprile 2016, Pyongyang ha spesso intrattenuto un dialogo, su molteplici aspetti, tra i quali quello della sicurezza e dell’ordine pubblico. Questo rapporto è stato accolto con preoccupazione da parte di molti paesi occidentali, a causa della peculiare posizione di Luanda, che siede temporaneamente nel Consiglio di Sicurezza dell ONU, e che per questo motivo è chiamata a far rispettare la risoluzione delle Nazioni Unite che vieta la vendita d’ armi al regime coreano, ruolo particolarmente gravoso per l’Angola, dato che nel 2011 ha acquistato delle motovedette dalla Corea del Nord, malgrado le sanzioni già in luogo. Su questa infrazione delle norme internazionali per William Newcomb, membro dello UN Panel of Experts, non verrà probabilmente emessa alcuna sanzione a causa nelle poche informazioni che le Nazioni Unite hanno a disposizione sulle relazioni tra i due paesi.

Anche il rapporto tra la Repubblica Democratica del Congo e Pyongyang ha recentemente attirato l’attenzione internazionale, quando, il 16 Maggio 2016 da un rapporto dell’ONU illegalmente diffuso, si è scoperto che Kinshasa ha acquistato dalla Corea del Nord delle pistole e ha reclutato 30 istruttori nord coreani, per lavorare a fianco della polizia e della guardia presidenziale. Considerando il già difficile rapporto che la maggior parte della comunità internazionale intrattiene con il presidente congolese Kabila, il quale si rifiuta di cedere il proprio potere malgrado il risultato delle ultime elezioni, questo documento non farà che peggiorare la sua posizione in seno al consesso onusiano, soprattutto se Washington riterrà necessario ritrattare il proprio appoggio al paese che in passato si era comportato in maniera virtuosa nei confronti di altri stati canaglia quali Cuba e Libia.

Infine per terminare il quadro degli alleati africani di Pyongyang non si può non menzionare il rapporto con il Burundi la cui esistenza può essere attribuita alle condanne occidentali della violenza politica nello stato. L’isolamento di Bujumbura dai mercati internazionali, infatti, ha fatto si che la Corea del Nord divenisse un importante partner commerciale, dal quale acquisire merci, che a causa delle sanzioni, non le sarebbe possibili acquisire altrove.

I rapporti bilaterali tra la Corea del Nord e gli stati africani sono passati sotto il radar delle potenze occidentali per decenni, in quanto esse erano concentrate più sul rapporto che la lega con il suo più grande alleato: la Repubblica Popolare Cinese. Il supporto cinese risale storicamente sin dalla guerra di Corea del 1950-53 e si da allora il rapporto non si è interrotto. Ma negli ultimi 10 anni sono emerse alcune problematiche, difatti nel 2006 quando Pyongyang testò un ordigno nucleare, Pechino in seno al Consiglio di Sicurezza non si oppose alla Risoluzione 1718 che impose sanzioni al regime coreano, appoggiando poi negli anni anche le successive decisioni sul tema, ossia la UNSC Resolution 1874 e 2094. Tuttavia questo non ha inciso sulle relazioni tra i due paesi, la Cina ha continuato a mantenere ed anzi a rinforzare i propri legami con la Corea del Nord e danzi si è dimostrata un alleato formidabile in sede ONU ottenendo che solo i beni di lusso venissero, in un primo momento, colpiti dalle sanzioni. La Cina non è solo l’alleato più importante della Corea del Nord, ma anche il suo principale partner commerciale, in quanto dal gigante asiatico Pyongyang importa la maggior parte del fabbisogno nazionale di cibo, energia ed esporta verso di essa più del 70% della propria produzione commerciale. E a causa del sempre più profondo isolamento, in cui si trova la Corea del Nord, tale dipendenza è destinata ad aumentare come dimostra il crescente squilibrio commerciale tra i due paesi.

Avendo analizzato gli alleati ed i partner commerciali della Corea del Nord non è possibile non menzionare i suoi nemici: Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti d’ America.

Che Seul abbia rapporti non particolarmente pacifici con Pyongyang è indubbio, quello che nell’ ultimo anno sta cambiando è la posizione ufficiale del governo sud coreano, che sta rompendo quello che veniva considerato essere un tabu, ossia discutere pubblicamente l’instabilità del vicino regime così da evitare di aumentare le tensioni lungo la zona demilitarizzata. Questa nuova politica si è resa necessaria agli occhi della Corea del Sud data la politica muscolare della Corea del Nord che cerca di dimostrare la propria forza nella regione attraverso continui test atomici e missilistici, malgrado le sanzioni internazionali. Per molti osservatori internazionali alla base di questo cambio di politica da parte di Seul si trova proprio quel senso di frustrazione dovuto alla non efficacia delle sanzioni stesse che pur essendo state imposte per la prima volta nel 2006 e, più volte implementate non sono hanno frenato la politica aggressiva del regime dei Kim.

Secondo un sondaggio operato dalla BBC nel 2014, il 91% dei sud coreani guardava con apprensione alla presenza nord coreana nella regione, facendo sì che la Corea del Sud si trovasse solo seconda nella classifica dei nemici di Pyongyang, al primo posto, infatti, si trova il Giappone. Per Tokyo la presenza della Corea del Nord è un problema, di un intensità tale che ha spinto il governo conservatore di Shinzo Abe a premere per una riforma costituzionale che sta portando il paese verso il riarmo e la costituzione di un esercito vero e proprio, slegato dai vincoli imposti dal Trattato di Pace di San Francisco.

Nel complicato quadro della regione manca d’analizzare solo la posizione degli Stati Uniti D’ America. Washington negli ultimi 15 anni ha tenuto due politiche diverse nei confronti della Corea del Nord, una più tollerante e aperta al dialogo che ha portato alla creazione dei Six Party Talks ed una più rigida che ha portato all’ escalation del regime sanzionatorio nei confronti di Pyongyang in seno al Consiglio di Sicurezza, la linea di demarcazione tra questi due movimenti politici si può individuare nei test nucleari del 2006 e nella loro riproposizione nel 2009, 2013, 2014 e 2016. Questa duplice politica è dovuta al fatto che all’interno dell’establishment USA non è chiara la strategia adatta da utilizzare nei confronti del regime dei Kim.

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