Donald Trump: un cambio radicale per l’America

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di Daniel Speratti

Dopo lunghi mesi di battaglia elettorale e mediatica, lo scorso 8 novembre 2016, Donald J. Trump, rappresentante del partito Repubblicano e miliardario del settore immobiliare, è stato eletto come 45º Presidente degli Stati Uniti d’America.

 I sondaggi effettuati alla vigilia dell’Election Day dimostravano un forte favoritismo per l’aspirante democratica Hillary Clinton, ma la sorpresa è stata generale, soprattutto per la establishment del  partito Repubblicano: il loro candidato è riuscito a superare la quota dei 270 Grandi Elettori (metà +1 dei  Grandi Elettori necessari per arrivare alla Casa Bianca), raggiungendo addirittura 290 voti.

 Il programma politico di Trump è molto vasto e articolato ma secondo quanto espresso nella sua pagina web ufficiale, i punti fondamentali sarebbero tre: riforma economica, riforma migratoria e difesa del secondo emendamento della Costituzione Americana, il quale attribuisce ai cittadini Americani il possesso di armi. L’obiettivo di Trump sarebbe, infatti, quello di “riportare l’America alla grandezza perduta”.

 La riforma economica proposta dal neo Presidente si fonda sulla convinzione che la questione finanziaria del Paese sia la preoccupazione principale del 44% degli statunitensi. Lo scopo è quello di voler essere il “Presidente del lavoro e di tutti gli Americani” e pretende abbassare le tasse per chi guadagna meno di 25.000 dollari, aumentare lo stipendio minimo federale di 10 euro l’ora, eliminare le tasse per eredità, semplificare il sistema dei tributi e aumentare la competitività del Paese nel mercato internazionale. Queste misure, assicura Trump, aumenterebbero il potere d’acquisto dei lavoratori e provocherebbero un effetto a catena che avrebbe come risultato finale la messa in moto della macchina economica del paese che si tradurrebbe, inevitabilmente, nell’aumento del PIL e nella creazione di nuovi posti di lavoro.

  Collegata alla questione economica, vi è la riforma sull’immigrazione. Bisogna ricordare, infatti, che per Trump è fondamentale mettere in primo piano le necessità dei cittadini Americani perché “una nazione non può essere considerata tale se si concentra sui bisogni di altri paesi e se non stabilisce leggi serie sull’immigrazione”. Per il raggiungimento di questo obiettivo Trump vuole eliminare la cittadinanza per nascita ai figli d’immigrati, punire penalmente gli stranieri che rimangono negli Stati Uniti senza Visto e deportare più di undici milioni d’immigrati clandestini perché, secondo lui, la loro presenza in suolo americano mette in pericolo i posti di lavoro degli Americani e minacciano le finanze pubbliche attraverso l’evasione fiscale.

 Molto criticata è anche la sua intenzione di costruire un muro lungo 3,187 km nella frontiera con il Messico, i cui costi andrebbero a carico dello stato messicano. Per la realizzazione di tale piano Trump propone bloccare le rimesse bancarie, aumentare il costo del Visto, modificare la legge anti-terrorismo per bloccare l’invio di denaro al Messico fino a quando non avrà saldato i debiti e triplicare i controlli migratori nelle frontiere.

 Il terzo pilastro del piano politico di Trump si concentra sulla protezione del Secondo Emendamento della costituzione il quale stabilisce che “essendo necessaria una milizia ben organizzata alla sicurezza di uno Stato libero, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere violato”. Sostenendo questo diritto Trump vuole “difendere la libertà e la sicurezza di quei cittadini che rispettano la Costituzione”.

 Per quanto riguarda il suo programma in politica estera, il miliardario newyorchese vuole combattere le forze terroriste vietando l’entrata temporale dei musulmani negli USA, coinvolgendo le nazioni del Medio Oriente a lottare contro ISIS e bombardando i campi petroliferi in Siria e in Iraq, in modo tale da tagliare i finanziamenti a questa organizzazione jihadista.

 Di pari importanza nel suo piano geopolitico vi è l’avvicinamento degli USA alla Russia e la questione in Ucraina, piccolo stato che si trova tra le mire espansionistiche dell’Unione Europea verso Oriente e della Russia verso Occidente, e da cui dipende l’approvvigionamento energetico della maggior parte dei paesi europei. È ben nota a tutti la simpatia che Trump nutre per Vladimir Putin, ma gli effetti di un possibile avvicinamento dell’America alla Russia potrebbero essere pericolosi per l’Europa, dove i flussi migratori degli ultimi mesi hanno già provocato una forte pressione sia dal punto di vista economico che sociale. In questo momento la politica estera dell’America punta sul continente asiatico ma dovrà stare attenta a non distaccarsi troppo dall’Europa giacché da essa dipende ancora il suo ruolo di leadership globale.

 Per quanto riguarda il settore della sanità, Trump vuole modificare la legislazione che impedisce la vendita di polizze assicurative mediche tra stati e abrogare la legge Medicaid (più nota come  Obamacare), la quale garantisce una copertura medica accessibile a tutti gli Americani, poiché, a suo parere, nonostante abbia ridotto la percentuale di persone senza assicurazione medica dal 18% all’8%, è controproducente a livello economico perché aumenta i prezzi di alcune polizze assicurative e le spese di alcune aziende.

 Un altro punto chiave del suo programma politico è quello che riguarda i diritti civili e le leggi sull’aborto. Trump intende rispettare la decisione della Corte Suprema sul matrimonio tra persone dello stesso sesso ma preferirebbe che siano i singoli stati a stabilire le proprie regole. Vuole, invece, vietare l’aborto tardivo tranne che nei casi di stupro, incesto e problemi di salute ed eliminare i finanziamenti al Planned Parenthood, rete che offre servizi di salute riproduttiva e anche di aborto assistito.

 Per ultimo, e non per minore importanza, ricordiamo le sue idee sul cambiamento climatico, argomento di grande attualità dopo la XXI Conferenza sul Cambiamento Climatico (COP21) tenutasi a Parigi lo scorso anno. Trump considera che il cambiamento climatico sia un mito creato dalla Cina per rendere l’industria americana meno competitiva. Vuole, infatti, eliminare l’Agenzia di Protezione dell’Ambiente poiché rappresenta un ostacolo alla crescita del lavoro e dell’economia, fomentare l’industria del petrolio, e promuovere l’energia nucleare.

 Nonostante Trump sia stato etichettato come xenofobo, distopico, ultra-conservatore, poco etico e inumano, è riuscito a imporsi su tutti gli altri candidati presidenziali senza che il suo avversario potesse creare polemiche sulla legittimità delle elezioni. Il popolo Americano ha parlato e noi non dobbiamo fare altro che guardare i fatti senza dare giudizi di valore, con i metodi che sono propri dello scienziato politico. La voce della Democrazia si è fatta sentire.

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