L’ ASEAN e l’anti-terrorismo, modelli a confronto

1757133701

di Valentina Romoli

L’ ASEAN, Association of South-East Asian Nations, è un Organizzazione Internazionale, comprendente 10 nazioni del Sud-Est asiatico, che si propone di migliorare la cooperazione politica, economica e culturale della regione. Negli anni gli stati membri e gli ASEAN Dialogue Partners, ossia Stati con i quali l’organizzazione mantiene aperti dei canali di comunicazione privilegiati, si sono spesso rivolti al problema del crimine internazionale, la prima volta nel 1998, producendo la Dichiarazione di Manila che interveniva sul tema, e con la quale i firmatari di tale atto si impegnavano all’ apertura di un forum intergovernativo volto alla lavorazione di una fase preparatoria per la stesura di una convenzione. In un primo momento non venne fatto riferimento al problema del terrorismo preferendo dare centralità alla definizione di Crimine Transnazionale, questa inclinazione si modificò nel 2001. Il Sud-Est asiatico ha una lunga storia di lotta al terrorismo, se prima dell’11 Settembre la maggior parte degli Stati della regione aveva lavorato su tale problematica unilateralmente, gli attacchi, l’inizio della così detta “Guerra al Terrore” e l’individuazione da parte americana della zona asiatica come il “Secondo Fronte”, hanno spinto questi paesi verso una politica regionale concertata all’ interno dell’ASEAN. Da qui la creazione della Declaration on Joint Action to Counter Terrorism firmata il 5 novembre del 2001 a Bandar Seri Begawan (Sultanato del Brunei), nel cui preambolo veniva individuata la posizione regionale sul terrorismo, che veniva delineato come concetto slegato da una razza o religione specifica e visto come una sfida diretta al conseguimento della pace, progresso e prosperità nella regione. Tra i propositi più importanti di questa dichiarazione vanno anche ricordati il quinto punto che considera una priorità quella dello scambio di informazioni e, soprattutto, il nono il quale chiama: allo sviluppo di un programma di cooperazione regionale finalizzato a combattere il terrorismo in tutti i suoi aspetti e, ad una posizione più decisa delle Nazioni Unite sul tema.

Contrariamente a ciò che molti analisti prevedevano, l’organizzazione si operò subito per concretizzare la dichiarazione in programmi regionali che vennero raccolti nel Work Programme del 2002, una guida programmatica per la cooperazione regionale in 8 differenti aree della lotta al crimine transnazionale tra cui il terrorismo, per il quale veniva prevista una maggiore coesione dei paesi membri e  la criminalizzazione di tali atti. Negli anni successivi l’Organizzazione asiatica ha più volte implementato questi programmi impegno volto ad implementare un tipo di sicurezza omnicomprensiva, la quale nella Declaration of ASEAN Concord II veniva definita come avente “degli ampi aspetti politici, economici, sociali e culturali”.

Questo concetto più ampio di sicurezza si è tradotto in una politica regionale con un approccio alla lotta al terrorismo di tipo “bottom up”, per questo motivo la responsabilità primaria rimane in capo agli Stati, mentre iniziative regionali hanno un ruolo di complemento e di valore aggiunto a tale sforzo. Malgrado questo modus operandi sia comune a molte organizzazioni regionali, come ad esempio l’Unione Europea, esso trova nell’ASEAN una forma più completa. In quanto, mentre i programmi nazionali si rivolgono alla problematica localmente, le iniziative prese in seno all’organizzazione sono rivolte alla realtà transnazionale. Il principio di regionalista che governa la cooperazione asiatica richiede che tutti i programmi degli stati membri beneficino della presenza attiva nel campo dell’anti terrorismo degli Stati Alleati e nell’ eventualità in cui tale cooperazione vanga considerata non pratica si va a sostituirsi alla rete dell’organizzazione una serie di accordi multilaterali e sub-regionali che fanno da cornice a tali sforzi. Tali garanzie sono fondamentali nella regione in quanto anche se la politica di collaborazione nella lotta al terrore ha avuto origine in risposta all’ agenda politica della prima amministrazione Bush, il fatto che il terrorismo nel Sud-Est Asiatico sia un fenomeno con implicazioni sia globali che locali, ha fatto si che per l’ASEAN fosse imperativo definire la propria posizione su tali atti.

Studiando l’opera dell’organizzazione asiatica è possibile osservare che sul piano giuridico essa si è mossa similarmente ad altri enti regionali, soprattutto l’Unione Europea. In entrambi i casi i consessi, nei loro sforzi di coordinamento dell’anti-terrorismo, si sono focalizzati maggiormente sulla condivisione di “Best Practices”, piuttosto che su modifiche strutturali. Tuttavia esistono delle cruciali differenze tra i due approcci. Una delle differenze principali tra le due realtà deriva da una diversa percezione della minaccia terroristica, poiché i paesi del sud est asiatico da più di trent’anni si sono dovuti, e si stanno rapportando, con la presenza nel proprio territorio di parti importanti del terrorismo di matrice islamica; esperienza che sino all’ inizio del 2016 all’ Europa mancava. In seconda battuta non si può che osservare come, le diverse esperienze storiche regionali fanno si che ogni comunità risponda a tali sfide diversamente. La complessa realtà di molti paesi dell’ASEAN, ha fatto si che il terrorismo islamico venisse visto come un grave problema interno, piuttosto che transnazionale, in quanto minacciante sia la sovranità e, quindi, la sopravvivenza dei regimi locali che i loro confini post-coloniali.

Sulla base di queste differenze si sono andate a creare due politiche simili ma con approcci distantissimi al problema. Mentre le Nazioni Europee, malgrado un processo comunitario molto lungo non si sono sentite pronte ad abbracciare nell’ ambito della Difesa una specie di sovranità condivisa, e hanno, così, posto l’enfasi sul coordinamento delle politiche nazionali di lotta al terrorismo piuttosto che perseguire un approccio multilaterale coerente e uniforme, mettendo in grave difficoltà l’establishment politico dell’ Unione, che si è spesso trovata con le risorse necessarie ma senza il mandato necessario ad agire. La risposta dell’ASEAN è stata quella di implementare i canali informali di cooperazione, in particolare nei settori della condivisione delle competenze e delle “Best Practices”. In questo modo ogni stato nazionale, nel trattare il problema del terrorismo globale, partecipa e beneficia dei contesti multilaterali di cooperazione e di coordinamento che si sono istituiti in ogni regione, mantenendo la propria sovranità nazionale intatta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

7 + sei =