Trump: nuova era per le relazioni sino-americane?

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Di Valentina Romoli

Lo scorso 8 Novembre, a seguito di una delle più difficili elezioni nella storia degli Stati Uniti, il popolo americano ha scelto come suo prossimo presidente, il controverso Donald Trump.
L’ ascesa repentina del magnate ha creato non pochi dubbi nella comunità internazionale, in quanto appare difficile, in questo caso, discernere i toni da campagna elettorale da un vero e proprio programma di politica estera.
Alla luce delle dichiarazioni rese dal Presidente Eletto possiamo essere sicuri che egli intenda perseguire una politica più dura nei confronti dell’immigrazione clandestina, implementando le già esistenti leggi federali sul merito, e, ricusare le precedenti posizioni americane per quello che riguarda l’impegno a rispettare l’Accordo di Parigi sul Clima, poco chiare rimangono, invece, le posizioni che verranno assunte nelle relazioni internazionali, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese.

Durante la campagna elettorale è parso evidente che Pechino, attraverso i media di stato tendesse ad appoggiasse la candidatura repubblicana, mantenendo posizioni simili a quelle tenute dalla Federazione Russa, in quanto tra i due candidati, Trump è stato visto come il meno propenso a confrontare la nuova e più aggressiva politica estera cinese nel Mar della Cina Meridionale, malgrado il fatto che, il magnate stesso sia finito più volte sui giornali americani grazie alla promessa di applicare un dazio del 45% ai beni importati dalla Cina e di indicare il gigante asiatico come manipolatore di moneta nel suo primissimo giorno di insediamento.
La sua elezione ha portato in Asia un certo grado di incertezza e in un periodo storico nel quale Pechino affronta dei cambiamenti interni, una crescita scarsa per gli standard a cui il popolo cinese si era abituato, e la possibilità di un cambio nella leadership del partito attorno alla fine del 2017. A fronte delle affermazioni date in campagna elettorale, però, la Cina non si è tirata indietro, in quanto attraverso  un articolo sul Global Times , un tabloid nazionalista pubblicato Comunist Party’s People Daily, è stato reso chiaro che se Trump cercasse di mettere in difficoltà il paese asiatico attraverso l’utilizzo di pesanti tariffe doganali, questo porterebbe ad una paralizzazione del commercio bilaterale, che nel lungo periodo creerebbe più problemi a Washington di quanti ne sorgerebbero a Pechino.

Ad elezione avvenuta, la televisione del partito la China Central Television ha riportato che nella loro prima interazione, durante la consueta telefonata di congratulazioni, il Presidente Xi abbia parlato con Trump delle varie aree in cui i due più importanti paesi del mondo possono cooperare, attribuendo allo stesso Xi un importante affermazione:

“The facts prove that cooperation is the only correct choice fo China an the United States”. Questa apertura ha trovato conferme anche in una dichiarazione data dallo staff di Donald Trump: “During the call, the leaders established a clear sense of mutual respect for one another, and President-elect Trump stated that he believes the two leaders will have one of the strongest relationships for both countries moving forward.”.

Malgrado questo inizio di relazioni che non si può che definire rassicurante, vi è ancora un enorme incertezza su quella che sarà la reale politica estera del neo eletto presidente.
Secondo alcuni analisti la percezione cinese di Donald Trump è quella di un pragmatico business man transazionale, che sarà meno incline ad inserire valori occidentali, tra i quali la lotta per i diritti umani nelle sue politiche e, nel suo dialogo con Pechino. Molti dei più eminenti esperti cinesi si sono anche spinti oltre, affermando che, nelle parole del futuro presidente, è evidente l’intenzione di promuovere una nuova era dell’Isolazionismo Americano, che porterà ad un abbandono non solo delle posizioni statunitensi nel Pacifico ma anche dei suoi alleati militari nell’area, prospettiva che ovviamente sarebbe più che benvenute dall’intellighenzia del gigante asiatico, tanto che sono già state analizzate le opportunità strategiche che in questo caso si aprirebbero per la Repubblica Popolare Cinese.
Ma le notizie più recenti sulle scelte di Trump nella creazione del suo gabinetto di governo, contrastano con molte delle sue affermazioni elettorali, questo potrebbe andare a creare un pericoloso gap di percezione tra Washington e Pechino.
Il pericolo potenziale sta nel fatto che se le aspettative che la Cina ripone nei confronti del futuro presidente americano, ossia che porrà meno enfasi sulle alleanze del Pacifico e che sarà più lasso nei confronti dell’aggressiva politica estera cinese soprattutto nel Mar della Cina Meridionale, non venissero rispettate questo porterebbe ad un deterioramento dei rapporti ed anche a quella guerra commerciale che è stata più volte minacciata in risposta alle più altisonanti affermazioni che il Tycoon ha reso in campagna elettorale.

 

 

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